SOCRATE RITORNO AL MERITO




Socrate è il simbolo, l'icona del merito: non ha scritto una riga, ma il suo pensiero si è tramandato nei secoli. Senza raccomandazioni, nè calci nel sedere: anzi, alla fine, sacrificando senza paura la sua vita. Vittima di un'ingiustizia universale. Perciò al nome di Socrate dedichiamo il nostro movimento di opinione e questa rubrica: sempre più diffusamente, nel nostro Paese, si avverte l'esigenza di spazzare via favoritismi e privilegi, speculazioni e corti, cortigiani e lobby varie; e di tornare a criteri di meritocrazia, dando spazio e opportunità, riconoscimenti e soddisfazione, soprattutto alle giuste esigenze e alle rivendicazioni dei giovani.


FESTIVAL GIALLO, MAZZI OTTERRÀ IL CONTRATTO BIENNALE?





(c.l.) Un piccolo, ma interessante, "giallo" sul Festival di Sanremo. La preparazione della sessantunesima edizione è in atto da alcuni mesi, ma alcuni importanti contratti non sono ancora stati firmati. Quelli di alcuni autori, tra gli altri, addirittura quello di Gianni Morandi (compenso, già concordato di 800mila euro) e infine non certo il più importante, ma probabilmente il più strategico, quello del direttore artistico Gianmarco Mazzi, che curiosamente chiede un impegno biennale (compenso, 200mila a stagione). Perchè? Secondo quanto risulta, l'agente Lucio Presta - che rappresenta tutti - secondo sua consuetudine vuole firmare i contratti tutti insieme, contando (a sessanta giorni dal Festival, pausa natalizia compresa) su un potere professionale decisivo: o tutti o nessuno). Si tratta di una motivazione, quanto alla contrattualità, specificità primaria e invidiata di Presta, facilmente spiegabile: si punta su un "gruppo" affiatato, si propone un "pacchetto" e tutti debbono essere soddisfatti, il più potente, in questo caso Morandi, fa da traino per tutti gli altri. Non c'è molto da eccepire, fin qui. Unicuique suum: a ciascuno il suo mestiere.

Il problema sorge però al momento dell'esame del contratto di Mazzi, che ha chiesto un impegno biennale. È una richiesta atipica, senza precedenti. Se si facesse una richiesta simile per tutti, a cominciare da Morandi, avrebbe un minimo di senso: il "gruppo" per accettare, chiederebbe un contratto di due anni. Sarebbe comunque discutibilissimo, irragionevole: c'è voluto del bello e del buono per convincere Moratti ad accettare per un anno, figuriamoci per due. E poi: perchè legarsi le mani? Il Festival potrebbe andare più o meno bene, si potrebbero scegliere altre strade, o anche confermare la stessa opzione, ma con varianti decisive. E nel 2011 in Rai potrebbero esserci nuovi dirigenti, con altre idee e col diritto di avere le mani libere. Insomma, un bel pasticcio: soprattutto in tempi di austerità, perchè garantire, al buio, un compenso di 400 anziché 200mila euro? Senza contare le ricorrenti critiche e obiezioni: perchè delegare a un direttore artistico esterno l'organizzazione del Festival, quando in Rai ci sono fior di professionisti e dirigenti all'altezza? E, se proprio si vuole delegare all'esterno, non ci sono, con tutto il rispetto per il simpatico Mazzi, ad esempio Renzo Arbore (evocato perfino dal consiglio di amministrazione, ma si è parlato anche di una grande firma come Alfredo Cerruti e di importanti compositori e direttori di orchestra: l'elenco sarebbe lunghissimo) di maggior prestigio, competenza e popolarità?
E allora? La situazione è questa: il direttore di Raiuno, Mauro Mazza (da non confondere con Mazzi e soprattutto, come vedremo, con il direttore generale Mauro Masi) ha dato carta bianca a Mazzi & Presta, ha approvato l'esigenza di Mazzi, dopo varie difficoltà procedurali e burocratiche: il contratto è pronto. Il direttore generale Mauro Masi ha fatto sapere con chiarezza di essere contrario: è una richiesta irrituale, non accettabile. E sembra che ci siano altri approfondimenti che gli stanno a cuore, sul Festival. Atipico e irrituale anche il defilamento, fino al 6 gennaio, quando tutto sarà definito, del capostruttura Antonio Azzalini (noto per il carattere critico e aziendalista) voluto e ottenuto dagli organizzatori con motivi spiacevolmente pretestuosi: la mancata presenza ad alcune riunioni, nonostante fosse noto agli stessi organizzatori il motivo, un gravissimo problema familiare. Azzalini, se vorrà, farà valere le sue ragioni, ma nel frattempo cosa succederà? Chi ha il potere, nei labirinti delle varie competenze in Rai, di decidere o stoppare?

Infine, secondo la celebre battuta, una domanda sorge spontanea: ma perchè Mazzi ha chiesto il biennale? Gli sarebbe stato più semplice ottenere un compenso più alto, ma per un anno. La domanda è ovviamente senza risposta possibile (non è facile entrare nella mente degli abili mercanti, degli assi delle trattative), ma un'ipotesi è interessante, anche perchè ovvia. Mantenere anche nel 2012 il controllo assoluto, come sta succedendo per il 2011, del Festival e di quanto gli ruota intorno. Mazzi & Presta hanno anche richiesto al sindaco di Sanremo - che per ora avrebbe risposto freddamente - perfino la gestione di "Sanremo Lab", la prestigiosa accademia impegnata nella selezione di alcuni giovani cantanti. E nel 2012 chi sarebbe il conduttore? Ancora Morandi, che ci mette la faccia nel 2011, e per curriculum e personalità è estraneo ai giochi dietro le quinte? Assolutamente no. Guarda caso, sembra che si stia preparando il terreno per l'atterraggio del candidato più credibile, già ventilato sui giornali: Paolo Bonolis, in scadenza di contratto a Mediaset. Guarda caso, Bonolis ha già fatto due Sanremo con Mazzi (che però, ai tempi, non spadroneggiava) ed è il più prezioso gioiello della ricca scuderia di Presta.

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15-12-10