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Tutte entusiaste di mettersi nude davanti a Cesare

 

di Annalisa Bianchi


Dominano l’uomo di una vita o di una settimana soltanto, ma da lui vorrebbero essere invece dominate. Non possono fare a meno di lunghi preliminari, però a un incontro galante si presentano in tanga o addirittura senza mutande. Dicono all’inizio che l’attrazione è sempre cerebrale, parte dalla testa, ma alla fine ammettono che se non procede, al massimo nel giro di 48 ore, un metro circa più in basso, la storia non può funzionare.
Sono le donne - non tutte per fortuna - di Cesare Lanza, quelle che il giornalista-scrittore ha intervistato per Capital o Sette e che ora ritroviamo in “Seduzioni” (Rizzoli), il seguito di “Peccati”, la raccolta uscita un anno fa. Trentaquattro donne da Antonella Clerici a Elisabetta Canalis, da Michelle Hunziker a Monica Bellucci, da Francesca Dellera a Claudia Gerini, ma anche esponenti di lungo corso, come Patty Pravo, Sofia Loren, Raffaella Carrà, Silvana Giacobini. Donne più o meno famose, quasi tutte di spettacolo. E che spettacolo.
Emanuela Folliero, per esempio, improvvisa su richiesta per l’intervistatore uno spogliarello immaginario, anzi due. Immaginiamo, gli dice, che tu sia seduto sul divano, mentre io, in abito da sera, sto salendo una scala. Al primo gradino giù una spallina, al secondo giù l’altra, poi giù la cerniera, qualche gradino ancora e l’abito scivola alle caviglie: «Eccomi» sussurra infine Emanuela a Lanza «in reggiseno e reggicalze». Nella seconda versione invece dalla scala volano le scarpe, prima una poi l’altra con intrigante lentezza, e sotto il vestito, che presto segue le calzature, non c’è niente; «Forse è rimasto il reggiseno, forse». Quindi gli chiede: ti ho accontentato? «Sì», mente per cortesia l’intervistatore. Che dalle domande che fa, spesso insistenti e scabrose, sembra un bambino goloso che incalza per farsi raccontare com’è bella e buona la nutella, ma per educazione non osa ficcare due dita nel vasetto.
Susanna Messaggio invece per sedurre si traveste: il camice bianco, dice, è portentoso. A patto che sotto nasconda solo un tanga. La signora confida di essere concupita anche dalle donne, alcune famose, di cui non sospettava l’inclinazione. Per ora, aggiunge, «ho sempre glissato: fantasie, solo fantasie». Ma non è detta l’ultima parola: «C’è sempre tempo».
Una richiesta ricorrente nelle interviste è l’identikit dell’uomo ideale. Le risposte sono pressoché identiche, e sorprendenti visto che vanno così di moda i calciatori: tutte lo vogliono intelligente, possibilmente anche colto, educato, sensibile, non importa che sia ricco e famoso. Una coerente è Silvia Toffanin, fidanzata con Piersilvio Berlusconi: lei, che da piccola faceva la letterina, da grande, confessa, vuole fare la giornalista.
C’è poi un’intervista che chiarisce addirittura uno dei misteri degli anni di piombo: la tragica fine dell’editore rivoluzionario Giangiacomo Feltrinelli, morto dilaniato da una bomba mentre preparava un attentato. Ce la spiega, tra le righe, l’ultima moglie, Sibilla Melega. Giangi, racconta, era maldestro. Se doveva piantare un chiodo per appendere un quadro rovinava la parete, se doveva riparare un rubinetto, allagava la cucina. Alla domanda «C’è un giallo nella sua morte», l’ultima compagna risponde: «Nelle cose manuali era un disastro». Ma guai a dirglielo. Sibilla compare anche nell’intervista con l’unico uomo della raccolta, Carlo Ripa di Meana, che parla della moglie Marina, «una squilibrata», secondo la definizione della madre del conte. il quale dopo trent’anni ha la pessima idea di svelare un corno messo alla travolgente consorte. Poco male, apparentemente: all’epoca lui e Marina erano solo fidanzati. Però siccome nobiluomini si nasce ma gentiluomini a volte neppure si diventa, Carlo fa un errore che nessuna delle 34 intervistate commette: rivela il nome di quell’amante tenuto fino a ieri segreto, ed è quello, per l’appunto, di Sibilla Melega in Feltrinelli. La quale non deve aver gradito la confidenza, perché due mesi dopo le dichiarazioni del fedifrago, ha dato a Lanza la spiegazione della fine di quel lontano legame. Sibilla lo lasciò perché «come uomo, Carlo è fantastico. Ma come amante, che delusione»: complicato e bisognoso di continue sollecitazioni e fantasticherie. E poi un mammone che non prendeva decisioni prima di consultarsi con l’augusta genitrice; e disordinato al punto che Sibilla fu costretta ad assumere per lui due persone di servizio in più. Come farà la povera Marina a sopportarlo da 25 anni?

LIBERO 29-11-03