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NON SOLO CLASSIFICHE & PAGELLE
QUESTO E' UN PAESE PER VECCHIONI
Essendo in età avanzata (al cinema mi fanno lo sconto) dovrei essere
felice. Invece, mi dispiace che gli spazi per i giovani siano sempre più
stretti. E chi ha meriti, ma non aiutini, trova porte chiuse
 
di Cesare Lanza
SANREMO. Ho ricevuto numerose lettere da lettori, che mi invitano a
esprimere le mie opinioni sul Festival di Sanremo appena concluso. Non
ho problemi: l'ultima spinta me l'ha data un messaggio dalla mia adorata
Cosenza, a firma Giuseppina Lo Giudice (almeno così mi sembra di poter
decifrare la firma sulla missiva, datata venerdì, quindi dopo l'exploit
di Benigni). Non è una mia amica né una mia parente: chissà chi le ha
dato il mio indirizzo. Probabilmente è amica o simpatizzante di Lucio
Presta, che è nato pure lui a Cosenza, a cento metri da me - io in via
Rivocati, lui in piazza della Riforma - ma vent'anni dopo di me. Ecco il
flash di Giuseppina: "Scrivi adesso di Sanremo: un trionfo, al contrario
di quello che volevi tu!".
Rispondo. Non speravo affatto che non fosse un trionfo, anzi. Sono
affezionato a Sanremo, una città che mi piace, e al Festival: ho
partecipato al successo di tre edizioni, due condotte da Paolo Bonolis,
una da Antonella Clerici. Il merito è loro, ma - insomma - con qualche
contributo ero anch'io nella squadra. Quest'anno Presta, padrone
assoluto del Festival, mi ha fatto fuori, reso furibondo da alcuni miei
giudizi sulla sua età dello sviluppo e perché impensierito da qualche
mio contrasto, del tutto correttamente risolvibile, con il suo socio
Paolo Bonolis. Da grandissimo agente e assistente di star grandi, medie
e piccole, nell'età dello sviluppo della sua carriera Lucio ha creduto
di poter trasformarsi in un dittatore nel mondo dello spettacolo, con
Rai e Mediaset ai suoi piedi. Il troppo stroppia: l'ho messo in guardia
dal delirio di onnipotenza. Per tre anni, a Sanremo, alla sera ho
seguito fianco a fianco con lui le puntate del Festival. Mi diceva che
non poteva fare a meno dei miei consigli. Ne ero scioccamente, ma
umanamente lusingato. Poi - e in parte lo capisco - ha provato a
trattarmi come uno straccio - lo dico senza vittimismi, perchè non ero
il primo e non sarò l'ultimo, nei rapporti con lui. Del resto c'era già
chi aveva fatto peggio, prima di lui, dopo il mio infarto di un anno
prima (in quell'occasione, essendogli affezionato come a un fratello,
gli avevo chiesto di correre in ospedale: è venuto, con Paola Perego. E
ora mi vergogno come un ladro di averlo chiamato, perchè, di fatto, gli
ho "rubato" un mio sentimento che non provava e non ricambiava).
Bene, basta! Annuncio pubblicamente, urbi et orbi, che non voglio più
scrivere di questi episodi in maniera polemica o personale. Ma tengo
molto, cara lettrice cosentina Giuseppina e cari tutti, alla mia
imparzialità di giudizi, che sono stati, sono e saranno
indipendentemente dai miei eventuali risentimenti personali. Bastaaaaaa!
Darò una prova della mia serenità proprio scrivendo di Sanremo. Ci tengo
a questa imparzialità, inseguita da tutti. Non so se farò ancora
l'autore televisivo, certo scriverò spesso di televisione e sto anche
preparando un libro. Quindi, leggetemi: la bonaria intimazione è rivolta
a quelli che mi hanno sollecitato ad esprimere le mie fottutissime
opinioni.
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PAOLO BONOLIS 10 con lode. Il Festival era morto. Dopo
il trionfo del 2005, nel 2009 Bonolis lo ha resuscitato,
re-inventandolo con una nuova formula, con le eleganti
introduzioni, con il brio dell'intrattenimento e di gag mai viste
a Sanremo, con la capacità di scongelare l'impomatatissimo
pubblico. In scena, Bonolis è un genio. Antonella Clerici, Gianni
Morandi e i loro gruppi di lavoro hanno pigiato i pedali nella
stessa scia. Bonolis se ne è risentito, dovrebbe esserne
orgoglioso: la rivoluzione ha la sua firma.
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IL MIELE 9 Vorrei avere cento euro per ogni "grazie" e ogni
parola di ringraziamento pronunciati a Sanremo in questa edizione, per
ogni momento di buonismo e per ogni finto veleno. E' stata questa
bonaria identità una chiave importante del successo. La gente, dopo
tanti strepiti, chiasso e insulti, desidera altro. Io non sono mieloso e
il miele nei programmi tivu non mi piace, neanche le aggressività mi
piacciono. Vorrei una posizione "terza", anche in politica (vedi il
giudizio su Paolo Kessisoglu).
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GIANNI MORANDI. 8 Ha un grande fiuto, una infinita simpatia nel
rapporto col pubblico. Ha capito che il miele era il collante vincente e
si è adeguato, come un accogliente padrone di casa, un parente, un
amico, lasciando alle due bimbe e ai due ragazzi il ruolo di
protagonisti. E ha avuto ragione. E' riuscito a trasformare in gesti
simpatici anche alcune imbarazzanti gaffe.
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GLI
AUTORI. 8 Nessuno riconosce mai il merito degli autori (per
fortuna neanche i demeriti). Non era facile creare un'armonia tra tanti
ingredienti diversi, con il miele come collante. I miei amici e colleghi
Simona Ercolani, Federicio Moccia, Ivano Balduini e Francesco Valitutti
- insieme con Ferrero e Clericetti, che non conosco - ce l'hanno fatta.
Bravi!
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ROBERTO BENIGNI. 10 e stralode. Storico, memorabile. Le
polemiche sui suoi compensi sono futili: si buttano via tanti soldi,
senza ritegno e senza ritorno! E' un comico geniale che contribuisce al
miglioramento a livello popolare della nostra cultura. Dopo Dante,
l'inno di Mameli. Caro Roberto, se fossi venuto a trovarci anche
nell'edizione di Antonella, avremmo stabilito un record senza
precedenti. Sei unico.
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ROBERTO VECCHIONI 6. Per una vita ha criticato il Festival e ha
detto che mai sarebbe salito su quel palco. Il voto basso è per
l'incoerenza, ma soprattutto per la canzone, esaltata con un'enfasi
sospetta. Una canzone furba non all'altezza del curriculum importante di
un artista vero.
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LE ALTRE CANZONI. 4. Vero che a Sanremo le canzoni ormai sono
un pretesto, ma a me non sono piaciute. Non credo che resterà qualcosa.
Salverei i Modà ed Emma, la Tatangelo, Al Bano...forse più per simpatia
che altro.
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LUCA BIZZARRI E PAOLO KESSISOGLU. 8 e 1/2. Hai voglia a dire
che hanno dato un colpo al cerchio e uno alla botte. Bravi loro e il
loro autore Clericetti, quello che non fa vedere i copioni...
Professionisti veri, hanno fatto il massimo consentito in quel palco.
Avrei abbracciato Paolo quando è esploso: "Possibile che in questo Paese
si debba per forza essere con Berlusconi o gli anti berlusconiani. Ho il
diritto di pensare ai cazzi miei!?" Inaudito su quel palco. E' la mia
posizione di italiano infelice: invidio loro, che sono comici. Grandi
anche nell'ironia su La Russa, faccia a faccia.
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BELEN. 7 e 1/2. Brava, spontanea, brillante e misurata. Le si
apre una carriera fantastica, nel mondo dello show. Se non commetterà
errori... privati.
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ELISABETTA CANALIS. 6 e 1/2. Sul voto pesa la farsesca
esibizione della traduzione incomprensibile nell'intervista a Robert De
Niro. Brava per il resto: androgina, antipaticuccia, diversa da Belen e
per questo funzionale allo spettacolo.
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DUCCIO FORZANO. 4 e 1/2. Il regista non mi è piaciuto. Troppi
stacchi bruschi, poche inquadrature creative, partenze in ritardo... E
poi quegli omaggi, riprese in primo piano, di spettatori amici. Perchè?
Come ha scritto Aldo Grasso, non era meglio riprendere, nei momenti
imbarazzanti, e no, le espressioni ansione o annoiate dei vip in prima
fila?
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MARCO SABIU. 5 meno. Un soldato di Mazzi & Presta. Ma non ci
sono fior di direttori d'orchestra in Italia, disposti a dare il loro
"marchio", le invenzioni e la competenza alla più famosa manifestazione
musicale italiana? Bastano i capelli da sbroccato per creare un
protagonista?
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ANTONELLA CLERICI. 5. Si è lasciata strumentalizzare, doveva
essere presente, ma non in quel modo - con la bellissima, stranita
Maelle, la figlioletta di due anni. E perchè no il compagno, a quel
punto? Antonella è impulsiva, passionale, generosa: non sa dire di no.
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LUCIO PRESTA 7 più. Meriterebbe 10! Senza ruolo ufficiale,
dietro le quinte ma presente ovunque, dagli uffici e dalla barca, ha
guidato l'ennesimo successo. E' stato il padrone del Festival, il
capitano, quello che si è assunto tutte le responsabilità (lo avrebbe
fatto, conoscendolo, anche se fosse andata male). Non mi piacciono i
suoi metodi. Gli tolgo un punto per l'arroganza di alcune scelte e degli
abituali comportamenti: ho letto che a un giornalista ha detto "ti
stacco la capa se scrivi male". E il giornalista che ha fatto: per tutta
la settimana, una serie di scoop al veleno. E Luciotto? Come ha riferito
il Corriere della Sera, mi ha attribuito il ruolo di picconatore
occulto. Le mie picconate, se tali sono, non sono mai occulte: sono qui.
Dunque tolgo un altro punto per l'arroganza verso i vertici Rai: dopo
aver fatto fuori il bravo e onesto capostruttura Azzalini, che osava
muovere obiezioni, adesso chiede la testa del direttore generale e di un
(solo uno, per ora) consigliere di amministrazione. Mah! Un altro punto
- e da 10 siamo a 7 - perchè ha lucrato sulla formula Bonolis e
sull'amicizia con Benigni, venuto a a portare lustro e ascolti. Poi
aggiungo un "più" perchè mi ha tagliato dal gruppo di lavoro. Ha fatto
bene. Avrei messo il piede di storto su alcune scelte (il regolamento!)
improponibili, guastando la festa.
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ANTONIO VERRO 8. Consigliere d'amministrazione Rai: l'unico che
abbia fatto sentire la sua voce. Opinioni in alcuni casi discutibili e
non condivisibili, ma aperte, schiette, non occulte. E soprattutto a
difesa del ruolo e dei diritti dell'azienda Rai. Per questo è stato
svillaneggiato, accusato e aggredito da chi non aveva alcun ruolo e da
chi dovrebbe avere un pur minimo rispetto per l'esternazione di
esponente istituzionale dell'azienda. Ma in questo Paese chi ha ancora
rispetto di ruoli, regole e doveri?
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MAURO MAZZA 6 e 1/2. Per il successo di ascolti, ha avuto
ragione: Ha imposto chi voleva, ha lasciato mano libera a Presta &
Mazzi, delegando loro tutto ma proprio tutto, ha tolto di mezzo il
capostruttura Azzalini non gradito alla strana coppia. Ma può il
direttore di una rete - non fosse altro che per il prestigio della Rai -
permettere qualsiasi cosa a un personaggio esterno? Non solo le
riunioni, ma perfino le conferenze stampa si tenevano al di fuori del
Cavallo... Perchè?
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GIANMARCO MAZZI. 4 e 1/2. E' un ragazzone perfino simpatico,
nei suo limiti, ben sostenuto politicamente. Ma la Rai e il Festival non
potrebbero permettersi di meglio? All'esterno: Celentano, Mina,
Jovanotti, De Gregori, Laura Pausini, Gianna Nannini, Claudio Baglioni, Luciano Ligabue e altri cinquanta nomi, tra direttori
d'orchestra, cantanti celebri, musicisti famosi... All'interno: almeno
trenta dirigenti competenti, veri uomini Rai, esperti di musica e di
spettacolo. Dal prestigio della direzione artistica dipende la
partecipazione dei veri big della canzone. Invece, si sono visti - e non
sono i veri big - solo Vecchioni, Patty Pravo, Battiato.
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REGOLAMENTO AZZECCAGARBUGLI. 0 (ZERO). Il Festival di Sanremo,
le regole che determinano gli accessi e i successi, dovrebbero essere
sacre, chiare, trasparenti. Ineccepibilmente eque. Come si è visto,
nessuno ha capito un accidente. E i nostri posteri - interpellato, così
ho detto in una trasmissione Rai - se avessero l'ingrato compito di
capire com'eravamo studiando il regolamento di Sanremo, ci
accomunerebbero all'azzeccagarbugli manzoniano. Così, si dà via a
pettegolezzi, proteste, equivoci, gaffe. I presidenti delle due
Authority, Calabrò e Catricalà, hanno fatto ciò che potevano. Il
problema è nel manico. Basta col televoto e gli orchestrali pensino a
suonare...
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GAETANO CASTELLI. 8. Un mito intramontabile della scenografia,
e non c'è bisogno di dire altro - se non estendere i complimenti alla
figliola.
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EZRALOW E MISERIA. 6 e 1/2. Bravi i due coreografi, con qualche
riserva sugli eccessi.
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Ps. FESTIVAL 2010. 0 alla memoria. Sono stato oggettivo o no?
Se sì, beccatevi un po' di oggettività ulteriore e di venenum in cauda...
I mass media hanno esaltato i risultati - davvero inattesi - di questo
Festival. Hanno scritto e detto che questa edizione ha superato gli
ascolti di quella del 2010. Non solo perchè l'anno scorso c'ero anch'io,
ma perchè i numeri non sono discutibili, vorrei precisare che la media
delle cinque serate del 2011 è stata di 48.20, la media dell'edizione
2010 è stata di 48.14. Una differenza di 6 decimi. Direi che si dovrebbe
parlare di un pareggio. E questa è l'oggettività. Ma con una
precisazione - e questo è, forse, il veleno: l'anno scorso noi non
abbiamo avuto Benigni! E non abbiamo avuto Belèn ed Elisabetta. E
neanche Luca e Paolo. E neanche De Niro e Garcia (non ben utilizzati
nelle interviste). E non abbiamo neanche avuto la spinta emotiva del
centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia con tutta la
campagna stampa relativa...
Senza controprove, è lecito supporre che con questo ben di Dio, a fianco
di Antonella Clerici, l'edizione 2010 avrebbe fatto tre o quattro punti
in più, un record?
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cesare@lamescolanza.com
22-02-11
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