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a cura del Prof. Italo Florio

FARMACI E ALLATTAMENTO: CONSIGLI CONTRASTANTI



Pensiero scientifico, 08-05-08


Uno studio dei ricercatori diretti dall'ex ministro della Salute
segna un importante passo avanti nella lotta al cancro del seno .

Tumori, scoperta del prof. Veronesi
con la vitamina A meno ricadute

Un farmaco a base di fenretinide in donne al di sotto dei 40 anni
dimezza i rischi di una neoplasia dopo la rimozione della prima

 


ROMA - C'è una importante novità 'made in Italy' nella lotta al cancro. Ricercatori italiani diretti dall'oncologo Umberto Veronesi, hanno scoperto che il farmaco a base di fenretinide, un analogo sintetico del retinolo o vitamina A, in donne al di sotto dei 40 anni dimezza il rischio di un secondo cancro al seno dopo la rimozione di un primo tumore. Secondo quanto riferito in un articolo in uscita sugli Annals of Oncology l'effetto protettivo del farmaco perdura per 15 anni anche se è assunto solo per cinque anni dopo l'intervento per rimuovere la prima neoplasia.

Il direttore dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, ha osservato che vi sono sufficienti prove degli effetti preventivi del fenretinide da suggerire l'importanza di una nuova sperimentazione clinica su donne sane giovani ma ad alto rischio cancro, per valutare l'utilità del farmaco a scopo preventivo. Il coautore dello studio Andrea Decensi, direttore del Dipartimento di oncologia medica agli E. O. ospedali Galliera di Genova, ha sottolineato che l'effetto protettivo del fenretinide è tanto più marcato quanto più è giovane la donna trattata: il fenretinide dimezza il rischio di un secondo cancro al seno nelle under-40, lo riduce del 38% in donne che non hanno ancora raggiunto la menopausa, ma nelle donne in età post-menopausa gli effetti protettivi sembrano scomparire del tutto. La riduzione complessiva del rischio è pari al 17%.
 


Il fenretinide è un analogo sintetico del retinolo, o vitamina A, e attiva i recettori dell'acido retinoico; induce la differenziazione o la morte cellulare in alcuni tipi di neoplasie. Inoltre inibisce la crescita tumorale controllando fattori di crescita associati con lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni. Gli esperti hanno evidenziato l'efficacia protettiva del fenretinide dopo 15 anni di osservazione di un gruppo di donne reduci da un cancro al seno, arruolate in una sperimentazione clinica di fase terza.

Gli oncologi hanno iniziato lo studio nel 1987 su oltre 2800 donne, parte di una sperimentazione multicentrica guidata da Veronesi che allora dirigeva l'Istituto Nazionale Tumori. Parte delle donne ha ricevuto 200 mg al giorno di fenretinide per cinque anni dopo la rimozione di un cancro al seno in fase precoce. Il resto del campione non ha invece ricevuto trattamenti extra dopo la cura del tumore. Di tutto il campione 1739 donne sono state tenute in osservazione per verificare l'eventuale comparsa di un secondo tumore.

"Abbiamo seguito queste pazienti dai 12 ai 16 anni - ha affermato Andrea Decensi che è anche responsabile dell'unità di farmacoprevenzione allo Ieo - trovando 168 casi di secondo cancro al seno nel gruppo che ha preso fenretinide contro 190 casi nel gruppo di controllo". Gli effetti protettivi del fenretinide sono stati riscontrati in donne giovani prima della menopausa, ha aggiunto il ricercatore, mentre più casi di tumore sono emersi tra donne che hanno preso il fenretinide dopo la menopausa rispetto al gruppo di controllo.

Complessivamente la riduzione di rischio di un secondo tumore offerta dal fenretinide è del 17% ma questa sale al 38% in donne giovani prima della menopausa. Il rischio è dimezzato in donne che hanno assunto il farmaco quando avevano meno di 40 anni. Inoltre il fenretinide offre una protezione che dura 15 anni anche se il farmaco è assunto solo per cinque. Il fenretinide risulta efficace nella prevenzione di diversi tipi di cancro al seno.

"Non siamo nella posizione di impartire raccomandazioni cliniche a partire unicamente da questi dati - ha osservato il professor Veronesi - ma le evidenze trovate forniscono il razionale per nuove sperimentazioni su donne giovani ad alto rischio cancro". Infatti la grandezza dell'effetto protettivo riscontrato, ha proseguito l'oncologo, è così marcata, come pure il fatto che più la donna è giovane maggiore è la protezione offerta dal farmaco, che c'è motivo di credere tale effetto sia reale e riproducibile in nuovi studi clinici.

Adesso gli oncologi sperano di trovare i finanziamenti e di istituire una collaborazione multicentrica internazionale Europa/USA per una sperimentazione clinica sugli effetti preventivi del fenretinide in donne giovani sane ma ad alto rischio cancro. Una simile sperimentazione clinica per verificare le potenzialità preventive del fenretinide potrebbe essere estesa anche a donne sane a rischio di cancro delle ovaie perché vi sono già alcune evidenze della sua possibile efficacia in tal senso. Gli esperti vogliono anche allestire studi per capire con esattezza il meccanismo d'azione del farmaco e perché agisce differentemente in base all'età della donna.


La Repubblica 04-05-06

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FECONDAZIONE: ALLARME FERTILITA' 'AVVELENATA', IN PROVETTA 1 BIMBO SU 100

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Jet-lag, melatonina forse non aiuta
Secondo studio canadese, non ci sono riscontri scientifici


Londra,  - Non ci sono prove che la melatonina, l'ormone che contribuisce a regolare i ritmi sonno-veglia del corpo, faccia superare il jet lag. Non ha quindi un riscontro scientifico l'abitudine di piloti e viaggiatori che usano melatonina per superare il cambiamento di fusi orari. Lo afferma uno studio dell'Universita' di Alberta (Canada) per il quale l'ormone, che in diversi paesi si compra come supplemento senza ricetta, non ha un impatto significativo sul sonno.
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Anziani, 20% con sindrome S.Antonio
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(ANSA)

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''Dopo una notte distesi - spiega il professor Ettore Malacco, presidente del Forum e del congresso - al momento di riprendere la posizione eretta nell'organismo avviene quasi una rivoluzione'', alimentata anche dall'''aumento dell'attivita' nervosa e simpatica''. Risultato: la pressione si impenna e questo picco repentino ''puo' essere drammatico''. Ma ''c'e' anche un problema di trattamento non adeguato. Un paziente iperteso - ricorda infatti l'esperto - solitamente assume farmaci al mattino dopo il risveglio. Ma questi farmaci possono non garantire la copertura per tutto l'arco delle 24 ore, quindi alle sette del mattino non c'e' piu' l'effetto della medicina, perche' si e' chiuso l''ombrello della terapia''. Fin qui la spiegazione scientifica. Ma i fattori complici sono anche altri, dicono i medici.

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Dott.ssa Grazia Maria Mele

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