Homepage

 

 

 
LASCIARE L’ITALIA? NON POTREI MAI

di Cesare Lanza " Libero

Secondo l’Eurispes, quattro italiano su cinque, l’80 % degli intervistati, vivrebbe volentieri all’estero, se appena potesse. Che tristezza, l’idea di lasciare l’Italia: cento volte ci ho pensato anch’io, suggestionato dal fascino delle tre città che amo di più al mondo, Parigi, Londra e New York, o dall’utopia di individuare chissà dove, in una spiaggetta caraibica o in una montagna orientale, un rifugio rassicurante, lontano dai miasmi di casa nostra. Ma crederci veramente, no. Come per certi approcci con i genitori e soprattutto con i figli: ci incazziamo, ne parliamo male, siamo esasperati per difetti e incomprensioni…ma guai a chi ce li tocca! Le radici, poi, come si potrebbe reciderle dalla nostra vita? Ci pensavo qualche giorno fa, scrivendo l’introduzione per un bel libro di Giuseppe Galati, un politico serio, uno che lavora senza chiacchiere, concentrandosi sui risultati da raggiungere: “L’oro del sud, conversazione sul Mezzogiorno presente e futuro” (Rubbettino editore). E’ un libro-intervista, realizzato da una brava, molto curiosa e meglio preparata giornalista, Rachele Zinzocchi, non solo sulla specificità della Calabria - Galati è calabrese, come me -, ma sul sud di ogni mondo. Riflettevo sulle mie radici complicate e intrecciate: sono nato infatti a Cosenza, profondo sud, ma  da bambino fino alla seconda liceo ho vissuto a Genova, e dopo ancora, per un disordine familiare, sono ripiombato a Cosenza per alcuni anni. Con il curioso destino, in Calabria, di essere considerato con ironia un polentone e a Genova un terrone autentico. Ma non accuso crisi di identità. Pensare alla mia via Rivocati cosentina, affollata dai mercati, o al severo liceo Andrea Doria di Genova,  ai banchetti per strada con i “cullurielli” calabresi, o al vecchio Genoa e a Boccadasse…mi dà uguali, e irrinunciabili, memorie di sapore proustiano. E’ la mia vita. Come potrei tradirla, dimenticando il piacere di riscoprirla e rivisitarla, andandomene all’estero, per affrontare abitudini, tradizioni, costumi diversi? Certo le sguaiataggini italiane, le leggi insensate, le faziosità, i pregiudizi, la pigrizia, la politica inconcludente, le disuguaglianze aspre, il doroteismo storico, il buonismo ipocrita, i moralismi inesorabili, le prevaricazioni di una certa Chiesa, l’assenza di meritocrazia, la vocazione al compromesso e quant’altro sappiamo, molto spesso mi rendono furente. Mi basta pensare però allo splendore del centro storico di Cosenza o ai carrugi di Genova e il cuore mi si stringe solo all’idea di vivere in un luogo straniero, diverso, lontano. Galati nel suo libro giustamente sostiene, da meridionale mai rassegnato, il dovere di credere nell’oro del sud e di questo Paese, per andare avanti. Io, maledizione, mi spingo a dire che mi piace così, con tutti i suoi vizi, e non vi rinuncerei mai.

 

 

cesare@lamescolanza.com                                                    


22-2-06