
QUATTRO GIORNI ALLA MORTE DI WILLIAMS

di Cesare Lanza " Libero
“A proposito di
Stanley Tookie Williams ho letto su Internet
che nel corso della detenzione nel braccio
della morte (dal 1981) si è trasformato in
uno scrittore di libri per bambini. Quindi
lui morirà, ci saranno bambini che la sera
si addormenteranno con le sue storie? Ci
saranno genitori che useranno le sue parole
per dare la buonanotte ai loro figli? Non un
uomo, non uno scrittore, ma solo un'anima
straordinaria può inventare storie per
bambini. Un uomo così non deve morire..” mi
scrive Maria Camurri da Spotorno. Un’altra
lettrice, Giovanna Lo Cascio da Milano, mi
segnala polemicamente che un giornalista
(con cui ho avuto per tutt’altri motivi una
recente polemica) si è schierato contro la
raccolta di firme, sostenendo che non
servono a nulla. Ebbene, anch’io non
partecipo quasi mai agli appelli, ma in
questo caso mi permetto una modesta
osservazione: il mio caro collega la
penserebbe allo stesso modo, se a San
Quintino, innocente, ci fosse rinchiuso lui,
o un suo stretto parente?
Mancano appena
quattro giorni all’esecuzione, poi il 13 dicembre, se non
interverrà in extremis un provvedimento di clemenza, Williams
sarà giustiziato con un’iniezione letale. Spero di non tediare i
lettori: ho già scritto tanto su “Tookie”, ma ogni giorno trovo
spunti nuovi, come quello segnalato dalla signora Camurri. Può,
una società civile, accettare una simile contraddizione? Io sono
contrario - sempre - alla pena di morte, penso che la giustizia
debba punire e rieducare, non vendicarsi. Ma se proprio si
volesse sostenere una giustificazione per la pena estrema,
questa si potrebbe ipotizzare solo dopo un processo persuasivo e
non indiziario, una sentenza fondata su prove certe, e dovrebbe
essere eseguita poco tempo dopo il crimine. In questo caso, il
crimine è stato commesso 24 anni fa, sul processo grava il
sospetto di un pregiudizio razzista e il povero Williams è stato
condannato per indizi del tutto opinabili, senza una sola prova
certa. Di più. Nei cinque lustri passati in cella, il condannato
a morte (come rileva la nostra lettrice) ha scritto e pubblicato
alcuni libri esemplari, dedicati ai ragazzi.
I libri continueranno a essere
diffusi venduti e letti, ma Williams sarà ucciso. Non importa
che si levino voci autorevoli a suo favore – l’ultima, ieri,
quella di Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica
– e non importa che i libri gli abbiamo meritato varie
segnalazioni per il Premio Nobel!
Chiedo scusa ai
lettori, ancora una volta, ma proprio non mi sento di accettare
questa paradossale procedura di giustizia. E sapete un altro
paradosso? Sul suo certificato di morte, come causa della fine
sarà scritta, secondo prassi, una parola sola: “Omicidio”.
cesare@lamescolanza.com
9-12-05