
MAI PUBBLICARE UN LIBRO A PAGAMENTO

di Cesare Lanza " Libero
“Caro signor Lanza, sono Daniele
Cavagna, un ragazzo di ventidue anni con una passione genuina per la scrittura. Le scrivo per chiederle un’ opinione in proposito a questa mia esigenza naturale: il 2005 è stato l’anno
in cui ho visto pubblicare il mio primo libro (il 2006, molto probabilmente, sarà padre di un’altra mia fatica), un romanzo che racconta la vicenda di un soldato di ritorno dall’Irak
sfasciato degli ultimi tempi. Questa «opera» parteciperà al concorso letterario internazionale «Il molinello».
La pubblicazione è stata abbastanza semplice, dato che tutte le case editrici richiedono
l’acquisto di almeno 150 copie della prima stampa, come una sorta di assicurazione sulle loro spese e fino a qui niente di male. Ma dopo la pubblicazione ho provato a promuovere il mio
libro in mille modi e mi sono reso tristemente conto che se non sei raccomandato da qualcuno, nessuno ha tempo per te. Ho provato a inviare il libro per riceverne un’opinione a
giornali, radio, riviste, ma quasi nessuno si è degnato di rispondere. Ho parlato con un direttore di un giornale di Bergamo nel giugno scorso, e ancora oggi sto aspettando un’opinione
che mi era stata promessa. Ho chiamato e richiamato più volte, ogni volta la stessa risposta: «i miei collaboratori ci stanno lavorando». Non voglio cadere nel vittimismo, ma per quale
motivo si spendono parole su libri che arrivano da oltre oceano e che non valgono niente, tralasciando gli scrittori nostrani? Forse il mio «La verità nella vittoria» non vale niente,
ma come posso saperlo se nessuno si degna di leggere quelle 120 pagine? La ringrazio per l’attenzione e la saluto cordialmente.
daniele.cavagna@libero.” Rispondo con cruda sincerità, cosa che
probabilmente non hanno fatto altri, prima di me. Mai pubblicare un libro a pagamento. Se vale, il libro trova un editore. Certo, ci sono anche autori incompresi: Moravia pubblicò il
primo libro a sue spese, se non sbaglio, e “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa fu inizialmente rifiutato. Ma si tratta di eccezioni. Se si pubblica un libro sacrificando il proprio
denaro, vuol dire che nessun editore importante lo ha preso in considerazione. E il biglietto da visita per ottenere recensioni e attenzione è pessimo. Quindi: io, per fare un esempio
pratico, io come tanti altri!, non so se Daniele sia un bravo o cattivo scrittore, ma non ho né tempo né voglia di accertarlo. Proprio perché, con tanti libri interessanti da leggere
e rileggere, il primo approccio non è stimolante. Scrivi ancora, caro Daniele, non cedere all’ambizione di essere pubblicato a prescindere…investi sul talento (se c’è) e sulla fatica,
non sui tuoi risparmi. E, poi, proponiti a editori veri e quando un editore vero ti avrà accolto e rischierà su di te, se ne riparlerà (forse). Lunga è la strada per Tipperary! Con i
migliori auguri.
cesare@lamescolanza.com
17-1-06