CHIEDO GIUSTIZIA PER SOFRI E WILLIAMS

di Cesare Lanza " Libero

 

 

Ci sono due vicende di cui vorrei parlarvi oggi, profondamente diverse, ma con  significative analogie. Riguardano Adriano Sofri e Stanley Tookie Williams. Il primo è famoso in Italia, un uomo intelligente e rispettato (da quasi tutti ormai) per ciò che pensa e scrive: condannato, dopo vari controversi processi, per l’assassinio del commissario Calabresi, a una pena durissima. Il secondo, pressochè sconosciuto nel nostro Paese, è uno scrittore - preferisco definirlo così, come oggi merita – un americano di pelle nera, condannato a morte con l’accusa di aver ucciso quattro persone, nei primi anni ottanta:  è rinchiuso nella cella della morte a San Quintino, la sentenza sarà eseguita il 13 dicembre. Le due storie, pur nella sostanziale diversità, hanno alcuni punti in comune. Tutti e due, Sofri e Williams, si sono sempre proclamati, coerentemente e tenacemente, innocenti, rifiutando i vantaggi - decisivi vantaggi - di cui avrebbero beneficiato, a patto di ammettere la presunta colpa, con richiesta di clemenza. Seconda analogia: tutti e due sono stati condannati dopo processi indiziari, sulla base di accuse avanzate da parte di persone interessate, in modo rilevante, a farlo. Terzo punto: è ragionevole il sospetto che sia su Sofri sia su Williams abbia pesato un pregiudizio pesante, forse determinante. Sofri era il leader di Lotta Continua e, certamente, il suo movimento e il suo giornale istigavano alla violenza. Williams, cresciuto in un ghetto di Los Angeles, fondò una banda di giovani criminale e sicuramente commise molti atti contro la legge. Su Sofri è stato forte e aspro il pregiudizio politico. Su Williams, il pregiudizio razzista (la giuria che lo ha condannato era formata solo da bianchi, i candidati neri furono estromessi con vari pretesti). Mi sono molto appassionato alla sua drammatica storia: vi esorto a seguire, domani sera nel programma “Il senso della vita” di Paolo Bonolis, la registrazione di un’intervista telefonica, che siamo riusciti a ottenere con il condannato a morte. Ed ecco la mia schietta opinione conclusiva. Fin qui ho espresso semplici riflessioni, il mio convincimento finale è un altro: non voglio entrare nel merito delle storie giudiziarie, ma sostengo che dopo trent’anni, dopo vent’anni sia Sofri sia Williams sono persone diverse. Ebbene, la nostra società ha il dovere di essere rieducativa, non punitiva; civile, non barbara. Sofri oggi è un intellettuale di profilo nobile, un maestro di pensiero: per questo merita la libertà (intanto gli auguro una pronta guarigione per il grave intervento che ha subìto). Williams si è redento: ha scritto libri per ragazzi, ha recuperato decine di giovani sbandati e criminali, è stato proposto addirittura per il Nobel per la pace. Tookie merita la grazia, la sospensione della pena, per tentare dimostrare di essere stato condannato ingiustamente.

 

 

 

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30-11-05