Cesare giorno per giorno
SIMENON SENZA MAIGRET
Ho letto d'un fiato, nel week end, "Il Presidente" di Georges Simenon. Prima di tutto vorrei dedicare due parole alla bella edizione, Il Girasole, biblioteca economica Mondadori, degli anni cinquanta e sessanta. Una collana che mi piacerebbe avere per intero, ma i libri si possono trovare ormai solo nei mercatini. Sono pronto ad acquistare ciò che mi manca. Vecchie collane Mondadori, che mi emozionano: come i Medusa, i Libri del Pavone, i primi Oscar. Questo libretto, stampato nel 1960, costava  250 lire. Non poco, direi. Il mio primo stipendio fisso, nel 1965, al Corriere dello Sport, fu di 100,000 lire, 96mila senza le 4 di tiratura. Poco più di tremila al giorno, per campare. E ci campavamo, io, la mia prima moglie e la mia primogenita Giulia. Nella mia libreria sono custoditi molti Maigret di Simenon, anche nella collana del Girasole. In questo breve romanzo Maigret non c'è, ma l'approccio narrativo, la semplicità del linguaggio, l'impianto della trama sono analoghi allo stile utilizzato per le imprese del famoso commissario parigino. Consiglio la lettura, non solo agli amanti di Simenon: in particolare ai giovani, aspiranti scrittori. La tecnica narrativa è istruttiva: anche in questo caso, come di prassi per Maigret, c'è un piccolo colpo di scena finale. A me piacciono, forse per ragioni di età, la malinconia di fondo: la consapevolezza del protagonista ottuagenario,  che si avvicina e si prepara alla morte, con lucidità, senza paura. Il distacco dagli interessi materiali, una crudezza di fondo, il congedo dalle cose e dagli uomini. Attraente letterariamente la mancanza di affetti del Presidente (che in questo non mi assomiglia per niente!). Grandiosa, in Simenon, la sottigliezza con cui fa emergere, nel carattere orgoglioso e fiero del protagonista, personaggio illustre della patria, anche la presenza di astuzie, cinismo, piccole meschinità, compromessi. Che fanno parte inevitabilmente della vita.  
 
LA NAZIONALE STENTA, MA PERCHE' OFFENDERLA?
Ho scritto un articolo, che leggerete domani se ne avrete voglia, per difendere dal mio piccolo angolo di osservazione Marcello Lippi e la sua (la nostra, o no?) Nazionale e mandare alla squadra una piccola parola di incoraggiamento.
E che diavolo! Ma date un'occhiata ai casini in casa francese, alla sconfitta della Spagna all'esordio, alle contestazioni verso Capello, alle contraddizioni della Germania. Vita relativamente facile solo per l'Argentina e il Brasile, limitatamente alla seconda partita, perchè nella prima perfino loro, le prime secondo i pronostici, stentarono.  Il campionato del mondo è una competizione atipica, insidiosa: il girone iniziale di qualificazione non è mai una passeggiata per nessuno. Anch'io, come tanti critici, avrei portato in Sudafrica Totti, Balotelli e Cassano. Ma siamo sicuri che queste scelte avrebbero funzionato? Non c'era il rischio che Balotelli sbroccasse, ad esempio? E poi, o infine, i campioni del mondo meritano rispetto e gratitudine. Prima di buttarli giù dal trono (approccio comunque sconveniente), aspettiamo che il destino si compia. E' anche prudente: nel 1982 e nel 2006 la Nazionale fu sbeffeggiata, come adesso, e alla fine si impose. Non credo che quest'anno ce la faccia, ma est modus in rebus!

 

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21 Giugno 2010