Cesare giorno per giorno
IL CALCIONE, INSULTI E REPLICHE SU TOTTI

DI CESARE LANZA


Ho ricevuto un po' di insulti via email solo perchè ho cercato, difendendo Francesco Totti, di capire le motivazioni del calcione che ha sferrato a Balotelli.
Ho risposto personalmente solo alla lettera più volgare, in cui vengo definito un lacchè, un lustrascarpe, ecc. Credo che la replica possa essere d'interesse per chi ha deciso di rivolgersi a me con approcci offensivi, anche se di minor violenza, e a quanti siano interessati a discutere di un caso che ha provocato addirittura l'attenzione del Quirinale.

Ecco dunque la mia risposta. "Il primo istinto era quello di non rispondere, anche per evitare una perdita di tempo. Perchè rispondere a una persona rozza e maleducata che si permette di insultarmi con pesantezza ingiustificata e querelabile? Poi, però (ci provo sempre, ma certo non posso essere io a dire di arrivare sempre, o spesso, a esiti soddisfacenti) ho cercato di ragionare. Nel suo caso, caro signore, una osservazione è semplice: mi rifiuto di credere, pur non conoscendola, che lei nella sua vita sia sempre e abitualmente tanto volgare e grossolano. Non si accorge dunque della contraddizione insita nella sua invettiva? Il malessere che la spinge a essere tanto aggressivo e violento è assai simile a quello che per un attimo ha spinto Totti: l'accumulazione di una serie di torti subiti, di amarezze, di comportamenti compressi. Fino a quando è arrivato a un punto limite e, bum!, ha sparato le sue sciocchezze, esattamente come Francesco si è lasciato andare a quel calcione.

Le consiglio dunque di provare a fare un po' di pacata auto-analisi. L'importante è capire o, almeno, provarci. Io non mi sento offeso dalle sue parole, non mi sfiorano. Mi dispiace che le sia anche solo potuto venire in mente, pur mettendo le mani avanti, e dichiarandosi eventalmente innocente, che "qualcuno" possa gambizzarmi... Cerco comunque di capire. Dopo il calcione e la sfuriata, provi a chiedersi se non sia più civile polemizzare, contestare, obiettare - senza bisogno di insultare il prossimo. Legga, su "Il fatto", un magnifico articolo di Marco Travaglio: ci sono argomenti più importanti in Italia, scrive con ironia, rispetto al caso Totti, di cui si è occupato il presidemte della Repubblica. Che facciamo? Insultiamo Napolitano o Travaglio, per esternare il nostro consenso o dissenso? Non sarebbe meglio discuterne? L'insulto è indispensabile?

Lei mi dirà, presumo (oltre a nuovi insulti, credo): io non sono Totti, la mia è una lettera privata, Totti è un personaggio pubblico. Però anche i personaggi pubblici non sono fatti di plastica e, nel privato, in dimensioni ristrette
a me e a lei, e questa è l'attenuante, lei si è comportato in modo simile; senza motivazioni riferibili allo stress di una grande partita, di provocazioni subìte - e questa l'aggravante."

cesare@lamescolanza.com


(8 maggio 2010)