Cesare giorno per giorno
ADDIO A PIRELLA
Se n'è andato a settant'anni, Emanuele Pirella, con la stessa discrezione con cui ha vissuto. Il poeta della pubblicità...ma mentre scrivo definirlo così mi sembra riduttivo. Un poeta, un poeta assolutamente moderno, e stop. So che può apparire eccessivo, ma troppo spesso è sottovalutata la capacità - la valenza della capacità - di saper interpretare la società in cui viviamo. Una volta il poeta cantava: "Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand'ella altrui saluta....". Oggi, queste parole, pur di bellezza e armonia immortali, farebbero sorridere. Mentre gli slogan pubblicitari inventati da Pirella (a lui il compito di trovare le parole, al suo amico e partner Pericoli il compito di creare le immagini), con la loro sintetica semplicità, con la cruda e quasi sempre maliziosa, ironica espressività, sarebbero di grande aiuto a chi, fra cent'anni, volesse capire i nostri tempi. "Chi mi ama mi segua", stampati sul bel sedere e i pantaloncini di jeans. "O così. O Pomì" (per una passata di pomodoro). "Chiquita dieci e lode" (per una banana)... E le vignette su "Repubblica" per la serie "Tutti da Fulvia sabato sera", per irridere le mode e i riti dei salotti. Pirella, poeta dei nostri tempi: grandioso, ricco di acume e di inesauribile talento.
 
CRAVATTE D'ORO IN SENATO?
Essendo stato un direttore di giornali e ben ricordando il sangue amaro e acido che mi facevo (prendendomela con me stesso ovviamente e con la redazione, e all'epoca c'erano perfino i correttori) quando scoprivo sviste, errori grossolani, sciatterie... non ho perso il vizio di vedere le pagliuzze negli occhi altrui dopo aver penato per le travi negli occhi miei. A volte gli errori sono ridicoli, per fortuna non offendono nessuno, suscitano il sorriso. L'ultimo? Un noto settimanale scrive che il Senato ha stanziato 1.200.000 euro per l'acquisto di 800 cravatte, da utilizzare per assistere eventuali visitatori che ne fossero sprovvisti. Provo a fare il conto: ogni cravatta costerebbe 1.500 euro. Un po' troppo, no? Credo che Schifani non metterebbe mai la firma su uno spreco del genere. (Tra parentesi: è proprio necessario l'acquisto, fosse anche per 30 euro, di cravatte e papillon? Chi arriva in Senato senza - se questa è la regola - potrebbe acquistarla a spese proprie e tornare mezz'ora dopo. Ci sono tanti negozietti simpatici a due passi, nel centro storico...).
 
PASQUA BAGNATA...
...Pasqua fortunata? Boh. Ero al Circeo, il mare è tristissimo quando piove, da depressione dilagante quando diluvia. Qualche raggio di sole ogni tanto introduceva speranze frettolose. Rientro a Roma anticipato, con il rimpianto di averla lasciata senza riflettere sulle previsioni del tempo (quasi sempre sbagliate, peraltro). Ecco cosa mi resta delle "feste" - che detesto - appena trascorse. Il solito formidabile editoriale di Giovanni Sartori sul Corriere. L'exploit della glicemia a causa del cioccolato. La voglia di mandare gli auguri a Carlo Lizzani, cineasta importante, per il suo compleanno numero 88. Una decina di spezzoni di film visti su Sky: ricordo che, a trent'anni, compulsivamente entravo e uscivo dai cinematografi, per nevrosi e per noia mi bastava vedere mezz'ora di un film, allora non c'era l'obbligo di entrare a orari fissi: adesso basta l'abbonamento al network di Murdoch. La delusione del pareggio casalingo (e domenica c'è il derby...) del mio Genoa contro il Livorno: però ha debuttato un ragazzo di colore molto promettente, Boakye. Un librino, che non conoscevo, del mio maestro Antonio Ghirelli sui grandi comici e attori brillanti di scuola napoletana (con un testo scritto nelle intenzioni, con evidenza, come prefazione, ma pubblicato curiosamente come postfazione), non escluso, giustamente, Vittorio De Sica - che anagraficamente nacque a Sora.
 
LA RETORICA SUL FUTURO
Pur incapace di godermi la Pasqua senza il bel tempo, il mio messaggio pasquale per gli amici è stato questo: "Il futuro è stato inventato da chi vuole rovinarci il presente." La frase non è mia, ma - così ho letto - di Brigitte Bardot nel suo folgorante esordio  "E Dio creò la donna". All'epoca, fine anni cinquanta, ero al liceo, a Genova: non ricordo questa sentenza, ma solo la straordinaria sensualità di B.B. Si diceva che il film fosse stato mutilato dalla censura, nell'edizione italiana. A scuola prendemmo in considerazione l'idea di salire su un treno e arrivare fino a Nizza, per vedere Brigitte senza tagli. Per quanto mi riguarda, attribuisco grande importanza al presente: al punto di aver fondato una rivista che abbiamo chiamato "L'attimo fuggente", diffusa solo per abbonamento, e che porto avanti, non senza fatica, con la collaborazione preziosa di Antonella Parmentola, la coordinatrice, Antonio Eustor, l'amministratore, e alcuni collaboratori fissi, come il mio amico psichiatra Domenico Mazzullo. 

 

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6 Aprile 2010