E' MORTO IL GRANDE BERSELLI
E' morto Edmondo Berselli, aveva 59 anni: una malattia terribile lo aveva obbligato a letto da un anno, ma fino all'ultimo aveva continuato a scrivere, dettando i suoi articoli. Era una grande firma de "La Repubblica", che oggi lo onora con due pagine. E un articolo bellissimo lo ha scritto sul "Corriere" Dario Di Vico, mettendo in risalto la straordinaria versatilità di Berselli. Che era stato un pilastro del "Mulino", ma, curioso di tutto ciò che rappresentava un fenomeno popolare, aveva pubblicato libri (sempre scritti con la sua inconfondibile eleganza, un po' snob) dedicati agli argomenti più diversi, dalla politica alle canzoni e al calcio. Ci conoscevamo poco, ma lui mi piaceva molto, non so se questo sentimento fosse ricambiato o suggerito soltanto dall'educazione. Avevamo acquisito una piccola confidenza nel febbraio dell'anno scorso, quando Paolo Bonolis per il suo trionfale Festival di Sanremo non voleva farsi intervistare da nessuno e io avevo favorito Edmondo mettendolo in contatto diretto con il presentatore (la cosa può far sorridere, ma questa corsia privilegiata aveva fatto infuriare alcuni giornalisti degli altri quotidiani). E di Berselli mi piaceva appunto la sua libertà di mente, la capacità, come ho detto, di scrivere di qualsiasi argomento, dotto o lieve che fosse, con un certo ironico snobismo, ma sempre dopo essersi informato minuziosamente, senza pregiudizi e senza spocchia. Poi, alcuni mesi fa, mi aveva confidato di essere gravemente malato. E gli avevo inviato, per conforto, sapendolo di onnivora curiosità, un curioso libretto stampato alla fine della guerra e trovato in un mercatino, le memorie della segretaria di Churchill.
Oggi, la notizia, per me inaspettata, della sua morte. Mi riprometto di leggere ciò che ha pubblicato e che ancora non ho letto, e prima ancora dei libri più seriosi, quello dedicato alla "biografia morale" del suo labrador, Liù. Un filo d'amore che ci unisce e che mi farà sentire vicino, in questi momenti difficili, al "mio" labrador, l'adorata Penelope. Leggere e rileggere i libri di uno scrittore che si ama è un modo per non dirgli addio, ma, di volta in volta, arrivederci.
"IL PROFETA"
Osannato da molti, ecco un film che non mi è piaciuto granchè. E sto cercando di capire perchè. Una volta, da giovane, con presunzione mi limitavo a dire "mi piace" o "non mi piace". Ora, invecchiando, cerco anche di rispondere a qualche perchè. E' troppo lungo e in più di una fase ci si annoia. La storia (un giovane detenuto che trascorre gran parte della sua vita in carcere, salendo i gradini del potere malavitoso) non è raccontata in maniera persuasiva: il protagonista, ad esempio, diventa un capo, ma dopo aver accettato mortificazioni e subìto legnate che nessun leader in pectore accetterebbe, quanto meno nei modi illustrati dal film. C'è comunque uno straordinario personaggio, il vecchio capomafioso in carcere che nella prima parte del film addestra e asservisce il futuro "profeta": una buona idea, una buona rappresentazione, una eccellente interpetazione. Certo un film da vedere, per curiosità. Ma non capisco e non condivido l'entusiasmo che ha provocato.
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12 Aprile 2010