Cesare giorno per giorno
San Cesare
Domani, 15 marzo, è san Cesare. Per noi meridionali, l'onomastico - chissà perchè - è anche più importante del compleanno. L'ho festeggiato raramente perchè sia la prima moglie, calabrese come me, sia la seconda, genovese di origine sarda, non hanno dato importanza alla ricorrenza. Però domani, per capriccio senile (quante cose ci si può permettere, con lo scudo della vecchiaia...) festeggerò. Seguendo un'usanza diffusa solo nelle famiglie numerose, con un capofamiglia di "panza" (non mi manca). Auguri, ma niente regali per me: sarò io a fare regali, assecondando i desideri che mi saranno espressi da familiari, amici e dal mio gruppo di lavoro. 
 
"Mine vaganti" di Ozpetek, grande Scamarcio
Al primo spettacolo del primo giorno di uscita sono andato a vedere l'ultimo film di Ozpetek, un regista che adoro. Mi è piaciuto molto, al punto che ho messo in cantiere un ampio reportage per il prossimo numero della nostra rivista "L'attimo fuggente", nel segno del valore per me cruciale e prioritario rispetto a tutti, la libertà, il diritto di decidere ciò che si voglia della propria vita. Ozpetek è il cantore, poetico e realista, dell'omosessualità. Mi piace la sua ironia, mi coinvolge la sua malinconia, mi intriga il suo senso della vita e della morte. Questa volta il dolore non affiora: il film è una splendida commedia, con una buona idea di partenza (l'omosessualità di due fratelli in una famiglia del sud, figli di un uomo all'antica) e una sceneggiatura ricca di battute divertenti. Segnalo una grandissima prova di Riccardo Scamarcio, che si sta rivelando un attore importante, anche se tuttora mal considerato - non c'è da stupirsi - dai critici. Bravo anche Alessandro Preziosi. E bravissimo anche Fantastichini, per me un altro "mito", nel difficile ruolo del padre deluso.
 
Guareschi al mercatino
Mercatino di via Tiziano, a Roma. Bel sole caldo, nei banchetti nulla o quasi d'interessante. Pochi libri, ma qualcosa ho trovato: la prima edizione di "Mondo piccolo" di Guareschi, l'inventore di don Camillo, e una vecchia edizione di versi di Trilussa. Se ne avessi  la possibilità, mi piacerebbe dedicarmi solo ai miei libri, leggerli, acquistarne altri, metterli in ordine, catalogarli, regalarli in maniera mirata... E non fare altro, niente di niente. Mi porterò nella tomba questo desiderio (maniacale?) irrisolto. Bisogna accontentarsi: mi sento felice, appagato, quando riesco a trovare qualche chicca nei mercatini. Il problema è sempre lo stesso, cogliere e apprezzare gli attimi fuggenti.

 

cesare@lamescolanza.com

14 Marzo 2010