Cesare giorno per giorno
Il Premio di Guido Vigna, un consiglio

Guido Vigna è un giornalista di forti passioni, mosso dalla curiosità (la qualità indispensabile per fare buon giornalismo) e ricco di idee. Esiste ad esempio un bel premio, per il miglior titolo e la migliore copertina dell'anno, inventato da lui: giunto alla terza edizione. I premi 2010 (relativi al 2009) sono stati consegnati martedi sera alla Triennale di Milano, dovevo esserci anch'io, poi sono stato trattenuto - purtroppo - da altri impegni. Troverete le notizie in un altro spazio sul sito.
Qui  voglio dedicare il Mister No di oggi a Guido: quando dirigevo il Corriere d'Informazione a metà degli anni settanta era un mio giornalista, bravissimo nelle cronache e specialista per le cose politiche. Poi è rimasto un rapporto amichevole, soprattutto epistolare. Apprezzo di lui, in particolare, tre qualità: l'ironia, l'asciuttezza (mai un cedimento alla retorica e alle superfluità) e l'amore per i libri. Vigna è un bibliofilo accanito, un collezionista implacabile, un cacciatore di rarità nei mercatini: non ci assomigliamo, lui è puntiglioso, accorto, freddo, lucido, documentato, capace di coinvolgere con la sua positività; io sono pigro, impulsivo e affettivo, un pessimista cronico, ma in fondo facile a lasciarmi coinvolgere.
Ci unisce una certa indulgenza per la cattiveria intellettuale. Oggi però mi sento proprio bonario. Quindi, mi fa piacere che il premio sia andato a Giuseppe Di Piazza, direttore di "Sette", un professionista eccellente, e al "Manifesto", un  giornale (a prescindere dalle valutazioni politiche personali) intelligente, raffinato e importante. E sono felice che Guido, segretario del Premio, abbia trovato - dopo due dignitose manifestazioni in località turistiche, non sempre governate da assessori e sindaci illuminati, uno sponsor di qualità nobile come la famiglia Lunelli con lo spumante Ferrari e una sede prestigiosa come la Triennale.
Lunga vita al Premio: i titoli e le copertine sono il biglietto da visita di una buona (o cattiva) comunicazione. E, a proposito di cattiveria, lancio un'idea all'amico: perchè non inserire un premio anche per il peggior titolo e per la peggior copertina? Sarebbe divertente e, forse, contribuirebbe a regalare un pizzico di autoironia, di cui la categoria di noi giornalisti avrebbe certamente bisogno.

 

cesare@lamescolanza.com

11 Marzo 2010