A cinema
Un grigio week end pieno di cinema. Afflitto da allergie ed esuberanze diabetiche, sono uscito dal mio bunker casalingo solo per cominciare a recuperare i film che non ho visto (da dicembre non avevo avuto tempo per nulla, al di fuori delle sfibranti riunioni per il Festival di Sanremo). Sempre al Savoy, che non è lontano da casa, e sta diventando il mio cinema di riferimento. E dunque. Venerdi, "Genitori e figli" di Veronesi: brutto titolo, divertente il primo tempo. Bravissimo Silvio Orlando, dalla Littizzetto - un fenomeno - si potrebbe trarre di più. Sabato, "Tra le nuvole" con George Clooney (fossi una donna o gay, me ne innamorerei): un insolito film sulla solitudine moderna, un po' ripetitivo, interessante. Domenica, l'ultimo Pupi Avati: "Il figlio più piccolo", ottimo, anche perchè è scritto con una cattiveria che mi appartiene molto, uno sguardo impietoso, anzi crudelissimo, sulle volgarità di oggi. A volte una frettolosità, una rozzezza insolita per un regista abitualmente intenso ed elegante. Ma Christian De Sica è portentoso, rivela capacità intuibili, ma finora sconosciute: se abbandona il filone - redditizio - dei film comici, potrebbe affermarsi come un attore straordinario, all'altezza del mitico padre.
Hemingway
Succede che girovagando per casa, scopro un libro di Hemingway che non avevo letto, "Festa mobile". E' del 1964. Sono pagine dedicate alla sua vita parigina: "Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi, da giovane, dopo, ovunque tu passi il resto della tua vita, essa ti accompagna perchè Parigi è un a festa mobile", scrisse Ernest a un amico nel 1950. Ho adorato Hemingway quando avevo vent'anni, come la stragrande maggioranza dei miei coetanei interessati alla lettura e, in particolare, agli scrittori americani. Poi, mi sono un po' disincantato. Quindi ho aperto il libro a caso, per sfogliarlo, con una certa diffidenza. Invece, delizioso! Era il racconto del suo incontro con Scott Ftzgerald e la moglie Zelda. Sono andato avanti e poi a ritroso, golosamente. Formidabile anche il ritratto di Gertrude Stein e dei pomeriggi a casa di lei, al 27 di rue de Fleurus, "per godersi il calduccio e i quadri e le conversazioni". Raccomando la lettura non solo a chi ami Parigi e, come modello di riferimento, ai giovani aspiranti scrittori che vogliano descrivere persone e ambienti di città a loro care, ma anche a chi apprezzi Hemingway e sia curioso di conoscerlo, sia pure attraverso inevitabili automistificazioni, nella sua vita privata.
Lunedi, i giornali
Invecchio e divento pignolo. Quando dirigevo giornali, lustri fa, mi incazzavo senza pietà di fronte a sciatterie e refusi. Oggi è peggio: da lettore sono tollerante, però mi saltano agli occhi errori giustificabili e sviste forse inevitabili. Su "La Repubblica" c'è una grande foto - molto bella, veristica - che testimonia i saccheggi nelle città cilene. Poi mi avvento sul racconto di Luis Sepulveda, che descrive serenamente la tragedia del terremoto e le reazioni del suo popolo. "Tranne qualche eccezione", scrive Sepulveda, "non ci sono stati saccheggi (anche se i due casi di assalti ai supermercati sono stati enfatizzati dalla stampa scandalistica"). La domanda sorge spontanea: anche "La Repubblica", su cui scrive Sepulveda, è scandalistica, oppure la cronaca di Sepulveda è riduttiva? Il governo ha intimato il coprifuoco e anche il Corriere, come tutti, titola vistosamente sui saccheggi. Il 3 marzo lo storico inglese Denis Mack Smith compirà novant'anni. "La Repubblica" lo celebra con una bella intervista di Simonetta Fiori. Sul "Corriere della Sera" Sergio Romano lo ricorda rispondendo a una colta lettrice: "Denis Mack Smith", scrive, "è nato nel 1910 e compie ora i novant'anni..." Beh, no: se così fosse, gli anni sarebbero cento (glieli auguriamo): il lapsus è disdicevole per uno scrittore fine ed elegante come l'ex ambasciatore. Però, grazie al suo testo, mi è venuta voglia di trovare e leggere il primo libro di Smith, pubblicato nel 1954, di cui ignoravo l'esistenza: "un'affascinante descrizione dei rapporti che intercorsero tra Cavour e Garibaldi". E' un appello rivolto a librai, amici, bibliofili. Pigi Battista, implacabile, ancora sul Corriere chiede scusa ai lettori per aver dato credito a un'intervista di Philiph Roth a Libero: ha scoperto, tramite Paola Zanuttini sul "Venerdi", che l'intervista "all'immenso Roth" era falsa. L'episodio mi incuriosisce e mi piacerebbe approfondire. Ogni giorno taglio dai giornali le pagine con gli articoli che non riesco a leggere subito. Leggerò quando avrò tempo. La casa è invasa da pile di giornali di dieci, quindici anni fa: non sono ancora riuscito a leggere. Mia moglie ha combattuto tenacemente contro questa stolta (?) abitudine, poi si è arresa. Ogni tanto ho la tentazione di buttare via tutto. Resisto. Oggi ho messo da parte la storia di Amina, una sposa bambina venduta a 14 anni per 600 euro al suo futuro marito; il ritratto di "Lady Gaga" (che avremmo voluto portare al Festival di Sanremo), la nuova Madonna alla conquista dell'Europa: le cronache del mio Genoa che è riuscito a perdere 4-3 in casa con il Bologna, dopo aver dominato la partita, tre volte in vantaggio. Poca roba, oggi. Sto meditando di rinunciare alla quindicina di giornali che leggo e sfoglio ogni giorno e di servirmi solo di Internet e delle segnalazioni, che mi arrivano copiosamente. Sarebbe anche un bel risparmio. La tentazione è forte.
cesare@lamescolanza.com
1 Marzo 2010