Cesare giorno per giorno

METEO E BANCARELLE
Avevo accarezzato l'idea di andar via alcuni giorni, la prossima settimana, per scrivere qualcosa che sto rinviando da tempo con calma, fuori dai problemi quotidiani. La mia preziosa segretaria, Betta, ha fatto una ricerca sulle previsioni del tempo: bene, è la peggior settimana dell'anno, pioggia dappertutto, e anche neve in qualche caso. Per divertirvi, abbiamo preso informazioni per la Puglia, la mia Calabria, Toscana, Val d'Aosta, Milano e Svizzera, Veneto, Slovenia... Piove anche ad Hammamet e Marrakech! Non ho molta simpatia per le vacanze, credo che resterò a casa e mi rifugerò nel mio relax preferito: leggere, scrivere e studiare. Vizietti? Uno intellettuale: il cinema. L'altro, ludico: il poker. C'erano altri due bei modi per far passare il tempo, ma stanno diventando bei ricordi. Uno non lo dico, per pudore, l'altro (i piaceri gastronomici) è vietato da una brutta bestia insidiosa, il diabete. Stavo per dimenticare il calcio, le partite in tivu, ormai tutte o quasi imperdibili. E non escludo, nel week end, un giro per bancarelle, a caccia di libri vecchi, chicche editoriali Se qualcuno ha indicazioni piacevoli da darmi, ringrazio fin da ora.

ANTONIO GHIRELLI
Ieri sera ho invitato a cena Antonio Ghirelli, classe 1922 (vent'anni più di me). E' stato quasi un padre, per me. Sicuramente il mio maestro, mi ha arruolato nel giornalismo quando non avevo neanche diciassette anni. Lui dirigeva a Torino Tuttosport, l'unico giornale che entrava a casa mia per due semplici ragioni: mio padre odiava la politica ed era tifoso  della Juventus. Io avevo nel sangue la voglia di giornalismo, mi davo da fare, avevo già scritto qualcosa sulle pagine dei giornali di Genova - la città dove abitava la mia famiglia. Scrissi a Ghirelli una lettera sfrontata, insolente, piena di critiche. Antonio mi ha raccontato che la segretaria, nel portargliela, le disse che era meglio buttarla subito nel cestino. Lui invece la lesse e mi scrisse una bellissima lettera: nacque così una corrispondenza assidua, centinaia di lettere, in cui gli confidavo qualsiasi cosa e lui, senza giudicare, mi dava consigli e indirizzi (spesso, e ahimè lo dico adesso, non ascoltati). Non solo: mi invitò subito a collaborare col suo giornale. Del lungo rapporto con lui, dal '59 a oggi, ci sarà occasione di parlare certamente in futuro.

Qui, in questa sorta di diario, voglio solo dire che Antonio è rimasto vedovo un paio di settimane fa: ha perduto la moglie adorata, Barbara, una donna straordinaria. 67 anni vissuti insieme, condividendo passioni, amore, amicizia, tutto. Il dolore per lui è stato atroce. Io mi trovavo a Sanremo, non potevo lasciare il lavoro, gli scrissi una lunga lettera...e ho voluto vederlo al mio ritorno a Roma, alla prima occasione per lui possibile. Avremmo dovuto incontrarci a casa. Senonché l'ascensore nel pomeriggio si è rotto e tre piani di scale, proibitivi per me, sarebbero stati molto duri anche per lui. Così siamo andati in un ristorante piacevole ed accogliente, "Pagaroma" in via Bruno Buozzi, dove Ghirelli è stato riconosciuto e festeggiato dai camerieri. C'erano mia moglie e un altro allievo di Ghirelli, a lui affezionatissimo quanto me, il mio amico di sempre Franco Recanatesi, e la moglie Paola Sensini, bravissima giornalista del tg3. Antonio, come sempre, è stato un affabulatore irresistibile, questa volta mascherando il suo dolore nella rievocazione di episodi della sua lunga e straordinaria carriera. Il problema era che il locale era affollatissimo, quindi chiassoso, il mio adorato maestro parlava a voce bassa, io non riuscivo a seguire il labiale e afferravo la metà di quello che si stava dicendo. E contrariamente alle mie invadenti abitudini ho parlato pochissimo. Pensavo che a casa ci sarebbe stata maggior intimità e tranquillità, però certamente Antonio si sarebbe commosso, parlandoci di Barbara (sta scrivendo un libro su di lei, che sarà pubblicato da Tullio Pironti), e forse la serata sarebbe stata malinconica. Questa riflessione mi portava a una domanda inevitabile: come elaborare un lutto dolorosissimo? affrontandolo, parlandone, strappandosi la pelle di fronte alla crudezza e alla dolcezza dei ricordi? o svagarsi, tentare una forse impossibile estraneità, con la leggerezza che abbiamo avuto nella cena di ieri? Io fuggo il dolore, ne ho paura, preferisco covarmelo dentro, in solitudine... Forse Antonio, se lo conosco bene, avrebbe preferito, con amici come noi, un'intimità familiare, casalinga.

PIERLUIGI MAGNASCHI
E' un grande giornalista, un amico, uno dei miei riferimenti: lo stimo molto, per la sua onestà intellettuale e professionale e in particolare, per la sua voracità - che assomiglia alla mia (la mia è minore). Legge tutto, vede tutto, ascolta, sente, interviene... Tra le tante cose straordinarie che fa e suggerisce, ci sono per me le sue recensioni dei film (le trovate su questo sito). Non capisco come riesca a trovare il tempo per vedere tutto ciò che sia degno di essere visto. Per me, cinefilo accanito, è la guida preferita. Rispetto ai critici specializzati (chiedo scusa per la generalizzazione, ma i difetti nella categoria sono molto diffusi) ha una superiorità essenziale: non è snob, non ha pregiudizi, non ha complessi, non ha soggezioni di nessun tipo; scrive con chiarezza, dice ciò che pensa con chiarezza ammirevole. Spesso mi fa scoprire piccoli film usciti in sordina o mi toglie pregiudizi che mi si erano formati leggendo recensioni contorte. Ultimo caso, "Invictus" di Clint Eastwood: non sarei andato a vederlo, pensavo a una celebrazione retorica, scontata, melensa. Ho letto che Magnaschi considera splendido il film, andrò a vederlo entro domenica...e sono certo che non resterò deluso.

 

cesare@lamescolanza.com

5 Marzo 2010