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MALATTIE MENTALI, BASAGLIA, ELETTROSHOCK
POLEMICHE VARIE SULLA PSICHIATRIA

di Cesare Lanza
Ho ricevuto dalla signora Monica Penco di Genova questa lettera: "Vorrei chiedere al dott.Mazzullo, che stimo e di cui apprezzo molto modi e toni, soltanto due cose: la prima è cosa ne pensa di Franco Basaglia che, pur sapendone di più del rispettabile signor Paolo Roat, era anch'egli decisamente contrario al trattamento dell'elettroshock, (e a tante altre nequizie da lui denunciate...). La seconda è cosa ne pensa del dott. Giorgio Coda ,conosciuto tra i suoi pazienti come "l'elettricista" (o sadico di Collegno) che l'11luglio 1974, fu condannato a 5 anni di reclusione per torture e maltrattamenti ripetuti, oltre l'interdizione dall'esercizio medico; ci si chiede quanti altri "dott.coda" ci siano stati e quanto possano averla fatta franca...Inoltre le chiedo se ha mai visto e ascoltato Alda Merini raccontare il proprio calvario con cui quel tipo di "cure psichiatriche" le ha consumato la vita e l'esistenza...Concludo dicendo che credo nella psicologia, nella psicoanalisi, nella psichiatria, e nella sensibilità umana di chi vive non trascurando le dinamiche della mente e i bisogni interiori propri e altrui. Suggerisco infine, per chi è interessato al tema come il signor Roat, di leggere il libro "Manicomio Italia" di Franco Stefanoni, Edizioni Riunite. Cordialmente.. rattazzi.giuseppe@tele2.it RISPONDO: ho affidato ovviamente all'amico Domenico la risposta, più puntuale e compiuta rispetto alle mie possibilità: "Gentile Signora Penco, La ringrazio, prima di tutto, per la Sua stima e il Suo apprezzamento e sinceramente non penso molto bene del professor Franco Basaglia, che si è comportato ed ha agito, più da politico che da psichiatra e premetto che non ho stima dei politici di professione. Sicuramente il professor Basaglia ha agito in perfetta e limpida buona fede, ma forse, ingenuamente non si è reso conto delle conseguenze che la sua iniziativa avrebbe comportato e non ha compreso di essere strumentalizzato da politici un po' meno in buona fede. Mi spiego meglio: premesso che la malattia mentale è una malattia come tutte le altre, terribile e drammatica, per chi ne soffre, forse peggio di altre malattie che comunemente temiamo, purtroppo i malati di questa malattia hanno delle prerogative e caratteristiche speciali, tra le quali, in primis, spesso le più gravi, la non consapevolezza della malattia e quindi della necessità di cure. La malattia mentale per le sue specifiche caratteristiche, spesso rende i pazienti incapaci di attendere a se stessi e di provvedere alle proprie necessità. In alcuni casi, purtroppo non infrequenti, esiste una innegabile pericolosità per se stessi e per gli altri, come si desume anche dai fatti di cronaca. La malattia mentale, nelle forme più gravi, è purtroppo una malattia che non guarisce, ma della quale, allo stato attuale, per mezzo di farmaci, riusciamo a controllare ed alleviare i sintomi. A volte i pazienti, a causa della severità dei propri sintomi e delle proprie condizioni cliniche, non possono essere accuditi dalle famiglie, che non sono in grado di provvedere alle loro necessità e di gestire adeguatamente i momenti di crisi. Per questi motivi ritengo che la chiusura tout court degli ospedali psichiatrici sia stato un provvedimento pericolosamente sconsiderato. Il professor Basaglia ha avuto il grande merito di sollevare il problema delle condizioni di grave fatiscenza, nelle quali si trovavano questi ospedali, non dissimili però, mi creda, in quanto a fatiscenza, da quelle in cui versano gli ospedali italiani da Firenze in giù. Io vivo ed esercito a Roma e gli ospedali della Capitale, non psichiatrici, non sono certo meglio dei peggiori, ormai non più esistenti ospedali psichiatrici, eppure nessuno promuove una chiusura di questi. Gli ospedali psichiatrici, così come erano, rappresentavano una vergogna per un paese civile, così come sono una vergogna gli ospedali di cui disponiamo. Gli ospedali psichiatrici dovevano essere, a mio parere, riformati radicalmente, ma non chiusi, sostituendoli con....niente. Perchè purtroppo cara Signora, così si è fatto, lasciando i malati abbandonati a se stessi, o alle famiglie nelle quali si sono verificati autentici drammi. A proposito poi, più specificatamente di elettroshock ancora, le idee personali del professor Basaglia sono in disaccordo con tutta la letteratura internazionale in tema di questa terapia demonizzata, torno a dire, solo in Italia. Un uso improprio di questa terapia, come d'altra parte di ogni terapia, psichiatrica o no, è deprecabile e pericoloso e la responsabilità ricade interamente sul medico che la attua. Jack lo squartatore, che probabilmente era un medico, uccideva e sezionava le sue vittime con un bisturi, eppure nessuno demonizzerebbe il bisturi, che, in mano di validi chirurghi, salva delle vite. Questo per rispondere alle Sue domande riguardo al medico soprannominato l'elettricista. Conosco Alda Merini, ma anche qui, lo ripeto, la responsabilità ricade sul medico, non sulle terapie, se usate impropriamente. In Unione Sovietica l'elettroshock è stato usato, con una tecnica detta dell'annichilimento, consistente in più applicazioni giornaliere, sui dissidenti politici, per distruggerne la memoria e la volontà. Si è trattato evidentemente di un utilizzo, non proprio terapeutico, di una terapia, che usata invece correttamente, non ha nulla di terrifico e di demoniaco, ma è in grado di salvare vite umane. Le colpe dei medici colpevoli non possono però e non devono ricadere sugli strumenti terapeutici impropriamente usati. RingraziandoLa per il Suo interessamento La saluto caramente. Domenico Mazzullo d.mazzullo@tiscali.it, www.studiomazzullo.com
09-03-2008



