I SERENISSIMI CHE OCCUPARONO SAN MARCO
FINIRONO IN CARCERE... E GLI STUDENTI NELLE SCUOLE?

 

Ricevo da Giuseppe Bilotti:

 
"Perchè le occupazioni non vengono perseguite, mentre  i Serenissimi che occuparono il campanile di San Marco vennero arrestati, processati e condannati ad anni di carcere che scontarono per intiero-L'allora ministro Fassino, che bloccò allora l'iter della domanda di grazia, che dice delle occupazioni di oggi??? Di seguito la documentazione:

Il processo

A seguito delle indagini volte a svelare la pianificazione del gesto eversivo, fu istruito un processo. Tra i capi di accusa ipotizzati vi erano:

  • attentato all'unità dello Stato, perché il retroattivo annullamento dell'operato di Napoleone Bonaparte ristabilendo lo status quo ante, riportando cioè la situazione al 1797, avrebbe annullato anche la successiva unione del Veneto all'Italia del 1866, come pure gli esiti della prima e della seconda guerra mondiale.
  • banda armata
  • interruzione di pubblico servizio, per le interruzioni delle trasmissioni televisive effettuate in precedenza alla manifestazione veneziana.

Nel maggio 2006 vi sono stati altri rinvii a giudizio per altri reati connessi agli stessi fatti.

Le condanne

Il processo ai Serenissimi si concluse con assoluzioni, patteggiamenti e condanne:

  • Luigi Faccia: condanna a 4 anni e 9 mesi di reclusione per la manifestazione veneziana (scontati 3 e mezzo ed affidato ai servizi sociali) oltre ad una condanna a 6 mesi di reclusione per associazione sovversiva da parte del Tribunale di Verona, 5 anni e 3 mesi complessivi. Non aveva partecipato alla manifestazione, ma fu identificato come ideologo dell'operazione e Presidente del Veneto Serenissimo Governo.
  • Giuseppe Segato: condanna a 3 anni e 7 mesi di reclusione per il reato di eversione. Non aveva partecipato alla azione, ma fu identificato come ideologo.

La detenzione

Giuseppe Segato, che non aveva partecipato all'azione ma ne era stato considerato l'ideologo, si ammalò in carcere e fu condotto all'ospedale ammanettato, in lettiga. Nel 2003, a 6 anni dall'azione condotta in piazza San Marco, tutti i Serenissimi condannati avevano terminato di scontare la pena.

La mancata grazia

Da più parti fu chiesto che fosse concessa la grazia per i Serenissimi, considerando il loro gesto come una manifestazione di opinione, spettacolare ma non particolarmente violenta. La grazia non fu mai concessa.

Una prima domanda di grazia per Luigi Faccia fu presentata dalla moglie nel dicembre 1999, ma nel 2000 l'allora ministro della giustizia Piero Fassino, ne bloccò l'iter. Una volta cambiato titolare del dicastero, intervenne una nuova domanda. Il ministro leghista Roberto Castelli dichiarò che «Faccia non ha fatto male a nessuno», e tuttavia la grazia, che è competenza esclusiva del Presidente della Repubblica, non gli fu concessa, sebbene richiesta da diversi soggetti politici del Veneto (tra cui La Liga Veneta, i Verdi del Veneto, Forza Italia del Veneto) e personalità pubbliche tra cui Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, dopo essersi comunque costituito parte civile contro i Serenissimi, Gianfranco Bettin - Consigliere regionale Verdi del Veneto - e da Paolo De Marchi, Presidente della Federazione Regionale Verdi del Veneto.

Le opinioni a favore

Durante la detenzione i "Serenissimi" ricevettero numerose lettere di solidarietà, alcune sono raccolte nel libro "Ti con nu nu con Ti". Vi furono appelli per la scarcerazione o per una riduzione della pena, che non furono però accolti; in particolare per Luigi Faccia e Giuseppe Segato. Alcuni hanno sostenuto che le condanne inflitte furono eccessivamente dure, data la portata dimostrativa del gesto. Il fucile di cui disponeva il gruppo era un residuato bellico della seconda guerra mondiale e non furono compiuti atti di violenza su persone. Taluni hanno sostenuto apertamente che sulle condanne dei "Serenissimi" abbiano influito più le posizioni politiche espresse che non il gesto in sé, malgrado l'accaduto si configurasse senza ombra di dubbio come una fattispecie di reato espressamente previsto dal Codice Penale italiano. giuseppe.bilotti@libero.it "