Ricevo dalla signora Luisa Ricchi, Bologna: "Ciao Cesare! Ho letto con interesse la lettera della professoressa che scrive a proposito di tanti ragazzi che si stanno spappolando il cervello in vari modi. Ho ripensato ad un paio di episodi che mi avevano colpito quasi trent'anni fa. Il primo. A Bolzano ogni giorno veniva denunciato un atto di teppismo compiuto nella notte nella zona residenziale in cui abitavo. Dopo qualche tempo, sono stati colti sul fatto alcuni ragazzini di buona famiglia, che, ovviamente, sono stati accompagnati in questura, da dove i genitori li dovevano prelevare. Anzichè farli tornare a casa a suon di calci nel sedere, quasi tutti hanno pronunciato, o gridato, la magica frase "Lei non sa chi sono io!". I poliziotti che mi hanno raccontato l'episodio, tutti padri di famiglia, erano sconvolti. Secondo. Un mio parente, che da buon sessantottino non disdegnava qualche canna, invitato ad una festa organizzata da un noto politico, si è accorto che, anzichè far girare degli ipercalorici ma gratificanti pasticcini, o un ammazzacaffè, è stato fatto passare un vassoio contenente della cocaina. Il mio parente, pur non essendo padre, mi ha raccontato di essersi sentito terribilmente a disagio, e non per il rifiuto di usare una sostanza che non lo interessava, ma al pensiero che i piccoli figli del padrone di casa, mandati a dormire dopo Carosello, sarebbero potuti scendere in qualunque momento. Sia i ragazzi teppistelli, che allora chiamavamo "teddy boys", che i bimbi del politico, ormai saranno a loro volta genitori. Ma che tipo di genitori? Quale modello avranno potuto rappresentare per i loro figlioli? Quale esempio avranno saputo dare? Non saranno di quei genitori che si scandalizzano se qualche poliziotto, con cani addestrati, si apposta davanti ad una scuola per pizzicare baby o non baby spacciatori ed utenti? Mio nonno diceva: "il buon esempio vien dall'alto!". Se tanto mi dà tanto..... poveri ragazzi!"
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