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OLIMPIADI, I
COMMENTATORI PARLANO
COME NEL SALOTTO DI CASA LORO

di
Cesare Lanza
Molti
miei lettori/navigatori mi hanno scritto per
lamentare che la mia rubrica Mister No non esce (ed
è un eufemismo) ogni giorno. Bene: a parte le mie
traversie fisiche, riconosco che non mi è facile
mantenere una frequenza quotidiana.
E, di fronte alle lamentele, le scelte possibili a
mio parere (in fondo, sono il diretto interessato…)
erano solo due: 1. modificare la formula. 2.
cancellare la rubrica. Per il momento ho deciso di
modificare la formula, in modo da facilitare il mio
lavoro. Di conseguenza, pubblicherò senza commento
le lettere che mi sembrino meritevoli di essere rese
pubbliche. E, quando riuscirò a trovare il tempo per
scrivere, mi limiterò a trasmettervi alcuni appunti
della mia agenda: libri che leggo, film che vedo,
osservazioni sui giornali che sfoglio… ma anche e
soprattutto, spero, flash e segnalazioni di piccole
molestie in cui mi imbatto nelle mie attività
quotidiane. Una sorta di diario di ciò che non va e
potrebbe essere facilmente modificato, con un
pizzico di buona volontà. Nel rispetto delle
intenzioni con cui questa rubrica era nata, tanti
anni fa, sulle colonne di “Libero”.
Spero di non deludervi. Ecco la prima lettera del
nuovo corso.
“Ciao Cesare! Vorrei dirti due parole su queste
olimpiadi che, quando posso, seguo.
Mi interessano da sempre. Alcune scelte, o episodi,
o personaggi mi sono piaciuti. Altri no.
Mi piace il sorriso timidamente meravigliato del
nuotatore-fenomeno Phelps, contrariamente a Candido
Cannavò che lo ritiene freddo ed indifferente,
preferendogli l'entusiasmo del centometrista Bolt.
Di quest'ultimo, invece, a me non piace la voglia di
esibire, appena gli si presenta l'occasione e
secondo me strumentalmente, il suo paio di scarpe
d'oro, arrivando a metterle provocatoriamente sotto
il naso di un giornalista che lo incalzava con delle
domande alle quali non voleva rispondere.
Ben lontano dalla pacatezza e la classe di Livio
Berruti.
Non mi piacciono le maglie e le pettorine con i
colori del miglior offerente. Quelli che le
indossano hanno nome e colore della pelle che non
fanno certo pensare alla nazione per la quale
gareggiano. Molti sono i giamaicani ed i cubani
naturalizzati dalle più svariate nazioni. Il culmine
è stato raggiunto dalla Georgia che, aggiudicandosi
due ragazze brasiliane (nick-name Gia e Geor), ha
potuto far scendere in campo la sua rappresentativa
femminile di Beach Volley.
Mi ha emozionato il successo di Dara Torres, che a
41 anni ha portato a casa ben tre medaglie
d'argento, di cui una, splendida, conquistata in una
di quelle specialità individuali che tanti anni fa
erano riservate a walchirie diciassettenni pompate e
dopate, provenienti in gran parte da paesi dell'Est
europeo.
Dimostrazione lampante che l'età anagrafica è un
numero e nulla più!
Ovviamente non mi è piaciuta la giuria che ci ha
buggerato una medaglia agli anelli.
Mi ha infastidito il play-back usato per la
piccolissima cantante cinese, ritenuta troppo poco
carina per apparire in una manifestazione importante
come l'inaugurazione dei giochi olimpici, e
sostituita da un'altra bimba più avvenente.
Guardando quello scricciolo di 33 chili che ha preso
una meritatissima medaglia d'oro nelle parallele
asimmetriche, mi si è rinfrescato il ricordo di quel
lungo servizio televisivo che mostrava l'inumano
allenamento a cui dovevano sottoporsi i bambini
cinesi scelti per essere avviati all'agonismo.
Strappati alle loro famiglie e portati a migliaia di
chilometri di distanza, passano ore ed ore a gambine
aperte in spaccata, con i piedi appoggiati su due
cubi, in modo che l'ossatura si formi in modo tale
da facilitare la preparazione nelle specialità
ginniche.
Mi chiedo che senso abbia punire e squalificare chi
fa uso di sostanze dopanti e poi fregarsene di
questo modo di rubare l'infanzia a dei piccoli di
4-5 anni!
Se si pensa alla concorrenza scorretta, questa lo è.
Se si vuole evitare un danno fisico agli atleti,
ignorantemente penso che sia meno dannosa un po' di
efedrina rispetto a questo trattamento che nessuno
si sogna di contestare.
Mi piacciono poco quei cronisti e commentatori che
parlano come se fossero nel salotto di casa loro,
usando una terminologia adatta agli addetti ai
lavori e che suona arabo a chi vorrebbe seguire una
gara con un minimo di spiegazioni, necessarie per
esempio per le regate veliche.
Per concludere, per curiosità, ma anche per cercare
di avvicinare i giovani allo sport, mi piacerebbe
che ci dicessero quanti sono gli iscritti alle varie
federazioni.
Forse capiremmo che gli italiani sono molto forti e
che, se ci fossero più federati, saremmo competitivi
con tutte le altre nazioni.
Caro Cesare, ricordi Mauro Checcoli, che nel 1964 ha
preso l'oro nel concorso completo d'equitazione? In
Italia c'erano 3 (tre) iscritti. In Germania
10.000!!
So che da buono sportivo non ti sarai annoiato
troppo a leggere queste semplici considerazioni,
anche se non le condividerai.
Un abbraccio. Luisa Ricchi
uliricchi61@gmail.com ”
cesare@lamescolanza.com
20-08-08



