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OLIMPIADI: ROSSI, CAMMARELLE, PELLEGRINI
E TANTI ALTRI NON MERITANO LE CRITICHE

di
Cesare Lanza
Pubblico questa lettera di
feroce critica nei miei confronti perché, se si
resta come in questo caso, ben all’interno dei
confini della correttezza e dell’educazione, ogni
opinione merita di essere accolta e rispettata. E,
come ho detto, non voglio riservarmi – di norma –
l’ultima parola. Mi permetto di dire al signor
Lorenzo Tiezzi che io ho fatto sport (calcio a
undici, atletica – salto in lungo – e tennis) e che
una delle mie specificità professionali è stato il
giornalismo sportivo. Quindi il lettore può avere
idee diverse, è normale, ma sbaglia
nettamente, se mi accusa di incompetenza. Infine:
non faccio il maestro e non ho inteso offendere
nessuno, ho rivolto critiche al baraccone delle
Olimpiadi per la loro strutturale composizione. Che
poi ci siano molti atleti apprezzabili per fatiche,
valore e vocazione – è un altro discorso. Ecco
comunque la lettera:
“Gent. Cesare, ho letto su
Libero l'articolo che ha voluto dedicare a ciò che
per lei significano le Olimpiadi di Pechino. Per la
manifestazione appena conclusa non è stata altro che
una perdita di tempo, un rito consacrato nel tempio
delle banalità, con i cinesi che hanno fatto vincere
l'oro alle loro bambine (si, ha ragione, bambine),
una banalità vuota mentre in Tibet e pure in Georgia
continuano a morire.
Senz'altro molte delle cose che
ha scritto sono condivisibili. Ad esempio, il Cio è
un insieme di tromboni che invece di lodare Bolt per
la sua gioia (ben diversa dall'umiliazione
dell'avversario) tutta africana, colorata,
splendida. Sono gioie che solo pochi hanno una volta
nella vita e fa pure piacere vedersele in tv. Almeno
a me.
Siccome la stimo, mi permetto di
scriverle cosa penso io degli atleti e dei loro
sforzi. Anche a loro lei ha riservato le sue
bacchettate, ma l'ha fatto con un po' dell'altro del
'sano' sedentarismo italiota che tutti ci accomuna.
Noi, anzi i nostri antenati, una volta, in un tempo
lontano, dominavamo il mondo perchè avevamo capito
che mente e corpo sono un tutt'uno. Lei invece se
l'è dimenticato.
Lei fa distinzione (ancora) tra
atleti professionisti e non professionisti, quando i
veri ricconi sono i calciatori e uno come il pugile
Cammarelle probabilmente farà per tutta la vita il
poliziotto. Avrebbe potuto scrivere, e le avrei dato
ragione, che è l'ora di finirla con tutti questi
atleti - militari. Se lo stato deve dare un aiuto
agli atleti che lo dia con strutture autonome, non
dando stipendi tutta la vita a destra e a manca. In
USA e in Gran Bretagna ci sono le Università, in
altri paesi il sistema è diverso, qui da noi è il
solito casino... Ma non l'ha scritto.
Lei non ricorda e probabilmente
non capisce quanto fa bene al mondo intero un
Antonio Rossi che scende dalla sua canoa dopo tanta
fatica e dopo un quarto posto che lo consacra come
PERDENTE... e riesce a scherzare senza prendersela
con nessuno. Lei probabilmente i rulli con cui si
allena Josefa Idem a casa sua a Ravenna non sa manco
cosa sono. Eppure scrive.
Tagliando corto, la morale dello
sport è che vincere è tutto e perdere fa schifo.
Solo questo. Solo che quando lo sportivo perde,
parlo dello sportivo vero, non si lamenta, non se la
prende con l'arbitro e con l'allenatore. Dopo un
attimo di sconforto, cerca solo di fare meglio la
prossima volta.
Se a lei tutto ciò non
interessa, anzi, se lei tutto ciò non lo capisce, e
se per caso ha qualche dubbio glielo scrivo io: lei
non lo capisce... non ne scriva.
Oppure ne scriva dopo che una mattina, una sola
mattina della sua vita, d'inverno, si è alzato alle
5 e mezzo, poi è andato davanti alla più importante
piscina della sua città. Si accorgerà che già alle 6
c'è chi nuota, prima di andare a scuola. E mica
25-08-08



