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UNA
BELLA STORIA DI VITA,
SOFFERENZA A LIETO FINE

di Cesare
Lanza
Ricevo dal mio amico Domenico
Mazzullo questa bella storia:
"Caro Cesare, la storia è assolutamente vera. In
un'epoca storica in cui tutte le comunicazioni, anche le
più importanti, avvengono per via elettronica, o peggio
per SMS, ricevere una lettera classica, una busta
chiusa, con il proprio indirizzo vergato a mano, in alto
il vecchio francobollo ormai desueto e divenuto oggetto
solo di collezionismo, riempie chi la riceve, di stupore
ed emozione, di sapore del passato, di nostalgie per ciò
che non è più e mai più tornerà, altro che nei nostri
ricordi dolci-amari, nelle rievocazioni malinconiche,
come sempre è il sapore di ieri, o ierlaltro. E' quanto
è accaduto anche a me quando, alcuni giorni addietro,
aprendo la mia cassetta della posta, sepolta sotto un
mucchio di riviste e fogli pubblicitari, distrattamente
sfogliati e rapidamente scartati e eliminati, ho visto
spuntare una busta inconfondibilmente da lettera, e non
di quelle freddamente ed immacolatamente commerciali, ma
color crema, solitaria e inaspettata, essendo già
trascorso da poco il periodo delle festività natalizie
ed essendo ancora lontano quello delle festività
pasquali. Un biglietto d'auguri tremendamente
ritardatario, o un augurio prematuro di un paziente
ansioso e particolarmente previdente, mi sono chiesto
subitamente, abituato, come sono alle stranezze mie e
degli altri? Il mio nome e il mio indirizzo vergato a
mano, con inchiostro blu e con una grafia evidentemente
femminile, mi hanno evocato il titolo di un libro a me
molto caro ed affascinante: "Una scrittura femminile
azzurro pallido" di Franz Werfel e con questa
suggestione mi sono accinto ad aprire la busta nella
quale era contenuta una lettera, anch'essa scritta a
mano e con la stessa grafia femminile. Riporto qui il
contenuto della lettera integralmente, omettendo
naturalmente, per rispetto del segreto professionale, la
firma, cui immediatamente i miei occhi sono corsi per
conoscerne subito il mittente: "Egr. Dott. Mazzullo,
sicuramente non si ricorderà di me, viste le centinaia
di persone che sono passate nel suo studio. Io venni da
lei, disperata, a fine '98, dopo aver scoperto che mio
marito mi stava tradendo con un uomo; ritornai nel '99
quando, al dolore della mia separazione, si aggiunse
quello della perdita di mia madre e per un uomo che non
corrispondeva i miei sentimenti. Lei mi aiutò
tantissimo, con la parola, prima, con i farmaci poi...
così che quando pensai che tutto fosse finito, ritrovai
la forza in me stessa di rimpossessarmi della vita! Ora
quell'uomo che mi "fece penare" è il mio compagno da 9
anni, è il padre dei miei bimbi, di due piccoli
gioielli, che sono la ragione della mia vita e quell' ex
marito, che tanto mi fece piangere, è il mio migliore
amico, per i miei bambini un adorabile zio! Tra i tanti
preziosi consigli, che allora mi diede, uno fu di
provare ad esternare, scrivendo, tutto ciò che stavo
provando. Un giorno l' ho fatto e quest'anno,
casualmente, quel semplice, breve racconto è diventato
un libro. Io la ricordo sempre con molta stima, l'ho
seguita nella sua esperienza televisiva, e ho pensato
potesse farle piacere sapere che lei mi ha aiutato a
"rinascere", pertanto le invio una copia del mio
racconto.Cordiali saluti. Lettera firmata."
Ho
risposto così: "Cara Signora, invece mi ricordo
perfettamente di Lei e del Suo dolore, della vicenda che
La vide protagonista, assieme a Suo marito anch'egli
divenuto successivamente mio paziente. La professione mi
ha insegnato che la realtà supera sempre la fantasia,
anche quella più libera e prolifica, del più illuminato
scrittore, che costruisce storie inventate, aventi come
soggetto le vicende umane. Non ne conoscevo però
l'epilogo, anche esso inimmaginabile ed insperato, alla
luce di come la Sua storia era iniziata ed essendomi io
fermato, nella sua conoscenza, ai suoi momenti ed atti
più tristi e privi di ogni barlume di speranza. Non
avrei mai immaginato di ricevere una lettera come la
Sua, anche se più volte, lo confesso, Lei mi era tornata
alla mente e ogni volta mi chiedevo cosa ne fosse della
Sua vita. Purtroppo a noi medici è dato in sorte di
entrare prepotentemente nella vita dei nostri pazienti,
ad un certo punto di questa, di ricostruirne assieme e
secondo logica il passato, di viverne assieme una parte
del presente, di immaginarne assieme un futuro, di
desiderarlo, assieme a Loro e poi uscirne
silenziosamente, in punta di piedi, quando il nostro
lavoro è terminato, senza poter sapere più nulla, nella
maggior parte dei casi, di come si sono evolute le
vicende di cui per un breve, o lungo cammino, siamo
stati testimoni, partecipi, un po' forse anche
protagonisti. E' come adottare un figlio, ad una certa
età della sua vita, aiutarlo a crescere e una volta che
è diventato adulto, vederlo andare libero per la sua
strada, non potendo sapere più nulla, se non in casi
particolari, di lui, della sua vita, dei suoi progressi,
dei suoi successi, o insuccessi. Ma per fortuna, a
volte, alcuni figli si rammentano e ci danno notizie di
sè e della loro vita. Ma per fortuna, a volte, giungono
lettere come la Sua, che ci raccontano l'epilogo felice
di vicende, sempre ahimè dolorose, delle quali noi
medici siamo chiamati a farne parte, come spettatori
partecipi e si spera comprensivi. La Sua vicenda era
particolarmente dolorosa e fuori dell'usuale, fuori dei
canoni classici dell'umano dolore, cui noi medici siamo
chiamati ad assistere. Il tradimento del proprio marito
è sempre un evento doloroso e destabilizzante, ma quando
questo tradimento avviene con un altro uomo, allora
credo si raggiungono i limiti della umana
comprensibilità e sopportabilità. Per una donna, credo e
immagino, sentirsi tradita, sentirsi soppiantata da
un'altra donna è certamente dolorosissimo, ma umanamente
comprensibile e forse anche con il tempo accettabile, ma
sapere che al proprio posto è stato preferito un uomo
forse è ai limiti della sopportazione e di una razionale
e logica comprensione. Analogamente a quando la morte
colpisce una persona anziana, un nostro genitore ad
esempio. E' un evento sempre tragicamente doloroso, ma
in qualche maniera secondo natura; gli anziani muoiono
prima dei giovani, precedono i figli e in certo qual
modo vanno avanti ad illuminare e spianare la strada per
chi segue, ma quando un figlio precede il genitore su
quell'ultimo, estremo cammino, allora al dolore eguale
al precedente, si aggiunge lo stupore, lo sgomento,lo
sconcerto, di un evento crudelmente contro natura.
Ricordo bene quando, per aiutarLa a razionalizzare
quanto Le era accaduto, per aiutarLa a liberare le Sue
emozioni e il Suo dolore Le consigliai di scrivere, di
tenere un diario, di trasferire sulla carta le Sue
emozioni, i Suoi pensieri, i Suoi stati d'animo. Non
avrei mai immaginato che quei Suoi appunti, quel Suo
diario sarebbero diventati un giorno un libro. Ho letto
il Suo libro e ho rivissuto, attraverso di esso, quei
tempi per Lei così dolorosi e sofferti; ho riconosciuto
i personaggi; mi sono riconosciuto ed emozionato nel
leggere di me. Credo che quel diario, divenuto un libro
sia stato a Lei molto utile per guarire e trovare una
nuova felicità. Credo che il Suo libro sarà molto utile
e di conforto a chi si è trovato, si trova, o si troverà
a vivere una vicenda come la Sua. La ringrazio di cuore
per avermi permesso di leggerlo. Con tanto affetto.
d.mazzullo@tiscali.it,
http://www.studiomazzullo.com/
"
RISPONDO: di Domenico Mazzullo
condivido sia il piacere per certe suggestioni
letterarie, sia l'approccio curioso per le imprevedibili
novità che giorno per giorno ci consegna la vita… e gli
invidio la generosità, la pazienza, l'attenzione che
rivolge, con solo come medico, alle sofferenze umane.
15-02-08



