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NON SI CAPISCE "CAOS CALMO"
SE NON SI CAPISCE COSA SIA IL DOLORE
di Cesare
Lanza
Ricevo
dalla signora Nancy Cacchiarelli questa lettera. "Ho letto con poca persuasione la critica del film
"Caos calmo" di Dimitri Buffa del
19 febbraio da l'Opinione". Ora mi chiedo il
perché di tanta stizza, forse esiste in tutte
i contesti l' esigenza di trovare taluno che proferisca
una serie di offese regalate tanto per farsi leggere?
Comprendo.
Volevo fare due precisazioni: la storia e la regia non sono nannimorettiane visto che Moretti si presta soltanto come attore, la regia è di Grimaldi, forse chi ha letto il libro può capire che la storia è davvero tutta qui, il film è la trasposizione del libro di Veronesi, dove Moretti interpreta il suo ruolo che non è niente di più di quello che si vede senza troppe e tante sovrastrutture che Buffa brancola a trovare.
Quello che salta agli occhi non è né la scena di sesso, né Gasmann né le tette striminzite della Ferrari , fra l'altro trovo che sia una donna normale e quello doveva essere per ciò che voleva significare.
La prima cosa da ponderare è che si parla di dolore, dolore che non arriva mai per nessuno, né per il padre né per la figlia, la corsa degli eventi è nella conclusione che davvero la gente pensa poco a noi molto meno di quel che sembra. Quando si è colpiti da un lutto, quando sei genitore, non vivi la perdita così sobriamente e il fatto che un essere umano (lasci perdere se si tratta o no di Nanni Moretti) possa considerare di voler essere vicino al proprio figlio sempre, non è un idea improbabile, è il minimo che si possa fare. Esprimere in ogni modo, che almeno uno dei genitori esiste e c'è tutto il giorno.
Il non volere separarsi nemmeno per un istante il proprio figlio in una situazione di abbandono non è follia ma una delle avverabili reazioni.
Le sfumature da cogliere non sono quelle elencate ovviamente nella recensione distruttiva, poi se la storia è paranoica o meno dipende da cosa vuoi vedere o ti aspetti. La morte non è mai dilettevole, l'elaborazione del lutto ti può incantare o no, ma trovo insensibile non avere rispetto per l'essenza del lavoro altrui.
Nella preparazione di un film c'è lavoro, fatica e quant'altro per la riuscita dello stesso.
Prima di sparare a zero su attori, trama e regia bisognerebbe azionare il buon senso che in questo caso mi sembra poco usato.
Se corri a vedere un film di Natale non ti aspetti nulla e pensi che è la vaudeville di sempre, ma se ti siedi a vedere un film che è la conseguenza di un libro che ha vinto il premio strega e di cui si è parlato per un reticolato di emozioni e di "verità" trasmesse, consideri le varie sfaccettature cercando di comprendere che anche se il protagonista non ti è piaciuto, la scena di sesso, sicuramente non è degna di nota e per questo un buon critico la ignora, la ultracinquantenne non la insulti perché non possono avere tutte 20 anni, e poi soprattutto che si aspettava? Se aveva letto il libro di quello si trattava, se non lo aveva letto faceva bene a procurarselo, un buon critico non denigra, si sofferma sulla trama, e alla fine tra le ingiurie, consiglia come lo avrebbe cambiato.
La
curiosità morbosa, di cui parla, la generano
i critici che come Buffa cercano di farsi notare.
nancy.cacchiarelli@teatro.org"
RISPONDO: pubblico
questa lettera perchè mi sembra interessante
e persuasiva, motivata, anche se è inusuale
ospitare testi rivolti ad altri giornali. Se Dimitri
Buffa desidera replicare, gli sarà dato lo
spazio che gli sarà necessario. Quanto alle
mie opinioni complessive, mi riservo di scriverle
qui nei prossimi giorni.
20-02-2008



