DA MARTHA MEDEIROS (BANALITA' PURA)
A UN GRAZIOSO PISTOLOTTO SULLE VACANZE


di Cesare Lanza



 

 

 

Vari lettori, in primis il mio amico e famoso maestro di musica Stefano Caprioli, mi hanno inviato i versi, nella loro integrità, della poetessa brasiliana Martha Medeiros, scambiati da Mastella, nel famoso discorso al Senato, con quelli di Pablo Neruda. Eccoli: non  li scandisco verso per verso perché non mi sembrano che compongano una poesia, bensì la scrittura di un temino benpensante, simile a quei tanti, filosofeggianti, accompagnati da immagini simil cartolina illustrata, che circolano in Internet e ci affliggono perché c'è sempre qualche amico volenteroso che ce li manda, per conoscenza. Ecco dunque Martha tutta di seguito: "Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità." Banalità insostenibile, direi. Banalità benedette e rese famose da Clementino nostro con la sua performance.

Mossa da buone intenzioni, più gradite, è anche la mia amica Renata Mucci. Lei sa, come tanti altri amici, che detesto le vacanze come istituzione ludica (rivendico il diritto di lavorare sempre e di oziare se come e quando posso e voglio, ammesso che lo voglia e che lo possa, nei momenti che maggiormente piacciano a me, senza feste comandate), e mi ha inviato questa breve riflessione:


"Non importa chi sei, quali sono i tuoi sogni, quale la tua collocazione anagrafica perché – indipendentemente da tutto ciò - la vacanza può significare per chiunque, “libertà!”. E andrebbe iniziata con un simbolico gesto: togliere l’orologio dal polso per seguire gli impulsi di fame, di sonno, d’amore. Vacanza per il corpo, per il cuore, per la mente. Il corpo, libero di assecondare esigenze più naturali che estetiche; il cuore, svincolato da costrizioni, da impegni precostituiti, da sensi di colpa; la mente, sciolta pronta a tralasciare interessi finalizzati a produrre guadagni! Libera! Libera! Un’oasi di frescura, di pace, di benessere, di semplicità, dove l’istinto si disseta, il corpo si rigenera, il cuore si intenerisce, si commuove, si lascia andare! Vacanza! Per quanto un lavoro sia appagante, per quanta gioia possiamo trarne... viene il momento (quotidiano) in cui chiediamo ristoro al sonno per un fisiologico bisogno di ricarica. Ma se il lavoro, la routine, il traffico, gli interessi, il dovere, le aspettative spesso coercitive, vi trascinano in un ingranaggio troppo coinvolgente, allora é necessario evadere,  anche solo temporaneamente, per veleggiare verso mete liberatorie e rigeneranti. In fondo abbiamo bisogno di così poco!!! In fondo… dobbiamo solo volerlo. Possiamo addirittura “andarcene… restando”. Avete mai provato? Vi è mai capitato di vagare con la mente fino a raggiungere dimensioni confortevoli che appartengono solo a voi? Vagabondare con il pensiero anche solo per una quindicina di minuti in una vacanza - senza data, senza tempo – da vivere quando vi va. SE vi va! E’ un po’ come riemergere dall’acqua, nuotando, per respirare... profondamente. Provate. Ve lo propone sottovoce, l’amica Renata Mucci." 


RISPONDO: penso che Mastella avrebbe fatto miglior figura, e avrebbe impressionato e spiazzato gli astanti, se avesse avuto l'opportunità di utilizzare questo testo, anziché quello di Martha Medeiros, come prologo per il suo sfogo. Per dire: non ne posso più! Certamente, avrebbe suscitato maggior curiosità, rinunciando a quel sussiego letterario che ha indotto al sorriso tanti, considerando anche che la citazione era sbagliata.

 

 

 

 

cesare@lamescolanza.com

 



30-01-08