BASTA!NON SIAMO TRASH
IL RESPONSABILE DEGLI AUTORI
CESARE LANZA: "CHIEDIAMO PIU' RISPETTO"

DI RICCARDO PALMIERI
A Cesare Lanza , capo progetto di
Buona Domenica, chiediamo cosa brinda in questo 2007. Non mi piace
brindare, non mi piacciono i saluti rituali e convenzionali,
obbligati per tradizione o per il rispetto, spesso ipocrita,
delle cosiddette buone maniere. Ma posso parlare con sincerità
del mio lavoro. "Buona domenica" è un buon prodotto televisivo,
con alcune novità: il debutto di Paola Perego nel contenitore
domenicale, le sue interviste, lo spazio dedicato ai minorenni,
l'impegno nella valorizzazione - sempre difficile, in qualsiasi
programma e in qualsiasi azienda - di esordienti o quasi come
Stefano Bettarini, Elisabetta Gregoraci e Sara Varone. Il
risultato è dovuto alla bravura e ai nervi saldi di Paola e al
clima di solidarietà, propiziato da lei, che si è creato nel
gruppo aurorale, da Roberto Cenci (che è anche il regista
storico del programma) a Gianfranco Scancarello, da Stefano
Jurgens a Marco Salvati e alla straordinaria Silvia Zavattini.
Ecco dunque cosa mi auguro: di non ritrovare sulla mia strada
perfidie professionali come quella inflittaci da Claudio Lippi,
che ci ha tradito uscendo dal programma - dove aveva chiesto di
entrare, accolto con simpatia affettuosa da tutti - con motivi
pretestuosi. La perfidia è stata quella di attribuire alla
rottura la scelta di una motivazione del tutto estranea alla
verità - la qualità dei programmi, un tema certamente nobile e
caro a tutti. Se Lippi avesse ottenuto ciò che in realtà
chiedeva (un ingaggio più ricco e la possibilità di cantare,
fare interviste, avere un ruolo più ampio a fianco di Paola),
oggi sarebbe felice e beato con noi e la "qualità" gli
interesserebbe con la stessa incisività che ha dimostrato nella
sua lunga carriera, nel varietà frivolo e lieve di sempre. La
perfidia però ci ha danneggiato - nel senso che bisognerebbe
proprio citarlo per danni - perché i mass media hanno inzuppato
il pane nella grottesca polemica, dandoci un'immagine che non
meritiamo. Il tempo farà, come sempre, giustizia.
Quali possibilità ha il un
neonato digitale terrestre?
Penso che le possibilità
realistiche attuali siano soprattutto quelle legate alle
opportunità di sperimentazione e di innovazione: territori in
cui, per la preoccupazione degli ascolti e dei legami con la
pubblicità, ci si avventura raramente e con troppe difficoltà.
Quale scenario disegna
quest'anno l'offerta satellitare? Vede o prevede grandi
rivoluzioni?
Sarà un anno di
transizione, nessuna rivoluzione. Le tendenze, a favore
dell'offerta dei programmi satellitari, sono però
inequivocabili.
Un profilo del suo nuovo
orizzonte dei generi Tv?
Io ho un chiodo
fisso: legare al massimo qualsiasi programma e qualsiasi genere
all'attualità e alla cultura divulgativa. Ovviamente, con gli
stili e con le forme artistiche che attengono a ciascun
autore... Vogliamo fare qualche esempio? Striscia e le Iene sono
eccellenti dimostrazioni (sia pur in una formula esagerata,
estremista) che legandosi a ciò che succede nella vita reale si
fa un'informazione caustica ed efficace, si ride e si castiga.
Il senso della vita è un esperimento notevole, condannato
dall'orario notturno, per la possibilità di coniugare il serio e
il faceto - ma sempre con attinenza alla realtà di ogni giorno,
anche quella meno esplorata. Un altro esempio: se ne avessi la
possibilità, inserirei nei reality personaggi tratti da chi ha
beneficiato dell'indulto! Sull'indulto si è scatenato un
putiferio, mi piacerebbe che la tivu potesse proporre
all'attenzione del pubblico i protagonisti: poveracci,
disgraziati, infelici, reietti che si arrangiano, ma anche
criminali incalliti, alcuni pentiti e desiderosi di riscattarsi,
altri pronti a ricominciare. Il criterio di base è libertario:
ho rispetto della intelligenza del pubblico, il pubblico deve
vedere, capire, essere informato senza censure... e poi saprà
scegliere e giudicare.
Ritorna il Costanzo Show. Quanta
forza conserva ancora e in cosa
dovrebbe cambiare?
E' una domanda
delicata. Io considero Maurizio un mito della televisione, mi
dispiace che le nostre strade non si siamo mai incontrate, ho
stima e amicizia per lui. Dunque non mi permetto di dare
suggerimenti, al massimo potrei dirgli di battersi con l'energia
e le palle di sempre. Se fossi suo fratello, lo obbligherei ad
orientarsi verso incarichi dirigenziali, potrebbe fare il
presidente della Rai, il direttore dovunque... Ma capisco che
staccarsi dal video, per un creativo, una star come lui, sarebbe
una rivoluzione psicologica e umana troppo drastica. Ma non
voglio trinciare giudizi...è ciò che detesto. C'è un
personaggino piccolo piccolo di Domenica in, Massimo Giletti: ho
lavorato con lui e gli ho regalato, al di là del mio dovere
professionale, un'abnegazione che non meritava, sul piano umano
mi ha deluso totalmente. Non sa lavorare senza il vizietto di
riferirsi continuamente al lavoro degli altri, non pensa mai per
sé, pensa sempre "contro" qualcuno. Mi hanno detto che perfino
il 31 dicembre ha sottolineato che il programma di Raiuno andava
in onda, a differenza di "altri", cioè noi, che avevamo sospeso
per le festività. Roba da suk, da mercato: venghino, venghino...
I precedenti sono infiniti: per far parlare di sé, come anche in
questa occasione, ha bisogno sempre di parlare degli altri. Più
seria e corretta è la sua ex fidanzata, Giada, spero di poterla
prendere nella nostra squadra.
Vittorio Sgarbi ha sottolineato
uno stile meno teso nel Ring. Si è inaugurata una linea di
'morbida aggressività'?
Non abbiamo mai
voluto essere deliberatamente aggressivi, lo spirito del Ring è
quello di dar la possibilità di esprimersi a tutti come vogliono
e come possono: cioè come succede nella vita. Uno specchio della
vita, neanche deformante. Libertà, libertà, libertà. Ci sono
momenti aspri e momenti morbidi, romantici e grossolani, comici
e tristi: è la vita.
La battaglia del direttore
Donelli per la prima serata, lo stesso ritorno di Costanzo:
cambia
qualcosa di profondo a Mediaset?
Donelli è
un intelligente allo stato puro, eclettico: ne intuii le
esplosive capacità quando aveva quindici e anni e lo assunsi al
Secolo XIX, che dirigevo a fianco del direttore/editore Sandrino
Perrone, personaggio indimenticabile. Nei mass media ha fatto
qualsiasi cosa, sempre con successo: è un unicum. La sua nomina,
sorprendente, rafforza la squadra al vertice di Mediaset. Ho
grande stima per Piersilvio e i suoi collaboratori più stretti,
non me ne sarei andato dalla Rai in caso diverso. Li ho
conosciute i visti all'opera anche in occasioni non facili:
l'eredità del Cavaliere avrebbe stroncato chiunque, invece i
risultati sono eccellenti. Non ci saranno cambiamenti
rivoluzionari, le rivoluzioni destinate a durare si fanno con
riforme coraggiose, anche in tivu.
Buoni propositi per l'anno
appena inaugurato?
Esigere rispetto per
il mio lavoro e quello di chi collabora con me e avere rispetto
per il lavoro degli altri: sperando, senza ottimismo, che anche
chi opera in questo difficile ambiente possa attenersi a questa
regola, peraltro elementare.
Da consigli
per una migliore fruizione dei palinsesti oppure ritiene che il telecomando
sia sovrano e con
esso il pubblico?
Se si riuscirà a
realizzarla, è eccellente la svolta annunciata per il rispetto
degli orari. La televisione non deve essere un saloon del Far
West.
Per il resto, ho già
detto che il pubblico è sovrano, ma non è una frase fatta: ho
stima per l'intelligenza e la sensibilità del popolo televisivo,
e della brava gente che sa e deve decidere da sé, senza censori,
educatori, predicatori e istruttori: il telecomando è il vero
arbitro definitivo e inappellabile.
RADIOCORRIERE TV
9-1-2007