LORENA BOBBITT CONFESSA
«Quella
sera ero sconvolta, presi il coltello e poi... il buio»


di Cesare Lanza
Mezzogiorno
di un giovedì assolato, Lorena
Bobbitt arriva a Roma. Ho
curiosità di incontrare la donna diventata
celebre perché, tredici anni fa, ha
evirato il marito in piena notte, mentre dormiva, con
un coltello da cucina. E'
appena atterrata dopo un lungo volo che da Reston,
Virginia, dagli
Stati Uniti l’ha condotta fin qui.
Invitata da Paola Perego a "Buona domenica". Vuole
essere chiamata Lorena
Gallo, col suo nome da ragazza.
Lorena,
perché aveva sposato
il suo ex marito, John Wayne Bobbitt?
"Ero così
giovane, avevo solo 20 anni.."
"Lui era molto affascinante, mi piaceva. Sembrava l’uomo
giusto per me".
Come sono
andati i primi quattro anni di matrimonio,
com'era stata la tua vita, fino a quella notte drammatica?
"Bene,
all’inizio. Ma presto sono iniziati i problemi. John è
cambiato: è diventato duro,
violento. Non solo nei modi, negli atteggiamenti, ma pure
con le parole. E coi fatti: violenze ed abusi anche fisici.
Una situazione sempre più insostenibile. Mi ha portata
all’esaurimento nervoso: non riuscivo più a vivere così.
Forse per questo, per una
serie di violenze e per un'esasperazione cresdente sono
finita a fare ciò che ho fatto".
Cosa è
successo, esattamente, quella notte? Se riesce,
vorrei una ricostruzione
lucida. Con i particolari di ciò che hai fatto e
dello stato d'animo.
"Sono
passati tredici anni, faccio fatica a riportare tutto alla
mente. Ricordo che ero lì, vicina a lui, stanca, esausta
come ogni notte a quell’epoca. Lui era nel nostro letto,
dormiva. Ebbi uno scatto: andai in cucina, presi un
coltello. Poi più nulla: il buio. E poi di nuovo eccomi, mi
rivedo in macchina: guidavo ma, con una mano, tenevo la
parte del pene che gli avevo reciso. E la gettai fuori, dal
finestrino, per strada: lontano da me".
Perché ha
colpito John proprio lì?
"Probabilmente proprio perché era il simbolo della sua
virilità...che lo spingeva
ad essere violento e mi procurava sofferenza".
E perché è
fuggita lasciando John privo di soccorso? E con la parte
amputata in mano?
"Io ho
davvero in parte rimosso
dalla mia mente i particolari di
quanto è accaduto. Ero in preda a un raptus. Avevo
perso la testa, ma
perché lui me l’aveva fatta perdere, facendomi soffrire
tanto".
Come si è
comportata la polizia con lei,
come sono state le procedure della giustizia? La sentenza è
stata giusta?
"All’inizio
è stata dura. Mi facevano tante domande, ma per me era
difficile rispondere: stavo male. Devo ringraziare il mio
avvocato, che mi ha aiutata
a uscirne fuori. Il processo è stato lungo, ma
comprendo la sentenza: sono stata riconosciuta non
colpevole, con l’ordine di passare 45 giorni in un ospedale
psichiatrico, per "temporanea infermità mentale". In effetti
un raptus mi ha offuscato la mente".
E cosa
ricorda di quei giorni vissuti nell'ospedale
psichiatrico?
"Molto,
molto difficili: però mi hanno aiutata a rinascere. I medici
mi hanno curata, e il percorso intrapreso mi ha fatta uscire
dallo stato di esaurimento in cui ero piombata".
In che modo è
riuscita a ricostruire la sua
vita?
"Con il
tempo, calma e pazienza. Sono rimasta in Virginia, vivendo
insieme ai miei genitori, che hanno fatto di tutto per
sostenermi. Ho ripreso la mia attività di manicure,
lavorando per un po’ in un salone di bellezza. La
proprietaria è sempre stata molto gentile, e altrettanto le
clienti. Certo, ero intimorita, avevo paura. Poi ho iniziato
a frequentare il college: un altro passo avanti per
ricominciare".
E poi?
"Col passare
dei mesi, mi sono riappropriata della mia identità, della
mia vita. A un certo punto mi sono resa conto che vivere coi
miei genitori non mi faceva poi così bene".
Cosa intende?
"Mi sentivo
"soffocata". Vivere tutti insieme, nella stessa casa… toglie
libertà. I miei non lavoravano, erano venuti lì per stare
con me, ma passare ogni minuto fianco a fianco finiva col
farci litigare, anziché darci gioia. Così un giorno ho detto
loro che dovevo iniziare a vivere la mia vita: che
dovevano trovarsi un lavoro, abitare per conto loro,
ciascuno con la propria indipendenza. Così hanno fatto: e da
allora tutto è andato bene. Sono ripartita: grazie anche a
David".
Chi è
David?
"Il mio
compagno, il padre di mia figlia, Olivia, che ha compiuto un
anno lo scorso 14 settembre. David ha la mia stessa età, ci
siamo conosciuti al college e ormai stiamo insieme da anni.
Ma c’è voluto molto prima che decidessi di lasciarmi andare
a una nuova storia d’amore. Non mi fidavo degli uomini".
E David come la conquistò?
"Il suo
segreto è stato lasciarmi "i miei tempi". Per prima cosa mi
è stato amico: e, in questo modo, mi ha dato tempo per
pensare, conoscerlo, scoprirlo. Così, quando mi sono sentita
pronta, lui era lì, pronto ad accogliermi. E oggi, poi… si
prende cura di me in tutto, preoccupandosi di ogni cosa".
È stata
pressante, devastante l'attenzione dei mass media?
"Più che
altro è stata fastidiosa la speculazione che c’è stata
spesso. Io ormai non ho problemi a parlare del mio passato:
ma non sopporto il voler "fare sensazione", e le false
speculazioni che spesso ne nascono. Sarò io stessa, ad
esempio, a raccontare la mia storia a mia figlia: proprio
perché apprenda le cose, vere, da me, non da Internet, in
forma magari distorta".
Anche al
centro di battute, lei è
diventata un bersaglio per le ironie e anche le paure
dei maschi... e simbolo di vendicatrice da parte delle
donne, icona del femminismo! Cosa pensi di questo ruolo che le
è stato appiccicato addosso?
"Io sono
solo una donna che ha sofferto tanto, ha pagato e, però, ha
saputo ricostruirsi una vita. In questo senso credo che la
mia storia possa essere d’esempio per molte: perché sono
riuscita a venire fuori da una situazione drammatica e a
ricrearmi una vita felice. Oggi mi occupo molto di carità:
so bene quanto sia importante aiutare chi soffre. Questo
vorrei che fosse d’esempio, per tutti".
Dopo quella notte, dopo il
processo... insomma "dopo"... ha avvertito paure da
parte dei maschi?
"Capisco e
comprendo… Ma ciò che più ricordo di avere avvertito è
sempre stata semmai la mia paura di lasciarmi andare a
loro".
Ma lei è pentita di
quel gesto? O, mi scusi, lo
rifarebbe?
"È stato un
gesto estremo, motivato da una situazione di sofferenza non
più sostenibile. Se sono arrivata a tanto, è solo perché
eventi non determinati né voluti da me mi hanno travolta".
Molte donne
in seguito hanno seguito questo
esempio...Se
ne sente un po'
responsabile?
"Lo so, mi
rendo conto… Ma la sofferenza che si prova in certe
circostanze ti sommerge, indipendentemente da tutto e
tutti".
Lei ora, ha detto, ha
un compagno amoroso, una bambina... David
come si propone rispetto a quell'episodio?
"David mi
capisce, mi comprende sotto ogni aspetto, e ogni giorno mi
dà prova del suo sentimento, davvero totale. Si prende cura
di me, si occupa di me in tutto. Non potrei desiderare di
più. E poi oggi c’è Olivia, la mia bimba. E'
lei la mia vita".
Lorena Bobbitt
Gallo ha trascorso cinque giorni di vacanze romane in cui si
è divertita come una giovane mamma qualsiasi visitando ogni
angolo della Capitale. Sfidando le fatiche del Colosseo e il
sole cocente, come la lunga fila dinanzi alla Cappella
Sistina. Scalinata di Trinità dei Monti, piazza Navona.
"Roma è splendida", ripeteva sorseggiando un caffè
rigorosamente americano, macchiato con latte
rigorosamente di soya. E poi giretti in taxi a caccia dei
ristoranti migliori, "quelli dove cenano i veri romani, non
i turisti". Un’ottima forchetta, Lorena: accompagnata
dalla solerte redattrice di "Buona Domenica", Rachele
Zinzocchi, non si è negata nulla. Spaghetti con gli scampi,
uno tra suoi piatti preferiti, poi i dolci, i cannoli
siciliani… Detesta invece il peperoncino: ciò che è piccante
– paradossalmente – non fa per lei.
Cesare Lanza