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RULA JEBREAL
CERTI DIRETTORI VORREI VEDERLI NUDI

Ex fisoterapista, oggi il fiore all'occhiello di La7 è considerata la giornalista più bella del mondo. Araba palestinese di Haifa, ha passaporto israeliano. Non si considera puritana, ma non si spoglierebbe mai. Rula 32 anni e un fisico che incanta quasi quanto il suo italiano, gli stereotipi proprio non li sopporta. E a chi sveste le ragazze copertina, chiede: <<Perchè non si mettono loro nudi?Per i lettori sarebbe interessante...>>


 

di Cesare Lanza "Capital"

 

Ansante (tre piani a piedi, non c’è l’ascensore), sono entrato nella casa romana, all’Aventino, di questa magnifica, emergente conduttrice televisiva. Ma, fiatone a parte, mi sento lusingato. Rula Jebreal, trentadue anni, araba palestinese nata ad Haifa, passaporto israeliano,  ex fisioterapista, oggi fiore all’occhiello de La 7, ha fama di essere una donna guardinga, riservata, non vuole indiscrezioni sulla sua vita privata. Bella, anzi bellissima, ma ostica. E tuttavia eccomi qua, nel suo salotto, accolto da un sorriso radioso. Mi propone un tè - “Un rito, per me” - e nell’attesa, guardandomi intorno, vedo molte belle fotografie, con tanti bambini. Rula è sposata e madre. Approfittando dell’amabile attenzione potrei
- forse -  curiosare e sguazzare nella sua privacy, ma non lo faccio.
Preferisco un’altra provocazione.
 

Le tue foto su Capital sono molto belle. Ma castigate, rigorose.

“Non mi spoglio”, risponde tranquillamente perentoria. “Se è questo che vuoi sapere.”

Perché?

“Non mi vesto certo da suora, non sono puritana. Ma non mi spogliavo quando ero più giovane,

non vedo perché dovrei farlo adesso. Comunque, il motivo centrale è un altro.”

E quale?

“A parte l’educazione e la cultura in cui sono cresciuta, il pudore, la religione… a parte tutto questo,
che è molto importante, desidero essere credibile sul lavoro. Ho una conduzione televisiva: parlo di politica, di affari esteri, di economia…Quale credibilità avrei, se mi spogliassi? Perciò desidero trasmettere un’immagine di serietà. Quando vedo giornaliste che posano in minigonna o minuscoli costumi da bagno..."

Sì?

“Non condivido.  Chiunque è libero di fare ciò che crede, la mia scelta è precisa da tempo. Forse

sono all’antica. Mi occupo ogni giorno di problemi gravi, guerre, stragi. Non sono una show girl. E non mi sentirei a mio agio se volessi farmi notare per il mio aspetto estetico. E a chi potrebbe interessare.”

Interesserebbe di certo.

“Grazie, se è un complimento. Ma provengo da una cultura molto maschilista, che concede poco

spazio alle donne. Combatto questa cultura da quando ero un’adolescente. Ricordo che a tredici anni mi fu detto da una zia di pulire la cucina, mentre i miei cugini maschi erano seduti comodamente a tavola.

Reagii impugnando il bastone della scopa e dandolo ai cugini: c’è lavoro per tutti, dissi, a ciascuno la sua parte, lavorate come me! Il traguardo è l’uguaglianza, spogliandosi non arrivi da nessuna parte.”

E in Italia, è pesante il nostro maschilismo?

“In Italia, come in genere nei Paesi occidentali, il maschilismo è più raffinato, sofisticato. In

apparenza c’è una grande apertura, si straparla di uguaglianza…”

… In realtà?

“La sostanza è uguale: tu donna non puoi decidere nulla, non puoi gestire neanche una piccola

fetta di potere. Ad esempio, è difficile che alle donne sia consentito di esprimere le loro opinioni.”

Per la verità, nei dibattiti in tivu, ci sono spesso molte bellissime donne che dicono la loro.

“E’ solo un pretesto per utilizzare le loro forme, in abiti audaci. Per dare colore al dibattito.”

Comunque, in questo caso, sto esattamente raccogliendo le tue opinioni.

“E allora lasciami dire che tra il mio mondo di origine e il vostro, la sola vera differenza è che nel

mio c’è maggior rozzezza.”

Nessuno obbliga una ragazza a spogliarsi. Come giudichi dunque le varie bellezze che si

spogliano e, per evidente interesse, se ne infischiano di lasciarsi strumentalizzare?

“Non giudico: è una libera scelta. Mi chiedo però perché non si spoglino i maschietti. Forse a molte

donne interesserebbe, vedere un bel nudo maschile.”

Vittorio Sgarbi si spogliò.

“Non mi stupisce. Ma io parlo di professionisti rigorosi, quelli che fanno il mio mestiere. Perché non

si spoglia Bruno Vespa?”

Ok. E se tu potessi farlo, chi spoglieresti? Per dispetto o per curiosità.

“Non ho dispetti da fare né particolare curiosità. Ho ammirato un unico nudo, anche se poi non si

vedeva niente: Giuliano Ferrara, fotografato al mare. Mi ha colpito la sua disinvoltura: in sintesi, comunicava che l’aspetto fisico non è determinante. Sembrava voler dire: sono un uomo libero, senza imbarazzo. Mentre Sgarbi probabilmente, secondo il suo temperamento (lo stesso che poi lo porta da destra a sinistra, secondo le occasioni) voleva soltanto provocare, impressionare l’opinione pubblica.”

Discutibile, ma chiaro.

“Si spoglino i direttori dei giornali, quelli che propongono alle belle ragazze di spogliarsi. Per i lettori

sarebbe interessante. Ma non lo fanno anche perché è evidente un progetto maschile preciso, una determinazione…”

E quale?

“Il progetto maschile è quello di mercificare la donna strumentalizzando l’immagine del loro corpo.

In questo modo il messaggio e l’obiettivo sono chiari: le donne sono importanti solo o soprattutto per il loro aspetto fisico: così le teniamo lontane dai luoghi che contano.”

Mi sembra un’analisi estremizzata.

“Ma è proprio questo il modo di escludere, o di allontanare, le donne dalle battaglie vere,

importanti. Dalla reale parità. Dalla possibilità di accedere ai luoghi di potere.”

Suvvia: davvero pensi che esista un progetto diffuso, concordato, da una misteriosa

Cospirazione Maschile ai danni della donna?

“Non dico che esista un’organizzazione, una centrale, un complotto. Dico che questo succede nella realtà. Alle ragazze di oggi, nell’età cruciale per le scelte di vita, da dodici a vent’anni, si offre un solo modello di riferimento: il successo arriva se fai la velina, se ti spogli, se vai in tivu seminuda. Questo, donna,

è il ruolo che ti spetta. Non ci sono sollecitazioni che inducano una ragazza a decidere di fare l’insegnante, la ricercatrice…di impegnarsi in politica. Il modello non è Rita Levi Montalcini, ma – con tutto il rispetto – la Canalis. Ovviamente, ci sono le eccezioni. Però…”

Però, se ho capito bene, tu vuoi dire che a questo modo il potere vero resta in pugno agli

uomini.

“Esattamente.”

Dimmi almeno se il potere degli uomini, come donna, ti attira?

“No, quasi sempre li sento estranei, gli uomini di potere. Avviliti dallo stress, con gli occhi

sbarrati…Senza fascino.  Attaccati alle poltrone o poltroncine. Mi affascinano di più le poche donne che, nonostante le difficoltà ambientali e sociali, sono riuscite ad arrivare nelle stanze dei bottoni. Ad esempio, il cancelliere Angela Merkel. Ma, a suo modo, anche Condoleeza Rice.”

Ma, allora, quale personalità deve avere un uomo, per risultare interessante ai tuoi occhi?

“Un uomo che mi affascina è l’ultimo Premio Nobel per la pace, Mohamed El Baradei. Incaricato di

controllare la situazione degli armamenti segreti in Iraq, si oppose a Bush dicendo che non ce n’erano. O anche, per tutt’altro motivo, il calciatore Henry.  Non certo perché sia un calciatore. Ma per la sua battaglia

contro il razzismo. Lo adoro come persona: è motivato da un ideale.  Time gli ha dedicato una copertina.”

Gli ideali, le passioni sono importanti?

“Sono il motore della vita. E come si potrebbe vivere, senza? Detesto il cinismo, l’opportunismo.”

Non pensi, come conduttrice televisiva, di avere un forte potere?

“No. Nessun potere. Il potere vero lo hanno i telespettatori, che determinano il successo di un

programma.”

Quale potere ti piacerebbe avere? Un ruolo politico?

“No. Mi piace il mio lavoro. Un giorno, mi piacerebbe condurre un programma. Mi preparo, vorrei

completare la mia  istruzione, la mia preparazione.”

Non ti piacerebbe avere potere nella tua terra, per determinare cambiamenti?

“Questo sì, certo.”

Vorrei valutare fino in fondo la drasticità delle tue idee. Avendone facoltà, faresti una legge per

proibire  alle donne di spogliarsi?

“Assolutamente no. Mai proibire, censurare le libertà individuali. Ad esempio, il velo: non dev’essere un obbligo né toglierlo, né metterlo. Sogno uno Stato laico, democratico, senza interferenze religiose. E, per quanto mi riguarda, per principio sto dalla parte dei deboli.”

              


IL DECALOGO DI RULA
Consigli alle donne che non vogliano rassegnarsi alla supremazia e alle molestie del maschilismo. 

1.       Stoppare subito l’aggressività maschile, in caso contrario la deriva aumenta.

2.       Non lasciarsi intimorire mai, passare al contrattacco.

3.       Mai subire ingiustizie senza ribellarsi. Documentarsi, istruirsi, prepararsi.

4.       Tentare sempre di parlare, chiarire i contrasti in un confronto verbale, libero.

5.       Utilizzare all’occorrenza intermediari di fiducia, prima di affrontare
    di petto un grave problema.

6.       Guardare negli occhi l’interlocutore, direttamente, stando vicini naso a naso…

7.       Se accettabile, saper smussare gli angoli e stabilire una tregua.

8.       Mai lasciarsi strumentalizzare.

9.       In caso di molestie sessuali, minacciare una denuncia, una reazione pubblica.

10.     Mai fidarsi di lusinghe, in particolare a sfondo sessuale, e di ambigue promesse.


 

 

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