Da Er Penombra alla Vanali:
un paio di cose che non sapete su Serie A
Cesare Lanza, lei è il capo degli autori di Bonolis... « Capo, non mi piace » . L'autore anziano? « Meglio. Posso essere utile? » . Sì: può spiegare, dall'interno, il pasticciaccio di Serie A. « A titolo personale e come amico, più che come autore di Bonolis, qualcosa da chiarire c'è » . Bene. Alla radice cosa c'è? « Semplice. Paolo è un uomo generoso, curioso. Gli piace rischiare. Ad agosto ho fatto e detto tutto ciò che mi era possibile perché non accettasse l'incarico. Sono entrato nel giornalismo sportivo a sedici anni, con Antonio Ghirelli, e conosco bene tutti i problemi legati al calcio e all'ambiente. Ma Paolino era entusiasta come un ragazzo, appassionato di calcio, seguace dei programmi sportivi... L'azienda gli ha offerto l'incarico - che non era previsto - e lui si è buttato con euforia nell'avventura » . E quando vi siete accorti delle prime difficoltà con Ettore Rognoni? « Il primo giorno. Difficoltà professionali, nulla di personale, intendiamoci. Rognoni ha chiesto per prima cosa l'inserimento di Monica Vanali e Paolo, l'uomo più disponibile del mondo, ha subito detto di sì. Al contrario, Paolo voleva ingaggiare Marino Bartoletti, con cui si era trovato benissimo al Festival di Sanremo, e altri opinionisti. Rognoni si è opposto, con toni accesi, e ha bocciato tutte le nostre indicazioni: lui aveva in mente un nome solo. Poi c'è stata un'altra decina di contrasti, a mio parere tanto futili quanto inconcepibili. Significativa l'incredibile arringa di Piccinini » . Cioè? « Per lui, intervistare il sindaco di Milano e Bill Gates è una stravaganza. Complimenti. In compenso, noi avevamo pressioni ogni settimana per intervistare calciatori di secondo piano e altri amici. Gli ospiti importanti li ho visti a Controcampo. Senza polemica » . Si tratta di contrasti normali. « Vero. Il problema è che Paolo, di contrasto in contrasto e di smorfia in smorfia, si è convinto di non essere gradito, anzi mal sopportato. E nella collaborazione iniziata entusiasticamente si è creata una zona, diciamolo, di penombra » . Quale? « Lo ha detto: i giornalisti esigevano la loro indipendenza. Ma avrebbero dovuto dirlo subito all'azienda. Paolo non si sarebbe opposto. Avrebbe avuto diritto di sapere come stavano le cose » . Insomma, la battuta Er Penombra non è stata pesante? « Vorrei finalmente sdrammatizzare e sorriderne. Paolo è uno show man, fare battute e divertire è il suo mestiere. Ha detto che Rognoni non va d'accordo neanche con se stesso. Mi consenta, direbbe qualcuno più importante di me: dove sta la diffamazione? E poi, i giornalisti non fanno altre che reclamare libertà di espressione, di satira, d'ironia. Salvo esserne, loro, il bersaglio - vero? Una battutina di Bonolis ha scatenato l'inferno. Fantastico. E gli insulti rivolti dai giornalisti a Paolo? Camorrista. Ricattatore. Miserabile. Un cretino, lui con i suoi autori, responsabile di un insuccesso e capace solo di idee bislacche. Detto su una rete Mediaset! Giustamente Paolo si è offeso e ha detto basta. Ma c'è un'altra contraddizione » . E quale? « Sul Foglio mi sono risentito verso Mughini che aveva scritto, preparandosi agli insulti di domenica, che anche la sua colf farebbe meglio di Bonolis. E Mughini con garbo mi ha risposto che non capisco una chiara battuta. Ok, sono permaloso! E lui Mughini, Piccinini, Rognoni, i sindacati come mai non hanno capito la lieve battuta di Bonolis, che per di più è un capocomico e non un giornalista, tenuto a esprimersi correttamente? Chi me la spiega, questa disparità? Il giorno dopo, alcuni giornali titolavano su Bonolis che aveva insultato Rognoni: niente sugli insulti che Paolo ha ricevuto » . In conclusione? « Tanto, troppo rumore. Paolo non vuole lavorare - mai - a dispetto di qualcuno, odia i litigi e adora l'armonia. Bastava chiarirsi subito. Ci ho provato varie volte: per me la regola sacra è porre il conduttore, il protagonista che va in video, nelle migliori condizioni ambientali e tecniche possibili. Spiacevole, poi, ritrovare sui giornali, le divergenze e i dubbi reciproci che emergevano nelle riunioni di lavoro. Vorrei vedere se questo succedesse al Corriere, a Repubblica o qui a Libero! » . E cosa dice della brutta figura di Mediaset? E di Pier Silvio? « Contesto: Mediaset è iper liberale, tutto qui. E Pier Silvio dirige con equilibrio un'azienda tra le più complesse ed esposte a critiche feroci, spesso per ragioni politiche. E poi, si tratta di un'altra contraddizione mediatica: da una parte, si chiede sempre trasparenza, dall'altra quando un conflitto professionale ( ripeto, da parte nostra niente di personale) si svolge davanti agli occhi di tutto, tutti si strappano le vesti. Ma che coerenza c'è? » . E come spiega l'insuccesso degli ascolti? « E dai! Quale insuccesso? Date a qualsiasi " Novantesimo minuto" i carichi di pubblicità e telepromozioni che avevamo noi e i risultati non potrebbero essere migliori. Contro Fiorello Paolo ha fatto cinque punti in più di quanto avrebbero fatto altri » . Un errore spalmare su due ore? « Fare un'ora è semplice per chiunque, basta dare le partite. Paolo, generoso, ha accettato di buon grado su richiesta aziendale di farne due. In armonia e con la collaborazione di tutti, era un'impresa realizzabile. Ma dovevamo avere le condizioni per provarci » . Il danno pubblicitario, almeno questo, è indiscutibile. « Publitalia è grande e Bonolis mica smette di lavorare. Ammesso che un rubinetto accusi qualche difficoltà, altri se ne apriranno » .

Andrea Valle

Libero 9-11-05