CLEMENTE J. MIMUN, IL MIO TG TRA I VENTI DELLA POLITICA

di Cesare Lanza "Chi"
Clemente J. Mimun, giornalista e recordman - se si
esclude Enrico Mentana al tg 5 - di ininterrotte direzioni di telegiornali. Oggi spesso contestato, ma stabilmente consolidato al timone del giornale più importante e diffuso, quello
di Raiuno. A ruota libera, lo invito a parlare della sua straordinaria carriera e dell’informazione televisiva in Italia. E non possiamo non incominciare dalle ultime baruffe scatenate
da Adriano Celentano.
Il chiasso provocato da Rockpolitik di Adriano Celentano ha fatto
riesplodere il dibattito sulla libertà di stampa e in televisione. Che ne pensi?
Contrariamente a quanto indicato da certe classifiche predisposte da
organismi di varia natura con modalità bizzarre, l'Italia è un Paese libero. Assolutamente libero: nei giornali e in tivu.
Ma c'è soggezione, ci sono timori, censure e autocensure?
Su tutti i principali quotidiani italiani compaiono ogni giorno pesanti
critiche verso il governo: non credo che un osservatore italiano o straniero possa riscontrare, con tutto l'impegno possibile, una linea di condiscendenza verso il governo e la figura
del premier! E' davvero difficile trovare articoli a loro sostegno. Così com'è difficile trovare articoli di forte critica verso i grandi dell'economia e della finanza.
In poche parole, siamo dunque liberi, ma non coraggiosi?
Diciamo che la libertà c'è, ma non sempre la utilizziamo al meglio.
E il conflitto di interessi?
Questo è un altro discorso. E sarebbe stato opportuno risolvere questa
questione fin dal '96, quando era al governo il centrosinistra.
Pollice verso, allora, per Celentano?
No. L'ho sempre adorato e nessun spettacolo discutibile o mal riuscito
potrà indurmi a dimenticare l'importanza del personaggio, sul piano artistico.
Siamo alla vigilia di una campagna elettorale rissosa, forse senza esclusione di colpi. Molti
Tuoi colleghi sono preoccupati.
“Mi fanno tenerezza. Dove vivono? Fingono di non accorgersi che in Italia siamo sempre in
campagna elettorale, la rissa e' quotidiana. Peccato. Un paese dalle nostre potenzialità, bello, pieno di
talenti e intelligenze, trova difficoltà soprattutto perché passiamo più tempo a darcele tra noi, che non a batterci per il benessere collettivo.”
Parole nobili. Però, Clemente, un tigì, specialmente il tg1, è esposto ai venti della politica.
“Di campagne elettorali ne ho fatte tante, in tanti ruoli. Politiche, europee, amministrative. Il copione è
sempre identico. Una grandissima pressione da parte di tutti. Polemiche quotidiane, attacchi ben oltre l'insulto.”
E come te la cavi?
“ Con senso di responsabilità rispetto a milioni di telespettatori e nervi saldi. Basta fare il proprio
dovere. E così, anche tra i vertici Rai, chi denuncia che l'informazione politica e' lacunosa, noiosa e
parziale, dovrà ricredersi. Non è qui il terreno della fantasia e della sperimentazione. Si viaggia col cronometro. Sara' un criterio mediocre, io non lo amo per niente, ma è un
criterio.”
Davvero non si potrebbe cambiare?
“ Da giornalista politico (l'ho fatto per quasi 20 anni), proprio in Rai, ne ho fatte di tutti i colori. Ho
innovato, con fantasia a piene mani, osando molto. Restano decine di servizi negli archivi a dimostrare una
creatività (che mi e' stata riconosciuta da tutti), ma nulla più. La verità è che poi in onda tutti i giorni il tg1 spediva Vittorio Orefice, Pierantonio Graziani: seri e rigorosi
custodi della ortodossia politica. Mica scapestrati come me.”
E ora?
“Sono passati 25 anni, non e' cambiato nulla. Il politico filosofeggia sulla povertà, la faziosità, la
superficialità dell'informazione nelle dichiarazioni pubbliche, ma poi l'unica cosa che vuole è fare
capoccella nel tg della sera.”
Una domanda sorge spontanea. Quale sarà il tuo destino dopo il voto ?
“Chiunque prevalga, io sono un dirigente della Rai che in oltre 30 anni di giornalismo, e venti di
tv, ha sempre fatto il suo dovere. Ho vinto sfide professionali e ho battuto i concorrenti. La regola non
scritta è che il tg1 viene assegnato a direttori di area governativa. Importante è che chi lo guida abbia quella che Costanzo definisce la patente televisiva.”
Altrimenti?
“Accade ciò che si e' verificato tra il ‘96 ed il 2002 con 3 diversi governi di centrosinistra e sei
direttori al tg1: Sorgi, Brancoli, Borrelli, Lerner, Fava e Longhi. Non fu un gran beneficio per la testata.
Mentre nello stesso periodo, anzi tra il ‘94 ed il 2002, al tg2 c'è stato solo un direttore.”
Tu!
“Io. E i risultati sono solari.”
Insomma, il telegiornale è la tua famiglia.
“Non diciamo enormità. La famiglia, quella vera, è una :risorsa inesauribile. Ho una moglie
poliedrica: insegnante, logopedista, ottima giornalista, e cucina perfino alla grande!. Due figli strepitosi,
uno al classico, Simone, l'altro allo scientifico, Claudio. E ho il cane più bello ed intelligente del pianeta, Shon, un border collie figlio di Shonnik, quello di mille pubblicità.”
Eccolo là! Il video: vizio umano e anche canino.
“Me lo addestra Massimo Perla, uno che parla "canese". La famiglia, dicevi: quando penso a
quanto mi incazzo durante la giornata al tg, e poi rifletto a quanto sono fortunato in casa, mi do una bella
calmata e ringrazio il Signore. Un grande cruccio è non avere mai tempo per incontrare mio padre (90 anni, malandato, vive in Israele) e a portare un fiore sulla tomba di mia madre.”
Torniamo al video. Qual è il “tuo” tg ?
“Sono molto legato al tg1 di quando ero più giovane, a quello degli anni 80, con professionisti
strepitosi, bravi, competenti, determinati, mica tanto comprensivi. C'era moltissimo da imparare, allora. Il
tg al quale sono piu' affezionato è però il tg2: otto anni intensissimi e pieni di incazzature, innovazioni e successi. Una fase straordinaria ed irripetibile. Solo Mentana ha potuto
"regnare" su un tg per più tempo, realizzando il giornale che sognava. Anche il periodo della fondazione del tg5, vissuto con Enrico, è stato molto importante. Ma guidare il tg2 è
stato duro e divertente. La pressione era ed è meno intensa… Ho potuto provare, sbagliare, trovare la squadra e la quadra e… farcela.”
E il tg1?
“E’ una esperienza di cui apprezzerò meglio la portata quando ne sarò fuori. Me l'hanno affidato
quando era in crisi di ascolti e abbiamo vinto nel 90 per cento dei casi la sfida col concorrente. So anche
che nella redazione ci sono punte d'eccellenza. Ma la politicizzazione e' eccessiva. Danneggia i rapporti umani, professionali e il prodotto. In altri tempi, quando il tg1 era pieno di
talenti, c'era un altro clima, si riusciva anche a scherzare. Oggi, troppo spesso il clima e' incomprensibilmente plumbeo.”
Il futuro?
“Non riesco ad immaginarlo. Forse mi piacerebbe dedicarmi ad un programma, o ad una rete tematica. Di certo
dopo il tg1 scriverò molto, di sport, di politica, spero anche di tv. Mi dedicherò anche all'Università. Trasferirò le mie esperienze ai più giovani. E per sostenere che la dote
principale di un giornalista è la curiosità, da accompagnare ad una grande onestà intellettuale. Di giornalisti che scrivono con linguaggio per iniziati, per far invidia a colleghi, o
compiacere il potente di turno, non se ne può più. Ho in mente la top ten della "schif parade", gente che sputa sentenze e non ha mai trovato una notizia.”
Fammi la classifica.
“Non questa volta. Ma ci sono anche moltissimi che scrivono bene, a volte fanno scoop, e non
passano il loro tempo a pontificare. Che Dio li benedica.”
Hai conosciuto tanti protagonisti… Chi ti ha colpito di più?
“Sandro Pertini, il prof. Elia Toaff, Papa Giovanni Paolo II e l'avvocato Agnelli.”
Fuori i ricordi.
“Pertini: ero tra i pochi a soffermarmi con lui a Montecitorio. Una mattina prendemmo un caffè
insieme alla buvette e lui confuse occhiali e cornetto, inzuppando i primi nel cappuccino. Ma era autoironico
e si prendeva in giro da solo. Si accomiatava pagando da bere a tutti.”
Toaff.
“La vicenda umana del rabbino Toaff e' straordinaria, la sua vita una grande avventura, con
precisi segni di benevolenza divina nei suoi confronti. Un grande uomo, mi spiace non sia senatore a vita,
anche se sono evidenti l'amicizia e la stima che legano lui e Ciampi.”
Wojtyla.
“L'ho incontrato per una decina di minuti a tu per tu negli appartamenti papali, alle 6 e 45 di un
mattino di giugno del 1996. Un approccio umanissimo. Mi ha colpito la sua curiosità. Nonostante fosse
sofferente, salutò un gruppo di frati cappuccini entusiasti, agitando il bastone come Charlot. Poi volle che lo accompagnassi per qualche metro. Mi parlò di suo padre e mi chiese del
mio.”
Gianni Agnelli.
“Un ricordo molto tenero: l'ultima volta, l’ho visto pochi mesi prima della sua scomparsa. Era
curiosissimo. Voleva sapere dei tg, delle novita' di viale Mazzini, ma ci soffermammo a lungo a parlare di
calcio. Mi racconto' la sua versione sull'acquisto per la Juve di Pavel Nedved, parlo' di vecchi campioni e giovani talenti. Un intenditore, di rara simpatia. Nel 1994, quando lo
conobbi, sapendo che in redazione al tg2 c'era parecchia maretta nei miei confronti, mi chiese scherzando: i comunisti le danno filo da torcere, eh ? Replicai: e lei come se la cava
con quelli dei suoi giornali e nella Fiat? Sorrise, tagliò corto e mi illustrò le doti di una nuova auto di Mirafiori.”
cesare@lamescolanza.com
novembre 2005