SFIDE TELEVISIVE GIULIANO ADREANI A TUTTO
CAMPO
LA 7? CI HANNO GIA' PROVATO
IN TANTI...
<< MEDIASET E' L'UNICA AZIENDA TV IN
EUROPA A INCREMENTARE LA PUBBLICITA'>> IL SUO AMMINISTRATORE DELEGATO
SPIEGA COME HA FATTO. E PERCHE' IL TERZO POLO NON GLI FA PER NIENTE
PAURA.

Intervista di CESARE LANZA
SU "PANORAMA"
Come si presenta la nuova stagione
televisiva? Panorama lo chiede a un leader del settore: Giuliano
Adreani, 58 anni, toscano, due figlie, dopo una lunga carriera alla
Rai e alla guida della Sipra oggi amministratore delegato di Mediaset,
presidente e amministratore delegato di Publitalia 80. Visibilmente
soddisfatto per i risultati. “Abbiamo – dice - un biglietto da visita
trasparente: facciamo televisione allo scopo di vendere pubblicità.
Quest’anno, in una stagione di crisi generale, siamo l’unica azienda
televisiva in Europa che riesca a registrare un incremento di
pubblicità. E c’è un segreto.”
- Quale?
“Il nodo che lega azienda e
cliente è la credibilità. Non raccontare balle, ottenere risultati
concreti. Il segreto? fare ascolti superiori rispetto a quanto
promesso al cliente. E poter dire: ci eravamo impegnati per questo, vi
abbiamo dato di più.”
- Saranno previste clausole con
un bel ritocchino…
“ No, nessuna clausola. Di più e
basta.”
- Allora vi mangiate le mani.
“ No. Siamo il partner del
cliente. Al cliente interessa che io faccia ascolto, a me interessa
che il suo prodotto vada bene.”
- In cifre?
“Abbiamo promesso il 24% di
share. Su Canale 5, in prime time, abbiamo ottenuto qualcosa più del
26.”
- In soldoni?
“Due punti valgono svariati
miliardi. Ma soprattutto valgono la fiducia. Stiamo presentando il
palinsesto di autunno a 1500 clienti e, grazie ai risultati, siamo
accolti con fiducia.”
- Nel palinsesto, chi sono gli
uomini-chiave?
“Antonio Ricci, Maurizio
Costanzo, Paolo Bonolis e Gerry Scotti. Vinciamo perché siamo una
grande squadra, ricca di assi. Bonolis oggi è il personaggio tivu che
dà maggior affidabilità per gli ascolti, Ricci il simbolo di una
straordinaria continuità.”
- Non mi dica che alla Rai non
c’è qualcuno che le piacerebbe avere.
“ Certo che c’è. Molti grandi
professionisti. A cominciare da Bruno Vespa, con il suo modo speciale
di raccontare la politica, e da Fiorello. O da Celentano, che
andrebbe forte in qualsiasi rete.”
- E al di là del varietà?
“ I tg? Ammiro Clemente Mimun e
il suo ottimo tg2. E ripeto: anche sull’altro fronte fior di
professionisti.”
- E allora perché la Rai ha
perso ascolto?
“ Ha perso ruolo e immagine del
servizio pubblico. In particolare, durante le elezioni, è stata usata
come una clava contro la parte politica che non piaceva a chi dirige
oggi l’azienda.”
- Ma a lei interessa una Rai
forte o debole? Sinceramente.
“Assolutamente forte.”
- E gli imbarazzi di scenario
politico? Ad esempio, sul conflitto di interesse.
“Nessun imbarazzo. Berlusconi,
col conforto di Ciampi, risolverà la questione. Io spero che la
soluzione non intacchi l’operatività di questa grande azienda. Una
società quotata in Borsa che interessa a tutto il Paese. Perchè va
bene che la proprietà al 48% è della famiglia Berlusconi, ma il
restante 52 appartiene a 200mila azionisti italiani, a investitori
stranieri…”
-
Mi dica la sua idea.
“ Non mi compete. Ma si può trovare la
garanzia che non ci siano legami tra
figura e poteri del premier e la realtà
dell’azienda, in armonia con le Authority. E parliamoci chiaro…”
- Dica.
“Berlusconi, da 7 anni,
nell’azienda non c’è più. Ha fatto una scelta precisa, la rispetta.
Berlusconi è uno che ha visto il business in questo settore, prima
degli altri, meglio degli altri. Poi ha deciso di entrare in politica
e si è staccato dall’azienda straordinaria, che aveva creato. E qui,
ai manager storici, via via si sono aggiunti molti dirigenti
provenienti, come me, da esperienze esterne.”
-
Lei, ad esempio, ogni quanto
tempo vede o sente il Cavaliere?
“Ogni qualche mese.”
- C’è comunque chi sostiene –
Eugenio Scalfari – che la soluzione del conflitto sia impossibile,
ormai.
“ Ma sì, ho letto anche
Giovanni Sartori, che propone lo spezzatino: cioè tagliuzzare le
nostre aziende. Ipotesi assurde, da far accapponare la pelle, al di là
di qualsiasi regola di mercato. Siamo leader nel mercato: come si può
pensare di tagliarci a fette?”
- Torniamo ai palinsesti.
Soddisfatto?
“ Ai nomi già fatti
aggiungiamo la fiction, i grandi film e la signora Maria De Filippi
che ha chiuso al 32% con “C’è posta per te”. E sottolineo il coraggio
innovativo di Bonolis che lancia al sabato sera “Italiani”, un format
nuovo.”
- Bonolis doveva passare
alla Rai. E Mentana a La 7. Trattenuti con assegni pesanti?
“ All’origine delle loro
scelte non c’è stato l’interesse per il denaro. Anche se per Mentana
c’erano proposte indecenti.”
- E quanti si sono
presentati a battere cassa, i due gioiellini hanno fatto lievitare
gli ingaggi?
“Ironia superflua: questa
azienda è fondata sul principio del profitto, del miglior rapporto
possibile tra costi e ricavi. Se qualcuno è cruciale, i vertici
dell’azienda non fanno mistero: giusto riconoscere un premio adeguato,
sia per il video sia per la pubblicità.”
- I vertici, chi?
“Un terzetto affiatato, con
una notevole risorsa: decidere in un lampo, senza burocrazie. Il
presidente Confalonieri è l’uomo delle strategie, dei raccordi, la
storia dell’azienda. Il vicepresidente, Pier Silvio, ha la conoscenza
del prodotto, con una passione coinvolgente: suo il merito di aver
sostenuto il Grande Fratello, su Canale 5, contestando molte
preoccupazioni. La Chiesa, gli anatemi anche sui giornali, Veltroni
che prima dice no e poi dice sì… Quante critiche ostili, preventive.
Non era una decisione facile.”
- A proposito del Grande
Fratello. Quelle critiche diffuse sulla rozzezza culturale, sulla
rappresentazione di una gioventù sguaiata… Vi preoccupate di questi
aspetti, entrate nella scelta dei personaggi?
“Le riflessioni sono
obbligatorie su qualsiasi programma di rilievo. Ma le scelte
particolari spettano ad altri. Nel caso del Grande Fratello c’era un
format da rispettare. Ma quando un programma blocca davanti al video
16 milioni di telespettatori, nell’ultima puntata, assistiamo a un
fenomeno rarissimo, al di là di qualsiasi dibattito di parte. Dentro
c’è tutto.”
- La seconda edizione ripeterà
il successo?
“ Penso di sì. E c’è una
novità: i personaggi saranno dodici e non più dieci.”
- Comunque la Mediaset è
spesso accusata, esperienza del Grande Fratello inclusa, di non badare
alla cultura.
“Potrei elencare molti
programmi che mostrano il contrario. Il problema di fondo, però, è che
la Rai, incaricata di un servizio pubblico con il beneficio del
canone, avrebbe il dovere di fare cultura: invece si è buttata a fare
competizione sul terreno commerciale. E, sfidandoci qui, perde.”
-La presentazione del vostro
palinsesto in questi giorni coincide col lancio del terzo polo, La 7.
Un parere schietto.
“Prima di tutto: nonostante il
parere del Consiglio di Stato, è fuori legge. Intendiamoci, io sono
liberista: penso che non debbano esserci leggi restrittive.
Ma per nessuno. Le leggi debbono essere
uguali per tutti.”
- Ma La 7 vi preoccupa o no?
“Senta, Telemontecarlo esiste
da tempo. Molti ci hanno provato: i brasiliani, cioè Marinho con Rede
Globo, poi il gruppo Ferruzzi all’epoca potentissimo, Cecchi Gori
grande nome del cinema… E tutti non hanno avuto fortuna. Anche
stavolta ci saranno grandi difficoltà.”
- Perché?
“La tavola è imbandita. Tre reti
pubbliche, tre private, la pay tivu (che ha le sue difficoltà),
infinite emittenti locali… Difficile inserirsi e strappare ascolti. Ci
vorrebbero investimenti per migliaia di miliardi, con ritorni chissà
quando.”
- Ma il progetto di Ernesto Mauri
- un ex vostro manager - prevede una nicchia per un target
giovanilista, prezioso per la pubblicità.
“Non mi sembra che le cose
vadano in questo senso. Per di più il lancio avviene in un momento di
contrazione pubblicitaria. Comunque, auguri. Ma con la richiesta che
non ci siano figli e figliastri, di fronte alla legge.”
- Torniamo alla Mediaset.
“Nel 2000 abbiamo avuto la
soddisfazione di contribuire in maniera determinante al bilancio
positivo di Fininvest. Andremo avanti.”
- E con Berlusconi che passa
dall’opposizione al governo cosa cambierà per le vostre televisioni?
“Niente. Cambierà molto per il
Paese.”
22-06-01