Prendo i SOLDI e SCAPPO...
Una sagra a Napoli. Le convention a Roma. E poi un passaggio al Costanzo
Show. Samantha De Grenet da anni non fa un film. E non ha una
trasmissione. Eppure è dappertutto. A
Capital racconta la giornata
di una vera "cumparsita". E svela strategie, astuzie e cachet.

di Cesare Lanza " Capital"
Essere o non essere (Shakespeare)? Avere o essere
(Fromm)? Essere o apparire (Samantha de Grenet)? Questo è il problema.
Mi ha accolto molto
graziosamente, Samantha, nel suo attico-super attico nel cuore dei
Parioli, a Roma. Appena sono arrivato, mi ha offerto un fresco,
delizioso succo di mela e mi ha chiesto delicatamente se poteva
spogliarsi un po’ (non invidiatemi: semplicemente, voleva togliersi un
golfino e restare in camicetta). Ma insomma, moine a parte, le ho detto
subito che la curiosità principale della mia intervista era esattamente
questa: appare, appare, appare dovunque, Samantha. Ma cos’ha fatto, di
reale e memorabile, per giustificare tutte queste apparizioni e
comparsate? Che si sappia, mi scuserà la crudezza, poco o nulla.
Incassa benissimo.
Neanche una smorfietta.
“Ti rispondo così: la
regola giusta è questa, seminare bene e campare di rendita. Come a
scuola. La prima impressione è fondamentale.”
Anche a scuola? Viva la sincerità. Dunque, il
vizio è all’origine.
“Sì. Studiavo il minimo
indispensabile. Però, davo l’impressione di essere sempre in regola e
al passo su tutto. Sincera? Sì, cerco di essere sempre sincera. Ho
studiato al linguistico, inglese e francese. Ma la mia conoscenza è
modesta, anche se probabilmente superiore, rispetto a tutti quelli che
le sparano grosse, convinti di parlare le lingue straniere solo perché
ricordano quattro parole in croce.”
Insisto sull’insostenibile leggerezza di
apparire, la tua peculiarità. E’ vero che sei nobile?
“Certo che sono nobile! Ma detesto di esserlo.”
Spiegami.
“Mia nonna era principessa di Fondi. E nel nostro
stemma ci sono molte palle.”
Quindi, dovremmo chiamarti principessa.
“Per carità. Odierei. E
poi il titolo è ereditato da mio fratello. Io sono, semplicemente, nobil
donna. Ma non mi frega niente di esserlo.
Snobismo?.
“Ma no.”
La “d” di Samantha de Grenet va scritta in
minuscolo?
“Questo, sì.”
E dì la verità, almeno a scuola ti avranno un po’ preso
per…
“… per il culo? No. Non sono come mia sorella:
elegante, regale. Io no, il
mio aspetto è borgataro, popolaresco. E io odio
apparire…”
Ma va’…
“Lasciami finire. Odio apparire per quello che non
sono. Io mi propongo
per come sono, nel bene o nel male. E forse questo
è alla radice del successo nel settore,
per i tanti inviti ad apparire. Sono vera. Sono
genuina. E, se necessario, non esito a sfanculare chiunque!”
Nomi e cognomi di chi
hai, come dici, sfanculato?
“Assolutamenteno.”
Ospitate televisive, convention, serate per le
presentazioni di discoteche e locali, feste di varia umanità… Il
massimo risultato col minimo sforzo. Sei dominante nel settore.
Appagata, felice?”
“Piano, piano. Sì, forse si guadagna di più e si
lavora di meno, di certo lo stress è inferiore. Ma poche
gratificazioni.”
La gratificazione
forse no. Ma la gratifica sì.
“Spiritoso.”
Mi scuso. In realtà, sto cercando di capire. Qual è il
problema
di Samantha, condannata a una vita lieve e
obbligatoriamente festosa?
“Ci sono giornate in cui mi alzo di storto e giro
per casa senza voglia di far nulla. Dovrebbero spararmi, solo per
indurmi a rispondere al telefono. Crisi di pigrizia e di malinconia. Ma
non voglio parlarne.”
Raccontami, allora, una tua giornata
professionalmente festosa.
“Comincio alle undici, di
solito. Al portone mi aspetta una macchina della produzione, cosa che fa figo. Mi siedo sempre a fianco dell’autista, mai dietro, sarebbe una
vera cafonata. Vado sul set, poniamo, per una telepromozione della
Domenica Sportiva. L’arrivo sul set è gioioso: conosco tutti e tutti mi
conoscono, mi accolgono come se fossi Sofia Loren. Fa piacere. Poi c’è
un po’ di tempo libero, per la pausa pranzo, magari vado a Fregene, in
spiaggia, con i miei compagni di lavoro. Coccole, anche al ristorante:
mi piace essere ben accolta e coccolata, sì. Poi ancora lavoro: verso
lei o le sette a casa, una doccia, un po’ di relax. E in serata magari
sono attesa, diciamo a Napoli?, per l’inaugurazione di un negozio. Due
ore per andare, due ore per la prestazione, due ore per tornare. E a
casa a notte fonda. Faticoso, a volte.”
In cosa consiste la prestazione?
“In gergo, c’è la cosiddetta “marchetta”. Non è
poi un termine dispregiativo: sempre lavoro è. Si tratta di apparire in
una discoteca, fare il taglio di una torta, firmare autografi… Cose
semplici, senza impegno. Ma serve per mangiare.”
Mangiare solo? Non scherziamo. Altro che
aragosta e caviale. Come sono i compensi.
“Glissiamo.”
Diciamo, una cifra più alta del prezzo di questo tuo bel
televisore al
plasma, qui in salotto?
“Scherzi? Un televisore così costa venti milioni.
No, no. Meno, meno. Il
costo di un bel divano, al massimo.”
E a parte le marchette?
“Danno più soddisfazione le ospitate televisive e
le convention: queste
ultime sono quelle meglio pagate. C’è da dire, c’è
da fare.”
E magari ti comporti da diva.
“Divismi? No. Sono solo esigente con il mio
agente: voglio sapere nei
particolari dove, come, quando, quanto… Voglio un
albergo decente. Del camerino e dei fiori e dei cioccolatini, e
chiacchiere varie, se è questo che vuoi dire, non mi frega nulla. Non
sono diva. Sono di buon carattere. Per questo mi chiamano. Anche se
qualcuno aveva fatto circolare che ero di carattere pessimo, tanto per
tagliarmi le gambe….”
Non mi dire che anche tu sei vittima dell’Italia dei
complotti?!
“Non esageriamo. Ma lotte e gelosie ci sono. E
però io stupisco tutti per la
mia professionalità. Sono una romana atipica, di
stampo svizzero.”
E in tivu, dove appari e riappari, implacabile?
“Il meccanismo è noto. Se appari in tivu. sei
chiamata per le serate, e
nelle serate si guadagna bene. In Rai e Mediaset
da qualche tempo hanno tagliato i compensi, ma conviene sempre andare in
video. Per esistere.”
Rieccoci: apparire per esistere. Ma, in realtà, chi sei,
cosa fai? Ti
chiamano per la bellezza e stop: sì o no? Bellezza
innegabile: il giovane autore Sergio Rubino, che ha lavorato con te ai
tuoi inizi, dice che sei una statua, perfetta.
“Ringrazialo, ma ha
torto. Io mi vedo tanti difetti. E in tivu mi chiamano, credo, non solo
per la bellezza: ci sono tante altre, più belle e più giovani di me.”
E quali sono i difetti che ti vedi?
“Vorrei essere più magra, ho le orecchie a
sventola, vorrei aver le gambe
più lunghe, ho i dentoni e anche un po’ di
“scucchia”…E mi rifarei il sedere. E vorrei le labbra più carnose. E mi
rifarei anche le tette, se dovessero cadere. Volevo rifare i piedi, ma
mi hanno detto che è troppo doloroso… E poi…”
Ehilà, ferma, ferma!
Per una che deve apparire, questo è un automassacro. E forse vuoi
driblare il punto cruciale. Il tuo problema non sta nel fisico, che è
statuario, ma nell’identità. Mi dicono: una vita da panna montata.
Samantha sempre sorridente. Perfetta. Curata. Educata.
“Velenosità! Ma non obietto.”
Tutto veleno? Ti
ripeto, sono qui per capire il caso Samantha. A proposito: per acchittarti,
e affrontare il momento di apparire, quanto tempo ti occorre?
“Pochissimo. Meno di un’ora. Mezzora per il
trucco, un quarto d’ora per pettinarmi, un quarto d’ora per vestirmi.”
Ma come fai a sorridere sempre? Qualche volta,
sarai di cattivo umore.
“Certo. Ma non credo che io debba riversare sugli
altri i miei stati d’animo. La gente non paga i malumori.”
Ti capita di piangere?
“Sì. Se mi trattano male. Ma cerco di non farmi
vedere.”
Parlami dei tuoi amori, almeno quelli conosciuti.
“Con Leonardo Pieraccioni è stato un rapporto
grande e forte, due anni e
mezzo di convivenza.”
E perché è finito?
“Io volevo dare spessore alla relazione,
concretizzare. Ma lui è Peter
Pan.”
E con Pippo Inzaghi?
“Altro che Peter Pan. Avevo millecinquecento
dubbi. Più giovane di me,
pieno di donne. Siamo stati insieme sei mesi: per
me il minimo storico, per lui il massimo.
Non credo che le sue altre ragazze siano durate
più di una settimana. Quando è finita ho sofferto tanto, non solo per
mancanza di amore, ma perché tanti – quelli del suo gruppo – avevano
remato contro… Lui era diventato casalingo, assente: gli amici avevano
perso il compagno di merende.”
Altri importanti?
“Una storia con Alessandro Benetton un anno e
mezzo. Finì, credo,
perché eravamo troppo giovani.”
Mi sembra che tu abbia in mente il matrimonio,
la famiglia.
“Io mi sarei sposata con tutti e tre. Ma la vita
non è una favola. Nella favola la ragazza trova il ranocchio che diventa
il principe azzurro. Io ho trovato quelli che sembravano principi
azzurri e invece erano ranocchi.”
Viva la sincerità. Ricapitoliamo. Appari dovunque, ma nel
tuo
curriculum non c’è ancora un vero successo. Ti
innamori, ma non arrivi al matrimonio: “loro” ti amano, ma non ti
sposano. A proposito, come va con l’attuale partner?
“Bene, grazie. Ma anche lui, Luca Barbati, un
ingegnere, è più giovane: io
32, lui 27 anni. Siamo innamorati, passione e
sesso a mille… Ma i dubbi ci sono, inevitabili. Soprattutto, da parte
sua.”
Soprattutto, mi piace la tua sincerità.
“Voglio guardare in faccia la realtà. Mi sento
forte e fragile.”
Forse sei incompiuta. Hai tutti i contorni, ma ti manca il
piatto forte.
“Forse. Per costruire una famiglia felice, per
avere un figlio lascerei tutto,
tutto. Sì, ecco cosa mi manca: un figlio. Altro
che apparizioni qui e là. Il mio traguardo è chiaro. E se ho sbagliato
finora, è stato per fiducia e idealismi.”
Vogliamo concludere in maniera lieve?
“Dai.”
Samantha si pronuncia con l’acca aspirata o no?
“ No. Per la verità, una
minima aspiratina ci starebbe bene. Ma è difficile. E che diavolo
c’entra? Poi dici a me che sono frivola!”
cesare@lamescolanza.com
10-03