E’
un romano atipico, nel senso che è un lavoratore accanito e predilige
toni e modi understatement, sembra un personaggio di “Beautiful”, non
a caso da ragazzo ha fatto l’attore e il fotomodello. E’ appassionato
d’arte e di teatro, dipinge, ha giocato a pallavolo. Si chiama
Giancarlo Scheri, ha 40 anni, dirige Rete 4 (entrò nel gruppo per
concorso) da gennaio 2001, è uno dei protagonisti della Mediaset
vincente affidata da due anni a Pier Silvio Berlusconi.
Scheri si propone di realizzare un obiettivo comunemente considerato
(quasi) impossibile, in televisione: coniugare la qualità dei
programmi con la felicità degli ascolti. Con un linguaggio accessibile
a chiunque e con una pruderie culturale quanto meno inconsueta nel
mangement televisivo, abitualmente ossessionato dallo share e dalle
conseguenze sulla pubblicita. Gli chiedo qualche esempio di programmi
inseriti o inseribili in questo tipo di strategia.
“A parte Mike Bongiorno, maestro intramontabile di intrattenimento di
buona
fattura,
e Alessandro Cecchi Paone, in prima linea nella divulgazione
scientifica, o Forum, intramontabile con il suo 20%, il 31 ottobre
partirà Al Bano: al mercoledi sera, cinque puntate in formula one
man show. Con ospiti di classe come Gianni Morandi, ma con un budget
assai lontano da quelli concessi a un Adriano Celentano, riferimento
obbligato per questo tipo di formula. Eppure un programma con forti
ambizioni, in relazione alle aspettative stabilite per Rete 4, che
deve assicurare un 8% di share.”
- E
con Al Bano cosa contate di fare?
“Ci
proponiamo di arrivare al 12%”.
-
Poi…
“Un
altro buon esempio di divulgazione popolare è il programma di Iva
Zanicchi,
bravissima. “Sembra ieri”: la storia raccontata attraverso episodi di
costume, protagonisti rappresentativi di un’epoca, presenti nella
nostra memoria.”
-
Iva Zanicchi, proveniente dai giochi e dal varietà, diventa di colpo
il simbolo di una innovazione quasi imprevedibile.
“Penso che con un approccio aperto, privo di diffidenze, esistano
spazi interessanti di innovazione, sia nell’area culturale sia nel
varietà. Con la “Macchina del Tempo” di Cecchi Paone usciremo dallo
studio, cercando un racconto divulgativamente più incisivo e
coinvolgente: vogliamo indidivudare meccanismi di immedesimazione più
immediati per il telespettatore invitato a seguire, che so, la storia
di Archimede o la storia di Venezia.”
-
E il varietà?
“Non penso affatto che sia morto, come si dice spesso, un po’
sbrigativamente. Come
succede
per qualsiasi cosa in una società frenetica e in continuo sviluppo,
anche il vecchio varietà deve essere ripensato strutturalmente, deve
evolversi…”
- E
le soap? Non rischiano invece di dare l’immagine di una rete attaccata
immutabilmente al palinsesto gradito da un target anziano?
“Intanto chiamiamole, com’è giusto, sceneggiati. E non è vero che è un
prodotto per soli anziani: piacciono anche a fasce di pubblico giovane
e di profilo culturale e professionale alto. Non condivido il
pregiudizio. Certo gli ascolti (con “Terra Nostra” al 12, 13%) sono la
testimonianza di un interesse saldo, importante, nella contesissima
fascia preserale. E i telespettatori affezionati non sono sciocchi. Le
produzioni di Rede Globo sono di alta fattura, di confezione ottima,
per quanto attiene alla tecnica. Ma c’è anche un valore
cultural/popolare di rilievo. Con “Terra Nostra” si fa conoscere la
storia di un Paese… La gente segue non solo il racconto di sentimenti
e passioni, ma scopre la storia, il costume, le tradizioni di un’epoca
nelle forme più facili.”
-
La nuova soap, mi scusi… il nuovo sceneggiato in arrivo?
“La forza del desiderio, con Sonia Braga.”
-
Altri motivi di soddisfazione, nei primi nove mesi di
direzione?
“Vorrei piuttosto esprimere, educatamente, un piccolo risentimento.”
-Dica.
“Rai 3 ha avuto un buon successo, meritato, con il suo programma di
storia. Ma anche
il nostro
programma di storia (altro esempio di buona risposta di pubblico per
una proposta d’impegno, abbiamo fatto il 10% di share, due punti di
più della media richiesta per la rete)
è andato
al di là delle più rosee previsioni…Eppure Rai 3 ha ottenuto un
eccesso di elogi, considerando che ci sarebbe l’obbligo del servizio
pubblico, e per noi neanche una parola, o quasi, di attenzione.
Sinceramente e candidamente: non è giusto e mi dispiace.”
- Usciamo dalla valutazione dei programmi. Chi sono, secondo lei, i
maestri della
televisione oggi in Italia?
“Guardi, io ho avuto la fortuna di lavorare con tre grandissimi
facitori di televisione, Mike Bongiorno, Pippo Baudo e Maurizio
Costanzo. Loro “sono” la televisione. E io non posso prescindere da
questi tre nomi, fondamentali nella mia preparazione professionale.
Pippo su Rai 3, con Novecento, ha fatto una cosa bellissima, che
sarebbe stata molto adatta anche al pubblico di Rete 4.”
-
Altri nomi.
“Paolo Bonolis, il purosangue di questi anni. Ma poi vorrei citare
sempre i “miei”, Cecchi Paone, Iva Zanicchi, il bravissimo Mengacci. E
Loretta Goggi, grande professionista, che ha ancora molto da dare.”
-
Non le sembra che, più o meno, sono sempre gli stessi nomi a girare?
Mi dica quali sono, a suo parere, i volti più promettenti, nella
fascia dei trentenni, under 40.
“
Paola Cortellessi, Tamara Donà, la Littizzetto. Soprattutto Alessia
Marcuzzi, di forte personalità, versatile, immediatamente simpatica.
Meno novità tra gli uomini: Mammuccari in primissima fila, direi.”
-
In sintesi, qual è il suo ideale di televisione?
“Raccontare, comunicare, divulgare, trasmettere emozioni, attraverso i
protagonisti e
testimonianze vere, coinvolgenti.”
-
E, ora, i progetti più intriganti?
“A
gennaio, spero, partiremo con due programmi di grande difficoltà e
ambizione sul piano culturale. Il primo è dedicato ai libri, il
riferimento è sempre il mitico francese Apostrophe. Il secondo è un
magazine dedicato al cinema. Per tutti e due stiamo cercando
conduttori in grado di coinvolgere il pubblico senza vezzi e
narcisismi intellettualistici, ma con capacità di penetrazione
divulgativa.”
-
Insomma, immaginando un titolo o uno slogan, lei è l’uomo che vuole
portare la cultura in televisione.
“Mamma mia. Diciamo, più umilmente: “anche” un po’ di cultura.”