Dieci milioni di telespettatori. Raffaella
Carrà, con Carramba, riemerge con perentoria sicurezza. Chi pensa più alla
delusione di Sanremo 2001? Lei forse sì, accettando di confidarsi con
Panorama.
“Non volevo farlo, Sanremo:
mancava il tempo di prepararlo meticolosamente. E comunque, un anno dopo,
diciamolo…”
-
Cosa?
“ Non andò tanto male. Meno eclatante negli
ascolti rispetto a Fabio Fazio, va
bene. Ma io mi misi al servizio delle canzoni
e le canzoni hanno funzionato: penso a Elisa, ai Gazosa, alla vendita di
dischi… Pensavo che la musica bastasse. Anche Pippo Baudo mi aveva
consigliato: i cantanti, non altro.”
-
E il cast?
“Non sono pentita. Andrea Ceccherini, bravo a
Carramba, a Sanremo era
impaurito, spaesato: chi poteva prevederlo?
Megan Gale, una buona scelta, come Enrico Papi.”
- E allora cosa non ha funzionato?
“Forse anche la coincidenza con lo
spaventoso delitto di Novi Ligure, Erika e Omar. Gli italiani, giustamente,
avevano la testa altrove.”
- A parte auguri e consigli, non
mancarono frecciate con Baudo.
“ Pippo era seccato non perché
presentassi io, ma perché voleva farlo lui, Saremo. Ora tocca a lui.”
- Ricambia i consigli?
“Non ne ha bisogno: Pippo sa
tutto.”
- Pippo, Raffaella… Un certo tipo
di tivu. Ma la tivu è deficiente, come dice la signora Ciampi?
“Non credo. C’è tivu buona e tivu
cattiva. Prendiamo il nudo: un tanga non vuol dire successo, ma se ben
inserito in un programma – il racconto è fondamentale, come il ritmo – può
avere un significato. Fondamentale è l’identità: la gente dice “vedo Bonolis,
Baudo, Costanzo, Chiambretti…vedo la Carrà”, non questo o quel programma! Si
affeziona ai protagonisti.”
- E lei non cambia mai.
“Mica vero. E’ indispensabile
cambiare, ma a poco a poco: come il disegno della Coca Cola, ecco. Stile
eterno, ma via via si cambia: con segni minimi, che il pubblico (non scriva,
per favore, “la massa”) sente e capisce.
- E la massa?
“Detesto la parola. Il pubblico non
è stupido e informe. Anzi: capisce, punisce e premia.”
- Se lei non si sente coinvolta,
qual è la tivu deficiente.
“Penso a tanti format, ma non metto
alla berlina nessuno. La tivu è faticosa, tanta gente si arrabatta e dà
l’anima per un programma.”
- Altra polemica ricorrente: i
sostegni, gli aiuti…. Lei ne ha avuti?
“ Aiuti politici mai. Gratitudine
professionale, sì. A Gianni Boncompagni. E a Giovanni Salvi, direttore di
Raiuno: severo, duro, ma pieno di idee. Lanciò me, Baudo, Vianello e la
Mondaini, Heather Parisi… Eravamo terrorizzati dalla sua voce. Solo se non
diceva nulla, voleva dire che si andava bene. Se no, guai. E a me piace così.
Per far bene, debbo amare, stimare e temere il mio editore. E’ successo così
anche con Brando Giordani e Agostino Saccà. Per non dire di Sergio Japino.”
- Spieghi il mistero di questa
coppia. Legame incomprensibile, vista dall’esterno.
“Dice bene: un mistero. Forse un
incastro, due pezzi che ne fanno uno solo.”
- Dicono anche che Japino domini
Carrà, al momento di decidere.
“Non è vero. Se dico teneramente:
“questa cosa non mi viene”, finisce lì. Parole magiche, senza appello.”
- Dicono che Japino è antipatico.
“ Senta, lui è uno nato a
Ventotene, forte come il vento, il mare. Energia immensa. Chiuso come
un’ostrica, ma con una mano dolcissima, elegante. Come inquadra lui le donne,
nessuno mai.”
- Ha coscienza di essere una donna molto
potente?
“No. Perchè non sono potente.”
- E dov’è il potere?
“Dove si decide, sì o no. Io? Ho
il potere degli ascolti. Se mi va male, non decido un bel nulla. Grazie agli
ascolti, tutti mi accettano e mi vogliono. E chi non mi accetta e non mi
vuole bene, mi sopporta. Ho avuto solo un problema, in tutta la carriera.”
-
Quando?
“Bettino Craxi, quando firmai per Berlusconi,
non voleva che tornassi alla Rai.
Canale 5 non aveva la diretta, così volevo
tornare perché la diretta dà emozioni insostituibili. Cose passate: sentii
dire perfino che il mio contratto era una vergogna per gli italiani.”
-
E qual è il suo punto di vista?
“Con “Pronto, Raffaella?” contribuii a rendere
la Rai competitiva sul piano
commerciale, per gli introiti pubblicitari.
Valorizzando lo spazio di mezzogiorno.”
-
Cosa l’affascina in un uomo?
“L’intelligenza. E il carattere.
Se sento dire: quello è uno tremendo, mi intriga.”
-
Valore irrinunciabile?
“La lealtà. Mai tradire.”
- Una filosofia di vita?
“Emozionarsi. E vivere con
generosità, ironia.”
-
Lei è religiosa?
“Prego molto. Da qualche anno ho scoperto la
preghiera.”
- La Carrà vista dalla Carrà?
“Dio mi ha dato tanta energia. Segno
astrologico gemelli. Un po’ scissa, ma
se qualcuno o qualcosa non mi piace al primo
impatto, difficile che cambi idea. E vado dove mi porta il cuore.”
- Potrebbe vivere senza tivu?
“Sono reduce da 11 mesi di
astinenza. Comunque no, non potrei vivere. E non parlo del video: ci vado
finchè funziona. Ma sono creativa, potrei fare solo l’autore.”
-
Il denaro è importante?
“Non è la cosa principale.”
-
Però, lei è costosissima.
“Polemiche politiche, che odio. Oggi il mio
programma è il meno costoso, nel prime
time.”
-
Il più carismatico uomo di spettacolo che ha conosciuto.
“Frank Sinatra.”
- E la donna?
“Ginger Rogers. Mi colpì, in
teatro a N.Y.: voleva stirarsi il vestito da sola, non si fidava della
sarta.”
-
Proviamo a creare un robot televisivo perfetto, con le qualità dei
migliori?
“Dica.”
- La professionalità.
“Bruno Vespa.”
- Simpatia.
“Fiorello.”
-
Cantare.
“Vasco Rossi.”
- Ballare.
“Mia Molinari.”
-
Scherzare.
“Platinette,”
- Intervistare.
“Costanzo.”
-
Provocare.
“Sgarbi.”
-
Fingere.
“Non rispondo.”
- Comicità.
“Panariello.”
-
Bellezza, erotismo.
“Paola Barale.”
-
Ritmo.
“Jerry Scotti.”
- Attenzione ai particolari.
“Ah, questa è mia. Una mania, non trascurare
nulla.”
- Bene. Ma, al di là del suo successo, c’è
un’Italia che pensa: i Baudo,
le Carrà… sempre loro! Quando se ne vanno?
Quella parte d’Italia che non vi sopporta, nonostante tutto.
“Finchè ho qualcosa da dire, non capisco
questo terrorismo.”
-
E lei, chi non sopporta?
“I raccomandati. A meno che non siano bravi.
Mi portarono Gigi Marzullo e mi
dissero: è presentato da Ciriaco De Mita. Io
storsi la bocca: vabbè, proviamolo. Ma, visto il provino, dissi: però è
bravo, ‘sto Marzullo, simpatico, misurato.” Mi creda: alla lunga vince la
qualità.”
1-2-02