Per favore, non mordermi l'orecchio
E' il suo punto debole: basta baciarla lì per
conquistarla.
Sonia Aquino, l'attrice che ha interpretato il ruolo di
fidanzata di Arbore , qui non recita.
Ma dà lezioni di seduzione. Da
brava predatrice.

di Cesare Lanza Capital
Eccola,
Sonia Aquino, segno astrologico Leone e quindi di temperamento molto
determinato, finalmente di fronte a me, nel bar dell’hotel de Russie,
dove abbiamo deciso di incontrarci, per questa intervista. Arriva con un
quarto d’ora di ritardo, il tempo - limite che si può concedere a una
giovane donna di splendente bellezza come lei, già predisposta
psicologicamente a diveggiare, in attesa che diventi (è un augurio
sincero) una diva, veramente.
Avuta la
buona notizia che è sentimentalmente libera (il “fidanzamento” con
Renzo Arbore, annunciato e poi smentito in un programma tivu di Piero
Chiambretti, era solo uno scherzo), le propongo un giochetto: un
itinerario di seduzione da formulare per il divertimento, spero, nonchè
le speranze potenziali di milioni, presumo, di maschi italiani,
probabilmente desiderosi di conquistarla. Una guida, in poche parole,
per conquistare Sonia.
“Sentiamo”,
mi concede, in apparenza sufficientemente interessata.
Bene.
Cominciamo dal primo contatto. Cosa deve succedere, al primo impatto,
perché tu sia bene impressionata?
“Può
conquistarmi quello che mi dici. Le prime cose che l’uomo mi dice.
Non mi
interessa la sua bellezza, ho avuto anche uomini oggettivamente brutti.
Ma le parole sono importanti. Il mio ex fidanzato, Sandro Calice, un
giornalista, mi ha coinvolto dal primo momento con i suoi approcci
scherzosi. Imitazioni, storielle…
E così,
forse, superiamo la prova. Siamo stati brillanti, divertenti, siamo
stati
accettati. E adesso, secondo passo, ti faccio una telefonata, ti
propongo un invito a cena.
“Adoro
essere invitata a casa. Non mi piacciono i ristoranti. Preferisco vedere
il mio corteggiatore nel suo ambiente. Se sai cucinare. Quale vino
scegli. Quale musica mi proponi. Lui dev’essere un bravo, anzi un ottimo
padrone di casa.”
Come
funzionano le cose? Ti conosco, ti racconto due barzellette,
e
subito ti invito a casa mia? E tu vieni, senza problemi?
“ Senza
problemi, se mi sei piaciuto. Non è detto che debba nascere una
relazione sentimentale. Si può diventare amici. Ma voglio vedere come
sei nella tua cuccia. Mi viene in mente Giovanni Veronesi, lo
sceneggiatore, un amico: è preciso, affabile, mi aspetta sulla porta,
sorridente, non mi dà la possibilità di annoiarti, con mille domande,
curiosità, al momento giusto salta fuori la chitarra… Comunque, non
fraintendiamo.”

Non
fraintendiamo.
“Voglio
dire che non è che accetto di venire a casa tua, subito. Di solito
sono molto
lenta. Ho bisogno di tempi lenti… In tutti i sensi. Per esempio, devi
superare lo scoglio del telefono. Di solito io non rispondo al telefono,
comunico via sms. La lentezza è importante.”
Perché?
“E’ una
prima scrematura, un filtro. Anche per vedere se uno resiste…
I
corteggiatori forti, scaltri e tenaci resistono.”
E
se c’è un colpo di fulmine?
“Mai
successo. Mai avuto, finora, un colpo di fulmine. E guai a chi forza i
tempi. Li
detesto. Ad esempio, quelli che credono di essere belli e sono solo un
po’ fanatici.”
Bene,
Sonia. Abbiamo fatto due passi avanti. Un primo incontro, una
prima
cena a casa mia… E ora? Nasce o non nasce un’assiduità, una
frequentazione?
“Dopo
questo due primi passi, pochi pochissimi restano nella mia vita.
Raramente ho voglia di rivederli. Comunque devi essere tu a cercarmi, a
farmi cose carine, con insistenza. Senza propormi idee strane. Inviti
semplici: cinema, teatro. Sono un’attrice, adoro il teatro. Devi essere
arguto, vivace. Devi riuscire a farmi ridere. Come il mio attuale
fidanzato.”
Dunque,
un fidanzato c’è.
“Sì, ma sta
a New York.”
Che vuol
dire?
“Ci vediamo
ogni tanto. Vado spesso in America, lo raggiungo: sono molto
presa. Mi
faccio in quattro. Ma spesso sono sola, a Napoli e Roma.”
Che vuol
dire?
“Ancora?!
Non essere malizioso. Sono sola e basta. Sono fedele e monogama, quando
sono innamorata. E sono innamorata.”
E allora
a che gioco stiamo giocando? Che gioco di seduzione è?
“Tu me lo
hai proposto. E io traccio i confini, per come mi conosco, del mio
territorio.”
Vabbè,
andiamo avanti. Ho visto un salto logico. Hai bisogno di tempi
lenti e
il tuo corteggiatore deve superare varie prove, però ogni due per tre
prendi un aereo e vai a New York, da lui. Non potrebbe sbattersi lui?
“Non c’è
contraddizione. All’inizio sono una preda, poi una predatrice. Treni,
aerei… Mi
muovo io. Se mi innamoro, corteggio io, prendo l’iniziativa io. E poi mi
piace viaggiare. E lui ha più impegni di me.”
Torniamo
al nostro itinerario. Dopo le prime frequentazioni, siamo al
bivio:
amicizia o innamoramento.
“Non saprei
quali indicazioni darti. L’innamoramento è una magia, un’attrazione.
L’attrazione nasce da tante cose, che so, anche dall’odore della pelle.
Da come mi abbracci, mi tocchi… Subito può nascermi la voglia di fare
l’amore con lui.”
Tu, lui…
Ti dispiace continuare col tu, per fare questi esempi?
“Sciocco.
Se non mi viene voglia di fare l’amore, può nascere una bellissima
amicizia.
Con te.”
Amicizia. Con me. Come è successo con Arbore?
“Sì. E’ un
uomo ideale. E’ originale, mi fa divertire… Ma non poteva scattare
la
scintilla della passione. L’idea del falso fidanzamento è stata sua e ho
accettato solo perché era lui!”
Scintille a parte, non è che giocando giocando…
“No. Non è
mai successo nulla. Se fosse successo qualcosa te lo direi.
Sono fatta
così.”
Torniamo
al bivio. Può esserci amicizia senza amore, senza la complicità del
sesso?
“E’
difficile, complicato. Non è facile riuscirci. Le difficoltà nascono
dall’animo maschile, il maschio vuole sempre provarci, per orgoglio.”
Hai
amicizie maschili?
“Sì. Però,
se non c’è stata una storia prima, è difficile trovare l’equilibrio:
devo
condurre il gioco io.”
Usciamo
dal bivio. Ci siamo frequentati e ti è esplosa la passione. Cos’è,
la
passione?
“Sofferenza, struggimenti, sentimenti estremi…”
Dimmi
meglio.
“Se mi
piace una persona, se scoppia la passione, divento ossessionata dai
pensieri,
dalle fantasie, dalle gelosie. II resto è contorno. E’ pericolosa, la
passione.”
Sei
gelosa, hai detto.
“Sono
convinta che la gelosia sia inutile. Ma non riesco a non essere
gelosa, se
sono presa dalla passione. Vorrei. Se mi sento in pericolo, non mi va
di avere paura. Non posso, non voglio vivere male…”
E con un
fidanzato oltre oceano, come fai a non essere gelosa?
“E lui una
più bella di me dove la trova? E comunque lo metto alla prova.
Sono molto
diffidente. Ecco un altro passaggio difficile dell’itinerario. Metto
alla prova tutti: amici, familiari, uomini. Prima di darmi.”
E lui è
geloso?
“E’ geloso
del mio lavoro. E’ uno scorpione. La gelosia è quasi morbosa. Ma
stiamo
cercando di razionalizzare. Lui ha deciso che non vuole vedere mai le
mie foto, i film, i reportage. E’ un patto.”
Il tuo
fidanzato, dunque, non vedrà questo meraviglioso reportage fotografico
di Capital?
“Non lo
vedrà. Meglio che non lo veda.”
Dunque
posso anche farti domande più scabrose?
“Senza
esagerare. I problemi sono anche miei.”
Solo una
curiosità. Può succedere che tu abbia desideri sessuali, e
voglia
di sesso, senza amore?
“Sì. Da
ragazza, quando ho capito che il sesso era bello e mi piaceva
troppo.
Non si può dire no al piacere, da ragazzi.”
C’è un
ricordo?
“ Un
ragazzo argentino: mi piaceva per come mi baciava. Baci che
duravano
ore. Siamo rimasti amici.”
Con
qualche bacetto amarcord, quando vi rivedete?
“Ma che
dici! Ora siamo come fratelli.”
Se uno
ti piace, te lo prendi?
“Mi è
successo una sola volta, a una festa. Si ballava… Mi sono avvicinata
io. E’
stata solo una cosa di sesso. Ho preso l’iniziativa io… Insomma, Cesare,
nun ce la facevo cchiù!”
E i
tempi lenti?!
“C’è sempre
un’eccezione.”
Ma il
tuo deve essere timido o sfacciato?
“Sfacciato
no. Voglio essere io a gestire.”
In amore
tutto è permesso?
“Assolutamente sé. Assolutamente sì. Assolutamente sì!”
Puoi
perdonare una infedeltà?
“Sì. A meno
che non ci sia mancanza di rispetto per la persona, per la mia
dignità.
Fortunatamente non mi è mai successo. Tutte le mie storie si sono
smorzate a poco a poco.”
Abbiamo
perso il filo. Dunque io, che nella finzione giornalistica sono un
tuo
corteggiatore, ho superato tutte le prove. Ma quando scatta il momento
magico? Qual è, ad esempio, un tuo punto debole?
“Vogliamo
fare un regalo ai miei corteggiatori? Svelare un segreto?”
Come
potrei dire di no?
“Vedi, ho
un curiosissimo punto debole.”
Sono io,
ora, a dover raccomandarti un pizzico di prudenza.
“Sempre
malizioso, eh? Ma il mio punto debole non ha niente di scabroso.
Vedi, io
sono iper sensibile, per motivi scientificamente misteriosi,
all’orecchio destro. Penso: quando i truccatori operano sul mio viso,
debbono stare ben attenti a muoversi, a toccarmi con delicatezza.”
E cosa
succede, se uno espugna, con precauzione e delicatezza, il tuo orecchio
destro?
“Se uno
arriva all’orecchio destro…”
Bè?
“Se uno
arriva fino al mio orecchio destro, è fatta. L’itinerario è
finito.
Siamo arrivati al traguardo.”
cesare@lamescolanza.com
Marzo
2003