“Non è stato
facile. Ho sempre in mente due fotografie, che rappresentano meglio
di
tanti discorsi il mio stato d’animo, che definirei di lieto timore, nei
riguardi di Marina. Nella prima siamo sul Canale della Giudecca a
Venezia, all’inizio della nostra relazione: lei è allegra, ottimista; io,
con evidenza, preoccupato.”
-
E perché?
“Marina era un
uragano, io temevo di essere travolto. Mia mamma, che poi invece
le
ha voluto molto bene, pensava che fosse squilibrata.”
-
E nella seconda fotografia?
“Siamo affacciati a
un piccolo verone, ancora a Venezia: appena usciti dal letto, lei
bellissima
con una camicia di raso amaranto, io un po’ cisposo, sconcertato. Forse
non ancora ben cosciente di quello che ci stava succedendo.”
- Qual
è stata la qualità di Marina per riuscire a conquistarti e gestirti,
giorno per giorno?
“Mah.
Lei è una natura incendiaria…”
- Fammi
capire. A rischio perpetuo?
“Sì.”
-
Una mina vagante?
“Sì”
-
E dunque? Non sei scappato?
“Ho avuto mille
volte la tentazione di farlo. Ma lei ti trascina in una tale
passione,
esprime un tale desiderio di amore da investirti e coinvolgerti senza
scampo. Praticamente, è impossibile liberarsi. Hai presente il motto a
Porta Pia del monumento al bersagliere?
-
No.
“Nulla resiste al
bersagliere”. Ebbene, è impossibile resistere a Marina.
Impossibile
contenerla. Non c’è che affidarsi.”
- E la
tua qualità, per convivere con lei, giorno per giorno?
“Forse
il carattere low profile, ironico, sdrammatizzante. Mai prendere alla
lettera quello che dice e quello che Marina fa. Penso di averla aiutata a
crescere. Il problema ricorrente è “rientrare”, dopo le sue sparate.”
-
Anche per gelosia…
“Il suo
esordio fu violentissimo. Eravamo a Parigi, all’inaugurazione del centro
Pompidou. Io ero presidente della Biennale, in compagnia di Michel Guy
ministro della cultura e con Chirac, allora sindaco di Parigi. Al mio
fianco Gae Aulenti, a cui ero legato. Arrivò Marina, gelosissima, e senza
una parola mi inflisse un calcio alla gamba sinistra: mi spaccò la tibia.
Sotto gli occhi di tutti.”
-
Uno scandalo?
“In primo luogo un
dolore terribile. Una gamba spezzata!”
-
Quale fu il tuo pensiero in quel
momento?
“Mi dissi: sono in
grave pericolo. E dopo un po’ ci fu un secondo fattaccio.”
-
Racconta.
“Ancora a Parigi,
nel ’77, per la presentazione della Biennale del dissenso.
Io
avevo
avuto una storia dolce e tenera con una giornalista americana, Flora
Lewis, che scriveva sull’Herald Tribune e sul New York Times…”
- Alt.
Ma tu stavi con Marina o con Flora?
“La situazione era
un po’ confusa. Flora era stata ospite nella mia casa a
Venezia…”
-…dove
convivevi con Marina?
“No,
con Lorenzo Capellini, un mio caro amico di allora. E la casa era un
porto di mare, tutti arrivavano, si fermavano quanto volevano,
ripartivano… Ed era mia ospite Flora, quando arrivò anche Marina, che
immediatamente con la sua personalità prese possesso della casa. Il suo
modo di affermare un dominio psicologico, di marchiare il territorio, era
di girare in casa integralmente nuda, guizzando allegramente da un piano
all’altro, senza problemi di pudore. Flora, puritana, era sopraffatta.”
- Torniamo a
Parigi.
“
Arrivai con Marina e prendemmo alloggio in un bell’albergo, che poi
cambiò nome, probabilmente per colpa nostra…”
-
Addirittura!
“Le cose andarono
così. Io avevo bisogno di promuovere la Biennale e decisi di
andare
a trovare Flora, che aveva una bellissima casa in rue de Solferino.”
-
Marina era a conoscenza di questo flirt?
“Sapeva
e non sapeva.”
- E
allora?
“Rimasi
da Flora un po’ più del previsto…”
-
Espressione elegante, ma il concetto
mi sembra chiaro. E forse apparve chiaro
a
Marina, questo è il punto?
“Quando tornai in
albergo, da lontano vidi le auto della polizia, una piccola folla di
persone…
Pensai subito a un fatto di sangue. Il portiere mi corse incontro con le
mani tra i capelli… “Madame, madame…!” Mi sentii ghiacciare il sangue! In
breve, Marina aveva distrutto letteralmente la nostra camera, buttando
tutto dalla finestra e dalle scale. Aveva spaccato specchi, vetri,
oggetti, mobili, lampade: c’erano schegge di vetri dappertutto, e anche
un lago di sangue perché Marina si era ferita, un disastro
indescrivibile. Il chiasso, la polizia, le indagini… Marina aveva buttato
dalla finestra anche le mie valige piene di panni. Fu una fortuna perché
il lancio non aveva provocato morti e feriti, ma le valige – bellissime –
non furono mai ritrovate. Rubate da qualcuno che approfittò del
trambusto.”
-
E quale fu la tua reazione?
“Pensai: una donna
così o si lascia o si prende. E la presi.”
-
A fronte di quelle di Marina, da parte
tua ci sono state altrettante intemperanze?
“No, io sono calmo:
l’elemento di equilibrio. Però una volta le tirai un paio di
schiaffoni.
Successe nella nostra casa a Campagnano. Durante un week end lei si
esercitava intenzionalmente, da vera teppista, a contraddirmi su
qualsiasi cosa. Una lenta e lunga ossessione. A un certo punto persi la
pazienza e le mollai due sberle. Ricordo il suo urlo terrificante: mi hai
sfondato il naso! Non era vero, naturalmente. E ricordo una specie di
pantera, che mi si rovesciò addosso e mi buttò a terra: era sua figlia,
Lucrezia, accorsa a difendere la mamma.”
-
Vorrei una sintesi del vostro rapporto, capire gli equilibri creati in
mezzo a queste tempeste…
“Io, a
Parigi e in altre occasioni, ho capito di avere una missione: salvarle la
vita. Lei, senza di me, era in pericolo di vita. A parte la mia gamba
spaccata, la camera distrutta, le vere ferite erano le sue… Capivo che
Marina aveva bisogno di me. Io le ho dato equilibrio. E lei mi ha dato
slancio vitale. Marina è sincera e diretta, come mai nessuno nella vita.
Non si fa intimorire da nessuno e non arretra di fronte a niente. Io
temo questo carattere. Ma allo stesso tempo sono vinto dalle emozioni che
mi dà, sono assolutamente legato alla sua energia.”
-
Dammi una definizione di Marina.
“E’ amata e odiata.
Ma tutti ammettono che lei è sincera nel bene e nel male:
questo
la gente lo capisce e questo spiega la sua popolarità. Rifletti: lei non
ha alcun ruolo, eppure esiste nella vita pubblica, i suoi interventi
destano sempre interesse perché sono veri: la sua identità, il suo
carattere sono il suo ruolo. Non ha bisogno d’altro.
Quando
dice qualcosa, può aver ragione o sbagliare, ma è chiaro che non è
frenata, non è tosata né ispirata da niente e nessuno. Io l’ho tenuta al
riparo dal peggio: lei mi ha trasmesso i brividi della vita. Non ci si
annoia mai con lei. Anzi, si sta sempre un po’ allertati.”
-
Dimmi ora della tua gelosia.
“ E’ riferita al
passato. Con Marina non ne abbiamo mai parlato esplicitamente, ma
io
sento, avverto che il vero grande amore della sua vita non sono stato io,
bensì Franco Angeli. Lei lo ha amato in modo impetuoso e incondizionato.
Io nella sua vita non sono riuscito ad occupare lo spazio che ha avuto
Angeli.”
-
Ma davvero ti senti secondo? Non è un
messaggio astuto per farti consolare?
“No. Non sono
abituato a nascondermi la realtà. Da frasi, ricordi, sensazioni
capisco
bene la profondità del legame che Angeli e Marina hanno avuto. Per otto
indimenticabili anni. E del resto erra ovvio: erano giovani, bellissimi,
sregolati… Lui era un grande artista, anche se si è consumato e perso, in
quel giro di grandi pittori romanticamente tanto avvincente che
comprendeva Tano Festa, Mario Schifano. Vedi, io riconosco il fascino, la
superiorità di chi ha il dono di creare, apprezzo i valori artistici,
rispetto alla passione politica. Perché, pur avendo fatto politica, non
ho grande considerazione dei politici. E ho sempre cercato di frequentare
artisti e creativi. E dunque mi sento secondo, nel cuore di Marina,
rispetto ad Angeli. Penso che anche lei, creativa, abbia sentito sempre
questa suggestione. Sentimentalmente vorrei che non fosse così, ma
intellettualmente capisco che questa è la verità. E ne sono, amaramente,
geloso.”
- Lei è sempre
molto gelosa?
“Direi sempre molto
attenta, mi tiene d’occhio. Ricordo un altro momento che
rischiava
di diventare esplosivo. All’inizio degli anni ’90 eravamo in un teatro
romano di avanguardia e nell’intervallo rivedo, dopo tanti anni,
Annamaria Massetani…”
-
E chi è?
“Scusami: Lea
Massari. Avevamo avuto una passione tra adolescenti, lei era un
colibrì:
lieve, fine, meravigliosa. Dopo tanti anni ci siamo rivisti e
abbracciati. In mezzo a 100 persone, eh! Ma io sentivo crescere il
malumore di Marina, così ho giocato d’anticipo e mi sono allontanato di
colpo…”
-
Ora una domanda, scabrosa, sorge come
si dice spontanea. Scusami dunque.
Ma debbo
chiederti: con la vocazione trasgressiva che avevate, possibile che in
tanti anni non vi siate concessi almeno qualche capriccetto?
“Le
storie di Marina, se vi sono state, io non le conosco. Io ne ho avuto una
sola, che si è incuneata tra me e Marina, e ne do conto qui. Non eravamo
ancora sposati, ci trovavamo in una bella casa in Sardegna, ospiti di
amici. C’era anche una donna che mi piacque subito moltissimo, Sibilla
Melega, l’ultima moglie di Feltrinelli. Nasce subito una forte
attrazione, qualcosa che mi prende… Me ne vado con lei in Austria, ci
rifugiamo in Carinzia, in una casa di Giangiacomo, per varie settimane.
Una sorta di fuga senza spiegazioni, da clandestini. Avevo lasciato
credere, se ricordo bene, di essere partito per la Spagna…”
-
E lei, Marina, sapeva?
“Sapeva e non
sapeva. Non aveva capito, ma c’era certamente qualche sospetto.”
-
Senti, Carlo: grazie per la
confidenza, ma non vorrei che, dopo tanti anni di
magica resistenza,
questa intervista sfasciasse qualcosa…
“ Ma no. Del resto
ti avevo promesso di essere sincero.”
- Va bene. E come
finì?
“Mia
madre mi riportò alla ragione. Lei era una donna rigida, severa, fredda,
razionale… E non aveva avuto simpatia immediata per Marina, come ho
detto. Eppure mi telefonava per dirmi: guarda che Marina non sta bene… Mi
turbò. Diede voce alla mia coscienza.”
-
Tu hai molto amato le donne. A una età
non più verde, a 72 anni, hai capito
perché?
“Rimango ghiotto
della loro confidenza, della possibilità di stabilire un’intimità. Le
donne
sono pensieri che si muovono, un rapporto con loro non assume mai la
corposità, lo spessore che c’è tra maschi. C’è qualcosa di sfuggente,
revocabile. Una indecifrabile ambiguità. Questo mi affascina.”
-
L’aspetto sessuale è stato importante?
“Lo è stato e lo è,
nonostante l’età.”
-
E’ stato importante, con Marina?
“Certamente, lo è
stato e lo è. Marina è la donna che ho amato di più. Certo, in 25
anni,
se non avessimo saputo giocare tutte le nostre carte, non saremmo
arrivati al 2002.”
-
In poche parole: essendo voi due
campionissimi dell’amore, avete saputo
tenere
il fuoco acceso?
“E’ così. Una volta
era la base: Ma anche oggi non possiamo fare a meno di
copulare. Le cose
non vanno affatto male.”
-
Lei potrebbe essere sostituita nel tuo
cuore?
“No, non più.”
-
E tu ti senti sostituibile, nel suo
cuore?
“Io so che è meglio
stare sempre allertato.”
-
Hai 12 anni più di lei: Marina ha
compiuto 60 anni e si sono scritte tante cose
sul
suo compleanno: questo è anche un tuo omaggio personale al vostro lungo
amore. Ti pesa la differenza di età?
“Non ho mai
avvertito un problema di questo tipo.”
-
E se Marina ti lasciasse?
“Tornerei a essere
un nomade, com’ero quando l’ho conosciuta.”
24-1-02