JANE ALEXANDER
CONFESSIONI DI UNA BRAVA CATTIVA
Eccola la perfida marchesa Lucrezia Von Necker.
Dopo aver fatto soffrire Elisa di Rivombrosa (sta girando la seconda
serie), si rivela bellissima e provocante nel calendario 2005 di
Capital. L’attrice, una vera inglese di Roma, si è spogliata non
solo degli abiti. E qui racconta sogni ed emozioni di un amore “nomade”
vissuto in tre (facendo impazzire il cronista). Perché a lei piace
divertirsi: vedere per credere il backstage del servizio fotografico,
tra Sacher torte, macchine del vento e guepiere. Ma cosa c’era tanto da
ridere?
di Cesare Lanza
“Ciao,
Jane Alexander: bellezza affascinante anzi intrigante, maliziosa anzi
provocante, sfrontata anzi sfacciata, audace anzi sfrenata… Ci siamo
appena buttati alle spalle una calda estate. E sa cosa mi aspetto, ora?”
No.
“Mi aspetto che mi
racconti, senza troppi veli, un episodio di un suo amore di questa
estate. Un amore che l’abbia coinvolta. Che l’abbia turbata e presa di
testa, di cuore, di corpo. Non importa che mi dica il nome, no. Mi basta
che mi racconti la storia. In modo che i lettori di Capital possano, se
vogliono, fantasticare e immedesimarsi.”
Certo, perché no? E
le dirò anche il nome, prometto.
“Mi racconti,
allora. Mi descriva questo fortunato, lui.”
Trent’anni, qualcosa
di più. Occhi azzurri. Alto: più di un metro e ottanta.
Ma ciò che più mi ha
colpito erano le braccia, braccia strepitose, da muratore. Braccia
energiche, determinate, braccia che sanno quel che devono fare… Capelli
castani. E la barba un po’ sfatta: quell’aspetto incolto in faccia che
mi fa impazzire, sempre.
“Perché?”
Perché quando si
arriva al bacio, la barba un po’ incolta dà una sensazione di fastidio
e di piacere, un brivido, anzi una vertigine. Una ne esce graffiatella,
un po' marchiata.
“E cosa le ha
detto, lui, per conquistarla?”
Mi ha proposto un
blitz in Croazia.
“E lei?”
Ho accettato subito.
A parte il piacere della compagnia, mi dava – con
intelligenza
innegabile – l’occasione per tornare alle mie radici, nella mia terra.
“Alt! Cos’era
prevalente: l’opportunità di tornare in Croazia o il fascino del
corteggiatore?”
Debbo essere
assolutamente sincera?
“E se no, che
senso ha?”
Mi ha sedotto il suo
modo di propormi le cose. E mi ha affascinato la
proposta, mentre
viaggiavamo in auto, di fuggire poi in barca a vela, verso un’isola
selvaggia, Ist, piccolissima, lontani da tutti. Pochissimi abitanti
residenti, un piccolo molo, l’arrivo del pane è l’evento della giornata.
“Romantico.”
Insolito. Anche
perché lui mi ha proposto, anziché l’aereo, un lungo
viaggio in macchina,
da Roma. Scomodo, ma allettante… Con la possibilità di parlare,
approfondire le cose…
“E com’è andato,
questo lungo viaggio in macchina?”

Piacevole, lui ha una
formidabile collezione di cd. Molta musica,
chiacchiere
divertenti e interessanti, nei tempi giusti.
“Seducente, lui,
con il fascino delle parole?”
E’ un uomo che sa
cosa dire. Senza eccessi. Parla e ascolta. Sa
Ascoltare: dote
importantissima, per il partner di qualsiasi donna.
“Sì. Capisco. Ma
ha fatto avances?”
Fatto sta che con lui
mi sentivo a mio agio… Non so come dire! Conosce quel piacere,
condiviso, di scoprire che ti piacciono le stesse cose, dare una
carezza, riceverla, guardarsi negli occhi, sfiorarsi, toccarsi? Lo sa?
“Mi scusi, le
domande spettano a me. Insomma, avete raggiunto una condizione, diciamo
così, di intimità. Quanto meno, psicologica.”
Non solo psicologica,
per la verità.
“Si è creata una
situazione amorosa, vuol dire? Erotica, sensuale?”
Sì. Sensazioni
immediate. Due poli che si attraggono. Lui cerca la mia
mano, la mia mano è
pronta. Lui sfiora le mie gambe, mentre guida, e le mie gambe reagiscono
con un brivido, anche prima delle carezze, perché è quello che la mente
si aspetta…
“E,
mi scusi, non avete pensato di fermarvi, in un albergo, un posto
qualsiasi lungo l’autostrada?”
Assolutamente no. Che
idea! Beh, a ripensarci… Ma cerchi di capirmi:
era un’atmosfera
magica, possiamo provare a definirla, se vuole.
“Vorrei, sì.”
Ecco: a nessuno dei
due è venuto in mente di proporre all’altro/a di
fermarsi e di
rifugiarsi in un’accogliente camera d’albergo. C’era il piacere del
viaggio, della conversazione, della musica, del desiderio in crescita.
Ma tutti e due,
ne sono certa,
sapevamo che se uno dei due avesse fatto quella proposta, la proposta
sarebbe stata accettata con entusiasmo.
“E, allora,
perché non è successo?”
Per prenderci tutto
il sapore, il gusto dell’attesa, penso.
“E fermarvi in macchina…no?
Lei è molto curioso.
Cosa dirle? Un’ideuzza c’è stata… Anche perché la
macchina è bella,
spaziosa. Ma per me è passato il tempo di fare l’amore in macchina. No:
siamo andati via dritti, il tempo è volato, fino a Zara. Lì ci aspettava
la barca a vela…
“Guidata da lui?”
Certo. E’ anche molto
bravo. E io sono abituata a dare qualche aiuto.
“Soli, in mezzo al
mare… A che livello era, la temperatura del desiderio?
Cosa pensava, lei?
E lui?”
Lui, non so. Io, lo
ammiravo. Lo guardavo, anzi me lo godevo,
guardandolo.
Appassionato nel manovrare la barca, ma allo stesso tempo non distratto,
non lontano da me…
“E che cosa, in
particolare, l’attraeva?
La capacità di
comprendere, l’intelligenza istintiva, la misura, la scelta
delle parole, la
voglia improvvisa di abbracci, la fisicità, tutto, tutto… Sembravano
momenti rubati, al mare, l’acqua, il sole, la natura, splendida natura,
intorno a noi.
“ E poi…”
E poi, e poi! Posso
dire ancora che ero affascinata dal suo stile nel vestire,
mi faceva tenerezza
con quei bermudoni larghi sul ginocchio, di colore verde militare, la
camicia di lino bianca… Un uomo meraviglioso. Mi capisca, io impazzisco
per i particolari. I particolari, sono tutto, i particolari! Ad esempio,
quei potenti avambracci, quelle vene forti, turgide, esplosive…
“ Capisco.
Fisicità irresistibile.”
I particolari, le
ripeto. Lo guardavo, scalzo, saltellare di qua e di là, con
eleganza. E ammiravo
i suoi piedi. Un bel piede, davvero! Affusolato, non magro. Agile. Un
piede su cui il corpo non sembra pesare. E con le unghie ben curate, non
sarebbe neanche il caso di dirlo, naturalmente questo almeno è un
particolare ovvio.
“E che cosa, di
lei, attraeva lui? Almeno, secondo quanto lei possa capire…”
Forse perché non dico
mai di no.
“Mai?”
Ogni proposta,
qualsiasi cosa, era accettata con entusiasmo. Non a caso
dico entusiasmo. Si
era creata quella magica situazione, di euforica ebbrezza, in cui
tutto ti appare
entusiasmante, mangiare, bere, sentire il suo odore, dargli il tuo
odore, guardarsi negli occhi, capire che si sta pensando nello stesso
momento alla stessa maniera… Una coincidenza rara, di stati d’animo, che
coltivi e difendi. Attimi preziosi, fuggenti, da cogliere, trattenere..
E proteggi, rispetto al mondo esterno. Il mondo esterno può celare
insidie, anche il nostro mondo, ciò che amiamo, ciò che ci piace, ciò
che è nostro… E può interferire, all’improvviso, nella magia.
“Non sono sicuro
di aver capito.”
Eppure è semplice.
Quella volta, ad esempio, quando è arrivato il
momento di fare
l’amore. Quel giorno di agosto, in barca. Il momento è arrivato e tutti
e due eravamo pronti, come mai: chi ha fatto l’amore, o meglio,
preferisco dire chi sa fare l’amore, sa cosa voglio dire quando dico
essere pronti. Arriva quel momento di prendersi e quel momento è, quello
solo, non un momento prima, nè un momento dopo: non sarebbe la stessa
cosa. Capisce ora?
“Capisco.”
E in quel momento è
successo l’imprevisto. Perché mentre eravamo lì, e
chiunque può
immaginare che cosa significhi lì, ebbene proprio in quel momento, né un
momento prima né un momento dopo (e questa volta un momento dopo sarebbe
stata una grazia, per noi due), abbiamo sentito dalla cabina vicina il
pianto del bambino…
“Il bambino?!”
Sì, il bambino si era
svegliato. Proprio in quel momento lì.
“Ma quale
bambino?!”
Ma mio figlio, no? E
se no, quale bambino?
“Ma come, Jane
Alexander, lei si porta dietro il figlioletto, nelle storie
d’amore?”
E dove lo lascio, mio
figlio? Che madre, sarei? Ma forse lei, mio caro, non
ha ancora capito:
l’uomo con cui stavo facendo l’amore era mio marito, il mio adorato
marito, nella nostra barca, nel bel mare di Croazia. E il primo ad
accorrere dal bimbo è stato lui… E’ un padre tenerissimo.
“Ma questo, Jane
Alexander, è un vero tradimento! Una vera beffa!”
Scusi, adesso sono io
a non capire…
“Voglio dire: ci
stavamo appassionando, ci stavamo coinvolgendo nella sua
torrida avventura
estiva… e all’improvviso si scopre che il partner coinvolgente è il
marito! Questo è un vero tradimento… Una beffa: per le nostre fantasie,
la nostra immaginazione.”
Su, ora non la prenda
cosi.
“E come, se no?”
Mai dire
mai. In fondo, calendario a parte, vi ho fatto vedere come sono io,
dentro… e cosa mi piace veramente, in un uomo. E domani, domani è un
altro giorno.”
Capital settembre 2004