“Sul futuro del mercato automobilistico, io sono
ragionevolmente fiducioso”. Che il settore delle quattro ruote sia
davvero in caduta libera, il direttore generale di Citroën Italia non ne
è affatto convinto. Nato a Parigi quarant’anni fa, laureato in Marketing
e Pubblicità, Olivier Francois è alla direzione generale della filiale
italiana dal luglio dell’anno scorso. Una brillante e veloce carriera,
la sua. Entrato nel ’91 nella nota casa automobilistica francese, nel
giro di tre anni è passato a occuparsi del settore
marketing/prezzi/metodi commerciali per il mercato europeo. Nel ’99,
poi, la nomina a direttore generale della filiale danese, in un mercato
in cui Citroën aveva una quota del sette per cento ed occupava il
settimo posto. Quando nel 2001 ne lascia la direzione alla volta
dell’Italia, la filiale danese ha oramai raggiunto il quarto posto e la
sua quota di penetrazione è del dieci per cento. Preciso, concreto,
nonché moderatamente ottimista, considerati gli importanti risultati
conseguiti, il direttore generale di Citroën Italia non può che
ridimensionare le difficoltà in cui versa il mercato dell'auto.
Dottor Francois, qual è lo stato di salute di Citroën?
Il nostro stato di salute è decisamente buono.
D'altra parte, noi, così come altre case che in questo momento stanno
lanciando un nuovo prodotto (Citroën ha recentemente immesso sul mercato
la C3. Ndr.), non risentiamo molto degli effetti della flessione delle
vendite che in questi mesi ha colpito il settore automobilistico.
Sta andando dunque bene la C3?
Che dire: la C3 sta riscuotendo un successo
incredibile, davvero mai visto. Nei primi due week-end di lancio sono
entrati nei nostri saloni ben 120mila clienti: per lo più, tra l'altro,
di una fascia d’età piuttosto giovane. Target questo abbastanza
inconsueto per noi che fino ad ora ci siamo rivolti ad una clientela più
matura. Questo nuovo modello sta invece catalizzando l'attenzione degli
acquirenti più giovani, sino a questo momento forse maggiormente
affezionati alla concorrenza. Quanto al numero dei contratti, il nostro
obiettivo è quello di averne alla fine del primo mese di
commercializzazione 10mila. Ad oggi siamo arrivati a 8.500: siamo quindi
sulla buona strada.
Quali sono allora, secondo lei, le cause della crisi del mercato
automobilistico?
Innanzi tutto è difficile dire se ci sia
davvero una crisi o meno. A mio parere, dopo due anni assolutamente da
record, più che di una vera e propria battuta d'arresto del mercato, si
dovrebbe, forse, più semplicemente parlare di leggera flessione. Nel
mese di maggio il calo delle immatricolazioni è stato del meno sei per
cento: una diminuzione poco significativa o comunque irrilevante su
questi primi 28 giorni. In realtà, poi, la crisi si misura solamente
sull'ultimo dì del mese: l'ultimo giorno i risultati conseguiti vengono
confrontati con i corrispettivi dati dello stesso mese dell'anno
precedente. Ecco perché, più che di una crisi strutturale, a me sembra
che si tratti di una crisi artificiale, in quanto che si vengono a
paragonare delle cifre di per se stesse non confrontabili: di fatto va
tenuto presente che nel 2002 le aziende costruttrici hanno seguito una
politica commerciale alquanto più realistica rispetto a quella dell'anno
scorso.
Quali provvedimenti sarebbe opportuno che venissero adottati per
aiutare il settore?
I problemi dell'ambiente generano
nell'opinione pubblica un'inquietudine che non stimola certo le vendite.
Bisognerebbe pertanto prendere delle misure a favore dei veicoli meno
inquinanti: sostituendo ad esempio il parco circolante che ha
un'anzianità media di almeno 12 anni, e incentivando le stesse vetture
elettriche. Le nostre Berlingo e Saxo con motori elettrici sono auto
tutte da scoprire. Inoltre noi di Citroën
abbiamo in esclusiva, insieme al gruppo Peugeot, il filtro FAP che
trattiene e brucia ad un'altissima temperatura i particolati del diesel
- del resto, di per se stesso, meno inquinante rispetto al monossido di
carbonio. Questa tecnologia pulita, che è già presente sulla C5, e che
presto lo sarà anche sulla C3, è però piuttosto costosa. Proprio per
questo speriamo che gli interventi a favore dell'inquinamento zero
possano ricevere agevolazioni ed incentivi da parte del governo centrale
e delle province.
E il governo francese che cosa sta facendo per gestire la crisi del
mercato dell’auto?
In realtà il mercato automobilistico francese non ha
subito alcuna frenata, così come anche quello inglese. La Germania ha
registrato un calo del 3-4 per cento, ma sta recuperando. La crisi è
quindi un fenomeno più italiano legato alla politica di moda delle
immatricolazioni a chilometri zero, per quanto ora si stia lavorando su
numeri più puliti.
Ce la farà la Fiat a riprendersi?
Certo che ce la farà. Vede, ci sono tanti parametri
per valutare l'andamento di una casa automobilistica: la redditività, la
salute della rete dei concessionari, il piano-prodotto, i volumi. Ecco,
secondo me, che sono un testimone esterno come tanti altri, quella della
Fiat è una crisi dei volumi. Per una casa automobilistica del nostro
livello, invece, l'obiettivo fondamentale non sono tanto i volumi,
quanto piuttosto la sopravvivenza a medio e lungo termine. E questa può
essere assicurata solo se vengono soddisfatti i clienti, la rete dei
concessionari e gli stessi azionisti, dal momento che noi non siamo
sostenuti dal governo. I volumi per noi sono dunque un obiettivo
intermedio: si possono fare meno volumi, mantenendo comunque l'azienda
in salute.
Quali misure avete preso per risolvere i problemi della vostra C5?
E’ sempre stato così: purtroppo i primi clienti di
un nuovo modello corrono dei rischi. Per fortuna mai gravi. La C5 ha
riscontrato piccoli problemi, per lo più relativi alle finiture
piuttosto che a impercettibili rumori o a minuscoli difetti. Ebbene,
proprio per migliorare i prodotti di serie, velocizzare i miglioramenti
e far sì che di tali perfezionamenti beneficiassero anche i primi
acquirenti, abbiamo inaugurato una nuova procedura: attraverso una
particolare rete che si è avvalsa anche di Internet abbiamo raccolto
commenti e lamentele dei nostri clienti; dopo di che abbiamo stabilito
quali modifiche fosse necessario apportare, non limitandoci però ad
applicarle alla sola produzione di serie, ma anche alle vetture di tutti
coloro che ne avessero fatto domanda. Tanto è vero che ora il 100 per
cento delle C5 in circolazione in Italia sono al livello ottimizzato
della produzione attuale.