l’ultima diva
i soldi? Importanti. il sesso?
Vitale. Il successo? E’ solo un dato auditel. L’erede di sofia loren e
anna magnani si spoglia, non solo fisicamente, per capital ma non
fidatevi di lei, perche’ alla fine ammette : sono furba

INTERVISTA DI CESARE LANZA SU "CAPITAL"
Sabrina
Ferilli, di Fiano Romano, 37 anni, mito vivente del cinema italiano,
voluttuosa, luminosa, sensuale, procace, “bella con l’anima” – la
definizione è di Nanni Moretti - e secondo un sondaggio la donna più
amata dagli italiani, innamorata del padre Giuliano (ex capogruppo
del partito comunista alla Regione Lazio), fidanzata con discrezione
con un giovane sconosciuto, convivente con un gatto e con una
cagnetta, simpatica, comunicativa, appassionata di amatriciana e
cioè di gusti semplici, e tuttavia prima di tutto, ormai, una diva:
diva di stampo popolare, secondo la nobile tradizione italiana, che
va da
Anna
Magnani a Sofia Loren. Ritaglia il tempo per confidarsi con Capital
tra il reportage fotografico, che vedete in queste pagine, e una
prestazione sul set.
-
Sabrina, permette? Mi piacerebbe cominciare a parlare di
argomenti privi di
riferimenti stretti all’attualità.
“ Anche a me piacerebbe molto. Di solito sono assediata, incalzata, su
qualsiasi spunto
di
cronaca.”
-
Per la precisione mi piacerebbe sapere le sue opinioni
sui valori della vita o,
più
semplicemente, su ciò che per lei è importante, o no.
“ Bene. Mi dica pure. Risponderò con sincerità.”
-
Ad esempio, cosa pensa del valore del denaro.
“Il
denaro è molto importante, è cruciale, più o meno importante in
relazione ai vari modelli di società. Comunque, senza ipocrisie, è un
valore assoluto, fondamentale. Se ben utilizzato, il denaro significa
anche libertà, solidarietà.”
-
Il valore dell’amore.
“ Certamente un altro valore assoluto. Al di là del tempo, dei
costumi. E’ insostituibile.”
- Lei è un sex symbol. Mi dica allora cosa pensa del valore del sesso.
“E’ vitale. Scopre, rivela l’animalità che è in noi, gli istinti
primordiali… E’ energia, è
vita… Ci
consente di esprimere e trovare forza, armonia. Dà luce ai desideri.”
-
Il valore della casa e della famiglia.
“ E’ un riferimento a cui, anche volendo, non possiamo sottrarci. Il
nido, la protezione, il
rifugio
da ogni tempesta, da ogni debolezza. E’ calore, tenerezza,
sicurezza.”
- Il valore dell’amicizia.
“Un valore importante. Anche se lo conosco poco. Perché io sono
passionale e amo
i
sentimenti estremi. Preferisco l’amore, la violenza delle passioni.
Con l’amicizia non mi trovo facilmente in sintonia: mi accorgo di dare
qualcosa di meno o, spesso, qualcosa di più. Non mi fermo
all’amicizia, quando sono spinta dalla passione.”
-
Allora può approfondire? Vuol dire che non ha amici
veri?
“No, non dico questo. Voglio dire che l’amicizia si fonda
sull’equilibrio, sulla
ragionevolezza, esige e rispetta confini precisi. Io, con i miei
sentimenti, a volte sono una furia, devastante. E’ la passione,
ripeto, a guidarmi. Detto questo, anch’io ho alcuni ottimi amici.”
-
Mi dica qualche nome.
“ Una ragazza, Danila. Massimo Ghini e sua moglie Paola. Alcuni
compagni di
giovinezza del liceo dove studiavo, a Roma.”
-
Quale liceo?
“Il liceo classico Orazio, di Roma.”
-
Il valore della politica.
“ Altro valore fondamentale e insostituibile. Regola la vita dei
cittadini, consente la
gestione
– mi auguro sempre democratica – del potere. Ci aiuta a sapere, a
distinguere, a lottare e comunque a credere in un impegno, a
batterci.”
-
Davvero tutto questo le viene in mente, pensando anche
alla politica di oggi?
“ Lei mi ha detto di voler proporre domande senza riferimenti
all’attualità. Certo oggi
vedo
tanta confusione. Ma io sono in una posizione privilegiata. E forse
sono
anche un
po’ stolta.”
-
Stolta?
“ Stolta, sì. Perché forse non sono abbastanza severa verso il quadro
politico a cui ho
fatto
sempre riferimento. Ma poi penso agli ideali, alla mia educazione,
alla nostra storia, agli uomini che si sono tanto battuti perché
questo Paese prendesse una strada anziché un’altra… Perché in Italia
si andasse verso un certo indirizzo, un certo destino anziché un
altro. Parlo, naturalmente, del centrosinistra. Le mie idee sono note.
Oggi sono stati commessi tanti errori, ma io credo nel valore delle
persone e nella loro buona fede. E sono grata a chi ha dedicato la sua
vita al progetto di un’Italia migliore.”
-
Mi faccia qualche nome.
“Il primo nome che mi viene in mente è Enrico Berlinguer.
Straordinario come uomo
prima
ancora che come politico.”
- E
poi? E oggi?
“ Fassino, D’Alema, Veltroni, Cofferati… Li stimo. Dico i primi nomi
che mi vengono in
mente, ma
ce ne sono altri. Hanno commesso errori e certo sono possibili molti
rimproveri per loro. Ma non credo che, seriamente, qualcuno possa
mettere in dubbio la loro integrità, le buone intenzioni.”
-
Quindi, per le sue scelte politiche, non ha dubbi?
“No. Posso pensare che ci siano stati errori di valutazione. Lentezze.
Indecisioni.
Esitazioni. Contraddizioni. E anche scarsa capacità di coinvolgere,
con emozione, l’opinione pubblica. Ma al di là dei singoli personaggi
e delle loro vicende io mi sento legata alle mie idee, ai valori
nobili che la politica deve esprimere, alla solidarietà, alla passione
per l’interesse comune: è il minimo che si possa chiedere, del resto,
a chi fa politica. E appartiene storicamente alla mia parte.”
-
Mi dica ora cosa pensa del valore della religione.
“ E’ un valore fondamentale per la sopravvivenza. E’ una necessità,
una giustificazione
per
risolvere il problema di vivere e il mistero legato alla morte… E’ un
sentiero per sapere come vivere e come morire… avere qualcosa in cui
credere, non importa se si tratti di un credo o di un altro credo, di
reincarnazione o di resurrezione o di altro. Non importa. Debbo dire
che io accetto con fatica l’idea di un essere superiore. Ecco: mi
riconosco abbastanza in un libro di Alessandro Baricco, che ho letto
due o tre volte… “Dio c’è, non so se esiste, ma c’è.” Sì, mi
riconosco, nella mia vita pratica e pagana, con questo tipo di
rapporto con Dio.”
-
Mi spieghi.
“Non mi sento così onnipotente da pensare che non ci sia altro
all’infuori di me.
Qualcosa,
qualcuno deve esserci. Ho citato Baricco perché è uno scrittore – non
lo conoscevo, l’ho scoperto per caso – che pone interrogativi in cui
mi identifico e aiuta a trovare risposte. “Dio c’è, non so se esiste
ma c’è”. Mi piace.”
-
Il valore della giustizia.
“ Questo è un altro valore assoluto. E’ una necessità civile, sociale,
per coesistere.
Penso che
prima di essere umano, un umano debba essere o almeno sforzarsi di
essere giusto.”
-
Così risponde anche, presumo, a una successiva domanda,
sul valore dell’equità
sociale.
“ Sì. E’ un traguardo forse irraggiungibile, ma è un ideale alto, che
dobbiamo sempre
tenere a
mente: aiuta a vivere. Essere veramente uguali, sì. Dovrebbe essere
una nostra ricerca continua.”
-
Il valore del successo.
“ E’
un valore relativo e non stimabile. Anzi, non è un valore. Io sostengo
che il successo non è altro che un dato Auditel. Non dobbiamo
lasciarci condizionare, non dobbiamo dargli importanza. Il successo
può essere casuale, è effimero, illusorio: comunque non può essere un
criterio per stimare o farci stimare.”
-
Legato al valore del successo, che lei ha raggiunto indiscutibilmente
anche se adesso ne parla in modo intransigente, nel suo caso c’è il
valore del pudore.
“Sì.”
-
Eccoci obbligati a un riferimento alla recente attualità. Per alcuni
giorni, a giugno, i giornali hanno trattato l’evento del suo
spogliarello, per festeggiare lo scudetto della Roma, come se fosse la
notizia più importante per le prime pagine. E tuttavia lo
spogliarello, inteso come la notizia del desideratissimo nudo
integrale, non c’è stato. Un bluff, una beffa?
“Non
poteva esserci, lo spogliarello integrale.”
-
Perché? Mi dica allora quali sono, a suo giudizio, i confini del
pudore. Il limite per la scabrosità.
“
Non poteva esserci uno spogliarello integrale, per varie ragioni. In
primo luogo io avevo promesso, ed era chiaramente una provocazione, un
semplice spogliarello. In un’intervista al Corriere dello Sport, più
di due anni fa, ho lanciato questa sfida e questo
augurio,
ma mi riferivo a un gioco, a un divertimento. Con un pizzico di
erotismo, sì. Ma sempre entro certi limiti. Se non ricordo male, il
riferimento era a Kim Basinger in “Nove settimane e mezzo”. Ricorda
quello spogliarello?”
-
Più o meno, sì.
“Beh, Kim Basinger alla fine restava in sottoveste. Neanche in
reggiseno e slip. Altra
ragione
per non andare fino in fondo era che la festa si svolgeva in piazza,
di fronte a bambini, persone anziane, comunque persone di estrazione
sociale diversa, con un senso del pudore che andava rispettato. E con
leggi precise, giuste, da rispettare. Magari facevo uno spogliarello
integrale e poi, oltre al cattivo gusto, mi beccavo anche una
denuncia.”
-
Se ho capito bene, lei non è contraria al nudo
integrale. In quella situazione, in una
pubblica
piazza, no; in un’altra situazione, sì.
“Certo. E’ così. Una cosa è una piazza, con una festa popolare comune,
e un’altra cosa
un set
cinematografico, con una storia da raccontare, che passa attraverso
vari episodi… O altre situazioni, finzioni dello spettacolo. Insomma,
se c’è una giustificazione, una motivazione seria, si può fare tutto.
Dare scandalo per dare scandalo, no.”
-
Altra cosa curiosa, Sabrina, è che lei indubbiamente è
una diva, forse l’unica diva
di oggi,
simile alle grandi dive di una volta…
“
Ah, che belle parole, mi verrebbe voglia di darle un bacio. Scusi se
la interrompo.”
-
Grazie, ma non è un complimento. E’ ciò che molti
pensano. E
semplicemente vorrei chiederle: come si diventa, una diva, partendo
dalla sua condizione? E come ci si sente, nel 2001, nei panni della
diva, si vive bene?
“ Io
penso che, in una carriera come questa, si debba scegliere, senza
paura. E i sacrifici sono indispensabili. Nel mio caso, per arrivare
al traguardo che mi prefiggevo, ho capito presto che erano necessarie
molte rinunzie. La rinunzia spero temporanea alla famiglia, ai figli,
e anche a tante piccole gioie quotidiane. Comunque è vero: mi sento
simile ad alcune dive di una volta, stile antico, la Mangano, la
Lollobrigida, la Pampanini… E, in anni più recenti,a Monica Vitti. La
gente forse è incantata dai bagliori del successo, della fama, dei
titoli sui giornali. Ma dietro certe carriere c’è una fatica enorme,
c’è coerenza severa, c’è rinuncia.”
- Ne
è valsa la pena?
“ E’
una scelta. Il lavoro, prima di tutto, per arrivare al massimo
traguardo possibile.”
-
Insisto: ne vale la pena?
“ Penso di aver rinunciato al 99% delle piccole libertà che
impreziosiscono la vita d’ogni
giorno.
Se penso a una sintesi della mia carriera, mi vengono in mente i mille
obblighi, sì,
i
sacrifici. Però ci sono state anche grandi soddisfazioni.”
-
Ad esempio…?
“Mi dà soddisfazione essere molto amata, in Italia. Vuol dire che la
gente, magari
inconsciamente, apprezza le mie scelte.”
-
Una cosa lusinghiera, per lei, è che nel Paese del gossip continuo lei
non è quasi mai associata a pettegolezzi sulla sua vita privata, ad
amorazzi occasionali, a flirt estivi veri o presunti…
“Penso di essere diversa. E che la gente capisca e apprezzi la mia
diversità.”
-
Che vuol dire?
“
Insomma, ho la forza di recidere le fantasie, che certamente ho
anch’io, come qualsiasi donna, i capricci, i desideri istintivi.
Rinuncio a nuove conoscenze. Anche per me, ovviamente, ci sarebbe la
tentazione di dare un bacio a un ristorante, un abbraccio, fare
approcci facili o di moda, che so, in questa stagione sbattersi in una
spiaggia e lasciarsi andare. Insomma, vivere secondo uno stile
diffuso: viviamo oggi e domani chi lo sa! Sarebbe facile anche per me,
le tentazioni non mancano, non pensa?”
-
Non lo metto in dubbio. Ma questo suo modo di vivere
come potrebbe essere
definito?
“ Vivere evitando di fare troppe sciocchezze, preferire i sacrifici
alle debolezze.
In
sintesi rispettare la carriera e il personaggio che con tanta fatica
sono riuscita a creare…Impegnarsi, con buona volontà, a imporre la
propria diversità, a essere coerente. Sono convinta che la gente, che
segue tutto e tutti, specialmente nel mondo dello spettacolo, capisca
e apprezzi. E io non tradisco. Lo spogliarello sarà stato al centro di
un’attenzione forse esagerata, ma non sono andata al di là di un
giusto limite. E in linea di massima non mi si vede, non mi si sente,.
Non si sa niente di me.”
-
Si sa poco, è vero, della sua vita amorosa.
“Nella mia vita amorosa non sono mai stata sedotta dal potere, dal
denaro, dalla
bellezza,
dalla fama. E spero di non essere mai sedotta, anche in futuro, da
queste apparenze. Ho avuto rapporti amorosi, molto lunghi, con persone
non famose.”
-
Da quanto dura la sua ultima storia d’amore?
“ Da cinque anni e mezzo. E prima, con il mio precedente fidanzato,
durò sette anni.”
-
Fedelissima, dunque.
“ E chi lo dice?”
-
L’ho detto io.
“ Ecco, l’ha detto lei. A me non sembra la parola esatta, però. La
fedeltà è un’altra
cosa.”
-
Allora diciamo: costante.”
“Questa sì, mi sembra la parola esatta.”
- E quali doti deve avere un partner, per meritarsi la costanza?
“
Dev’essere un bravo ragazzo che sappia stare al suo posto, senza
lasciarsi infatuare o suggestionare in alcun modo dalla mia carriera e
dal mio lavoro. Uno che sappia essere
paziente,
sensibile. Che non mi chieda ciò che non posso dare.”
-
Un santo. L’uomo ideale.
“No.
L’uomo ideale non esiste. L’uomo ideale è l’uomo che una donna sogna e
si immagina e si inventa, con tante affinità, impossibili nella
realtà… No, non esiste.”
- E per il lavoro, invece, esiste un cast ideale?
“ Ideale per me? Certo: lavoro al meglio con Paolo Virzì, come
regista, e come attori
direi
Claudio Bigagli, Kim Rossi Stuart, Massimo Ghini, e poi tante attrici,
tante donne che stimo come Carlotta Natoli, Virna Lisi, Stefania
Sandrelli, Iaia Forte, Tosca D’Aquino, Nancy Brilli…”
-
Senta Sabrina, in ogni intervista è possibile che l’intervistato – in
questo caso l’intervistata – alla fine non si riconosca, parzialmente
o compiutamente. Quindi vorrei concludere con un gesto cavalleresco.
“Eccomi.”
-
Provi lei a definirsi, com’è o come si sente. Con poche
parole, pochi aggettivi.
“No. Prima mi dica lei, in due parole, che cosa pensa di me. O che
cosa crede, o
presume,
che la gente pensi di me.”
-
Io, come tanti, penso che lei è languidamente allegra,
popolana, indubbiamente
e
istintivamente seduttiva.
“ Grazie. E furba, no? Non sono furba? Non ha capito che sono molto
furba?
-
Sì, ho pensato che a molte domande lei abbia risposta
anche con un pizzico di
astuzia.
Ma vuol dirmi, finalmente, che cosa lei pensa di se stessa?
“
Penso di essere coerente. E coraggiosa. E, forse purtroppo, anche
parecchio cazzara.”
-
Che vuol dire, in questo caso?
“
Quando sono in compagnie di cui mi fido, nessuno mi riconoscerebbe:
faccio chiasso e casino, invento scherzi, prendo in giro, strapazzo
gli altri e mi lascio anche prendere in giro.”
- E,
con quelli di cui si fida, dimentica di essere una diva?
“Sì.
Anche se ormai essere sempre un po’ diva è un’identità.”
-
E il futuro? Se fosse obbligata a scegliere tra cinema,
teatro e televisione?…
“ Cinema, cinema!”
- Perché?
“
Fin da bambina, cinema. Stavo ore e ore davanti alla tivu a vedere
film di qualsiasi tipo. Il cinema è sogno. Il cinema è la mia vita.”
Agosto
2001