Cara Nicoletta Strambelli, meglio conosciuta come Patty Pravo: mi sento
lusingato. Raramente è noto ti lasci intervistare. E tuttavia
questa volta, con me, addirittura hai promesso di rispondere a qualsiasi
domanda. E hai anche accettato di posare per fotografie intime, forse
audaci, che probabilmente susciteranno pettegolezzi e polemiche. Perché?
“ Forse perché sto bene. Vivo un periodo di particolare soddisfazione
professionale. Pensa, gli americani dicono che sono tra le più grandi voci
femminili al mondo.”
Dunque, ti senti arrivata?
“Impossibile.
Vedi, io ho un rapporto originale col tempo. Quando ero una bambina,
mi hanno
chiesto, come si fa con tutti i piccini: quanti anni hai? E io ho risposto
così: sono millenaria.”
Anche oggi
risponderesti così?
“Certo. Sono
morta e risorta almeno quattro volte.”
A
proposito di resurrezione: credi in Dio?
“ Come non
potrei? Il mio non è un mestiere: è una grazia. Magari non credo nei preti
e nelle
suore, nei riti, e neanche in una religione in particolare. Ma sapessi
quante volte mi dico: Dio, ti ringrazio per la voce che mi hai dato.”
C’è
una linea portante, nella tua vita?
“L’energia.
Lavoro moltissimo: mi preparo tanto, per rispetto di me e del pubblico.”
Fammi un
altro esempio di energia.
“Ho fatto tre
traversate nel deserto. Da sola, senza guida.”
Non ci
credo.
“Peccato,
potrei invitarti per la prossima. Non è difficile, basta preparare il
percorso.”
Viaggiatrice intrepida. E cos’altro, per definire te stessa? In poche
parole.
“Artista con
la “A” maiuscola. Corretta. Professionale. E metà marine e metà umana.”
Marine,
che vuol dire? Andare all’assalto?
“No, no. Mi
piace una disciplina rigida, a cui attenermi, sul lavoro.”
In
definitiva?…
“Sono una
persona normale in un mondo in cui, peraltro, non si vedono molti geni in
giro. Sono
semplice, spontanea. Quando non trovo un taxi, per strada, chiedo un
passaggio al primo automobilista che passa. Sempre anche di buon umore,
voglio pensare positivo.”
E sei
impulsiva?
“Mi guida
l’istinto: al primo impatto con una persona, tac, vedo tutto. La prima
impressione
non mi inganna mai.”
Sei buona?
“Un mio
grande amico, Mario Schifano, mi diceva che sono scema. Non so. Sono
generosa,
fiduciosa. Penso che la gente, almeno al 90%, sia okay.”
Segno
astrologico ariete, se non sbaglio. E dunque?…
“Tenace. Un
po’ femminile e un po’ maschile, in modo armonico. E passionale.”
E
cos’è, la passione?
“Sprofondare
nella fragilità umana. Soffrire, piangere.”
E amare?
“Dipende da
quanti anni hai.”
Cosa
cambia, con l’età?
“Oggi, di
base, per un amore sento la necessità di stima e rispetto. Ma l’attrazione
sessuale è
sempre importante.”
Dimmi.
Della tua vita privata si è sempre saputo poco.
“Vero. E
pensa che ho avuto una quantità di mariti. E di suocere. E che ci vogliamo
tutti bene.
Rapporti di lunga durata. Sono stata tra i primi a divorziare, con grande
confusione, per le leggi diverse nei vari Paesi: mi sono ritrovata bigama,
trigama…”
Quanti
mariti?
“Tanti.
Quattro.”
Il primo?
“Angus
Faggetter, un batterista. Siamo stati insieme 7 anni e anche oggi siamo
stra
amici. Un
ragazzo godibile, splendido. Giurammo di non fare figli con nessun altro,
un patto di sangue.”
Niente
figli, perchè?
“Non si
possono avere, facendo questo mestiere. I figli vanno curati, allevati. Se
non è
possibile,
meglio una scelta chiara.”
Quindi,
non è vero che non puoi averne?
“Certo che
no. Chi lo ha mai detto?”
Il secondo
marito?
“Franco
Baldieri, uno stilista. L’unico italiano.”
Poi…
“Jack Johnson,
un grande chitarrista. Insieme per 9 anni. E Paul Martines, un bassista
meraviglioso.
Insieme per 10 anni.”
Ma perché
ti sposi, sempre?
“Per
suggellare, con il rito, una storia importante.”
Che cosa ti attira, in un uomo? Tre dei quattro mariti sono
musicisti.
“Forse, amore
a parte, è importante parlare di quel che so. E poi, che so,
chiamiamolo
stile inglese: due mariti sono inglesi, anche l’americano sembra un
inglese.”
Com’è,
questo stile?
“Rispetto per
gli altri e per lo studio. Sentire e trasmettere ciò che hai dentro:
quando
stai in
silenzio o con il piacere della conversazione. Fondamentale la libertà. E
poi nei miei matrimoni c’è uno stile estetico: tutti belli, i miei mariti.
Un altro legame, tra musicisti, è che siamo casalinghi: giriamo il mondo,
quindi c’è il piacere di chiudersi in casa.”
Se dovessi
sceglierne solo uno, fra tutti i mariti?
“Paul. La mia
metà, siamo similari in tutto, per carattere, dolcezza.”
Ecco:
se con i tuoi mariti musicisti hai mantenuto questa straordinaria
tenerezza…
“Beh?”
Rivedendovi,
vi capita di avere momenti intimi, amorosi?
"Certo,
perché no.”
Per
nostalgia?
“Ma no.
Perché tutto è rimasto incantevole, uguale.”
E
quanto è importante, il rapporto sessuale?
“Se si
attenua il desiderio, è chiaro che il rapporto si sta trasformando in
altro.”
E gli
amori femminili?
“Che vuoi
dire?”
Il piacere
per gli amori femminili.”
“Mai avuti
amori femminili. Sempre maschili. Vivo con i maschi da 30 anni!”
Mai?!
“Mi sembri
stupito. E io sono stupita dal tuo stupore.”
Quando hai
avuto la sua prima esperienza?
“ A 14 anni,
meravigliosa. La scoperta dell’amore.”
E
il dolore, invece?
“C’è il
dolore di vivere, diffuso tra gli adolescenti. Poi, crescendo, c’è il
dolore per la
morte delle
persone care. Ti senti sempre più sola.”
Quali
paure hai? Paura della solitudine?
“Nessuna
paura. Anzi la solitudine è molto bella, la possibilità di godere del
nulla.”
E la
paura di sofferenze ingiuste? Penso a quei tuoi giorni in carcere, alle
accuse per la droga.
“Ah, il
carcere! L’ingiustizia ci fu, certo: non c’entravo nulla, con la cocaina.
Le canne sì: l’ho sempre ammesso tranquillamente, anche in tivu. Cocaina,
mai.”
Ma come
ricordi l’esperienza?
“Serena,
positiva. Magari si potessero fare due o tre giorni al mese, in carcere.
Incontri
storie, persone incredibili. Un’umanità coinvolgente. Capisci che i veri
farabutti non stanno dentro.”
Avevi
cantato, per i detenuti. Un trionfo.
“Il minimo
che potessi fare. Anche per utilizzare l’ottima acustica del carcere…
Cantai
“Ragazzo
triste”…”
Quindi,
nessuna paura?
“No, penso di
poter affrontare tutto. Ho avuto anche un paio di operazioni delicate. E
una volta
credevo di morire, così si è rinforzata la voglia di vivere. Oggi mi sento
come a 15 anni, ti ho già detto che vivo in stato di grazia.”
Spiegami
meglio.
“Mi ritrovo a
54 anni questa è poi la mia età, anche se sono millenaria – con una
voce più importante di prima. E nutro nuove ambizioni. Mi sto preparando a
dirigere un’orchestra.”
Per lunghi
periodi, però, sei scomparsa di scena.
“Tutti
vorrebbero sparire. Ma hanno paura che il sistema non li faccia
rientrare.”
E tu?
“Mai avuta,
questa paura. Forse per autostima. Per me è importante star bene. E sto
bene anche
quando esco di scena.”
C’è
qualcosa che ti vergogni di aver fatto?
“No, sono
troppo per bene. Non so se è importante, in Italia.”
Chi è la
tua erede?
“Non ci sono
molte voci promettenti. Ne parlavo di recente con Pavarotti, c’è lo stesso
problema nel
settore classico.”
E qual è
il problema?
“L’artista è
una razza in disuso. E anche una parola troppo usata. Io dico: se uno
canta canzonette, scrivi che è un cantante; fa una performance, scrivi che
è un intrattenitore. Ma l’artista è altro. E poi, che orrore le radio, i
dj che impongono certe schifezze di musica.”
Hai
consapevolezza il piacere, la vanità di essere diversa: è
così?
“Sì. Mi piace
espormi, mettermi in gioco.”
Un
esempio?
“Prendiamo
Sanremo. Perché i cantanti migliori, o considerati tali, non debbono
andarci? E’
una follia. Sei un cantante? E allora canta, mettiti alla prova, rischia!”
A chi ti
riferisci?
“A chiunque,
non sono polemica su un nome in particolare. Vale per chiunque.
Diciamo
Celentano, Conte…? Insomma, dico: nella vita cosa fai, canti? E allora
vieni a cantare. Invece, tutti nascosti nelle tane.”
Altre
riflessioni su Sanremo?
“Pippo Baudo
non avrebbe bisogno di vallette. Saprebbe bene di cosa parlare,
comunque. Se
mai, mi piacerebbe fosse Benigni, a fare il valletto.”
E i
cantanti che apprezzi di più?”
“Vasco Rossi,
Zucchero, Fiorella… E Francesco De Gregori, in particolare: un
fratello.”
E
lo scandalo del chewing gum attaccato al microfono?
“Sciocchezze,
lo faccio sempre per la salivazione. L’acqua gonfia lo stomaco.”
Il tuo
rapporto con i soldi?
“Servono a
una certa età, per non finire in un ospizio.”
Il cinema
italiano?
“Non voglio
sapere nè vedere. Mi vergogno. Quante braccia rubate all’agricoltura.”
Sei
innamorata, oggi?
“No. E,
obiettivamente, l’amore non mi manca. Non ho tempo, lavoro troppo.”
A
proposito del reportage per Capital… Il tuo rapporto col nudo.
“Nessun
problema. Per me è naturale stare a seno nudo, ad esempio, quando provo
con i
musicisti, se appena fa caldo. Odio l’aria condizionata, stare a petto
nudo mi aiuta ad inspirare. Ma non mi spoglio certo per provocare.”
Ultima
domanda. Su questo stato di grazia, come hai detto ripetutamente, sulla
tua
ammirevole
serenità, priva di paure… Non ha paura neanche della morte?
“No. E’ una
delle cose più belle al mondo: fa parte della grazia, della vita. Spero di
diventare vecchia con una testa buona. Di non smarrire la mia grande
libertà. E vedo la morte come un passaggio. Spero di riuscire a morire,
come dovrebbe essere: mettendomi in un posto tranquillo, senza chiasso,
aspettando che arrivi e mi porti da una vita all’altra.”