MARINA CICOGNA, LA DONNA CHE AMAVA
ANCHE LE DONNE
Intervista di Cesare Lanza, su “Sette”,
supplemento del Corriere della Sera.
Marina Cicogna Volpi, contessa, regina
misteriosa e influente di una mondanità spesso segreta e inaccessibile,
non dava interviste da vent’anni e forse più.
“E’ l’unico uomo al mondo che mi faccia
paura”, ha detto una volta Gianni Agnelli, secondo quanto attesta anche
un’intima amica di Marina, Ljuba Rosa Rizzoli. Alla vigilia della partenza
per un lungo soggiorno in Brasile, accetta di consegnare a “Sette” alcuni
ricordi della sua vita al limite e risposte sincere a varie domande, anche
scabrose. Nella conversazione si rivela come una persona determinata, complicata
ma priva di complessi, critica e autoironica, dura, contraddittoria, ricca
di dignità.
“Appartengo” dice “a una generazione
costretta a cambiamenti feroci. Nel mio caso, nella famiglia del conte
Volpi, arricchita da privilegi fin dalla nascita, ma obbligata anche a
comportamenti e obiettivi molto rigidi, nell’educazione: per esempio, a
scuola dovevo prendere, e prendevo, tutti 10. Anche se, nell’Ottocento
e fino al primo Novecento, era scandaloso che un nobile, dopo gli studi,
si abbassasse a lavorare.”
- Cosa ricorda dell’infanzia?
“Mio padre era un uomo importante
nell’epoca fascista, firmò la pace con la Tripolitania, ma non andava
d’accordo con Mussolini. Fino alla guerra
vivevamo tra Londra e Cortina: la
mia prima lingua era l’inglese, parlavo un italiano un po’ masticato. I
ricordi più intensi sono legati al mio fratellino, Giuseppe Ascanio
detto Bino: un legame cruciale e tormentato nella mia vita, forte io e
protettiva, fragile e delicato lui. Poi, ancora, un severo collegio in
Svizzera: molto duro.”
- Quanto duro?
“ Nella mia vita non accetto imposizioni,
se non hanno una logica.
In Svizzera, per forgiarci fisico
e carattere, ci costringevano a esercizi di ginnastica assurdi, a pancia
in giù o stesi sulla schiena per mezz’ore, e io mi ribellavo.”
- Com’era la sua vita, in generale?
“ Ricca, comoda innanzitutto: per
dire, scoprii solo quando ero già una bambina dove, nella nostra
grande casa, si trovasse la cucina! E poi i contrasti familiari. Mio padre
e mia madre si separarono alla fine della guerra, nel ’45. Ci dissero di
scegliere con chi volevamo vivere e noi decidemmo di passare i mesi degli
studi con il papà, che era un uomo un po’ noioso, e le vacanze con
la mamma. Ma durò poco.”
- Perchè?
“A Milano andavo al Parini, la scuola
più dura: tutto bene. Ma in casa c’erano problemi con mio padre,
mi sentivo, come dire?, vagamente infelice. Scappai da mia madre a Roma.”
- Com’era dunque, il papà?
“ Cesare Cicogna era, nella sostanza,
un uomo debole, ultimo di cinque figli. Ma irascibile, vagamente dispotico,
prepotente. Mia mamma volle sposarlo, ma ne ebbe corna e dispiaceri per
tutta la vita: anche se fingeva di non sapere e di non vedere. Era una
donna esteriormente fredda, distaccata. Del resto un menage sentimentale
abnorme era normale in quell’epoca, affogato nell’ipocrisia.
Mio nonno ad esempio fu legato per
tutta la vita a un’amante, una donna francese, da cui ebbe un figlio, Giovanni
Volpi, mio coetaneo: ebbene, non ho sentito da mia nonna una sola parola
su questo argomento. Mia mamma, certamente, sapeva tutto. E forse, senza
i traumi della guerra, non si sarebbe neanche separata. Lui, il papà,
aveva charme, ma era di pessima indole. Repressivo, si irrigidiva sulle
formalità. Un esempio: mio fratello ebbe una storia con una donna
che aspettava un bimbo, lui pretese (e si impose) affinchè si sposassero
in chiesa e poi non venne neanche al matrimonio… Io non gli parlai per
due anni. Fuggii e andai a Roma, da mia mamma: vivevamo al Grand Hotel.”
- E com’era, il rapporto con la mamma?
“ Mia mamma, Annamaria, ha 87 anni
e vive a Venezia. La persona più importante nella mia vita: pacata,
pratica, legata a valori culturali, sempre circondata da direttori di musei,
scrittori, poeti, pittori. E’ stata la creatrice di Italia Nostra con Giorgio
Bassani, l’anima dei comitati per la difesa di Venezia. Intelligente, grande
giocatrice di bridge…”
- Sua mamma, nei suoi ricordi, ha
avuto relazioni sentimentali importanti?
“ Un legame lungo e serio con un uomo
forte e buono, poi scomparso, un partigiano.”
- E il papà?
“ Ha vissuto 25 anni con una donna
bellissima, ma a mio parere superficiale, non buona. Non voglio parlarne.
Lui era infelice, forse è morto anche per questo.”
- Descritta questa cornice, sono importanti
per lei, i sentimenti?
“ L’amicizia, per me, è un
valore. Ma a volte sono stata tradita, ferocemente.”
- Ad esempio?”
“Da Helmut Berger, un ragazzo a cui
volevo molto bene. Ha esagerato: bevendo, con le droghe. Forse per costruire
un “personaggio”. Ricordo litigate furiose, scenate, urla…”
- Lei perde il suo autocontrollo?
“Mi esasperano solo le persone vicine
affettivamente. Invecchiando, mi accorgo di essere più nervosa di
una volta.”
- Torniamo alla sua adolescenza.
“Ricordo un bel periodo a Venezia,
studiavo da privatista, adoravo il greco, con uno straordinario professore.
Era importante allora, avere una forte preparazione umanistica. Era uno
stile.”
- Cos’è lo stile, al di là
degli studi?
“ E’ tutto. Una volta certe cose,
anche frivole, erano naturali. Quante belle ragazze, che sfilano con successo,
vediamo barcollare con i tacchi alti? Per la mia generazione, per donne
come me, è elementare calzare tacchi da 12 centimetri, con disinvoltura.
E anche questo è stile.”
- Dicono che lei sia forte e curiosa.
“Forte e fortemente curiosa. Ma anche
con fragilità. Chi mi conosce, lo sa bene.”
- Generosa?
“ Non direi. Ho conosciuto molte persone
più generose di me.”
- Com’era lei, da ragazza?
“Prima, una bambina molto carina,
fascinosa. Poi, sviluppandomi, diventai grassoccia, con scarso sex appeal.
Ed ero insicura. Penso all’epoca degli studi in un college americano, negli
Stati Uniti. All’università scelsi un corso di cinema, teatro e
letteratura. Tra le insegnanti c’era Marguerite Yourcenar, ebbi con lei
un forte rapporto, anche se non era granchè simpatica. E poi, soprattutto,
c’era il cinema.”
- La sua grande passione.
“Come ho detto, avevo un rapporto
polemico con mio padre. Negli Usa conobbi il grande produttore e regista
David O’ Selcniz e nacque uno stupendo rapporto. Lo consideravo un papà
e lui, davvero, scrisse a mia madre che voleva adottarmi. Desiderava una
figlia come me (aveva due figli, maschi) e io un papà come lui.
Era aperto, affascinante. Si sposò con Jennifer Jones ed ebbero
una figlia, che morì suicida. Conservo le sue lettere, alcune lunghissime,
anche di 40 pagine.”
- In America, una vita completamente
diversa.
“ Sì: l’esplosione di grandissimi
divertimenti. Avevo 18 anni, il divertimento sembrava la cosa più
importante. A Pasqua me ne andai in California con Barbara, la figlia del
produttore Jack Warner, e scoprii un mondo effimero e irresistibile. Chi
sarebbe stato, la sera, il tuo accompagnatore? Marlon Brando,
Monty Clift? C’era da scegliere. Restai
due mesi, a Los Angeles, due mesi folli. Sì, da 18 a 28 anni mi
sono divertita pazzamente. Dovunque. Che so, si andava al casinò
con Gianni Agnelli, ma non c’era il rischio di finire sui giornali.”
- Come ricorda, l’Agnelli di quegli
anni?
“ Affascinante. Divertente. Curioso
in modo caratteriale, si annoiava rapidamente. Voglioso di vivere, ma sempre
educato. Una volta ero ospite in casa sua e di Marella, in Costa Azzurra:
era atteso Adlai Stevenson, candidato per la Casa Bianca, e furono ammessi
solo gli amici che sapevano bene l’inglese, tutti gli altri via! Fu una
cena abbastanza noiosa, con i Kennedy e i Niarchos.”
- Lusso, sfarzo?
“ Nessun lusso, sfarzo ed esibizionismo,
mai. Ambiente intellettuale, se mai.Sulla barca di Niarchos c’era una eccezionale
collezione di quadri, su quella di Onassis potevi incontrare Winston Churchill.
Fu l’epoca di un mio grande amore:Rinaldo Herrera, un ragazzo sudamericano.
Una storia importante per me. Ricco di famiglia, credo che non abbia mai
lavorato. Tina Onassis si innamorò di lui e credo che la storia
tra Aristotele e Jacqueline Kennedy nacque anche come una forma di vendetta.
In quegli anni, gli anni 60, diventai amica di Jeanne Moreau: un legame
fondamentale nella mia vita, che è durato sempre.”
- Contessa, la curiosità di
molti è per i suoi arditi rapporti sentimentali…”
“ Arditi? Erano rapporti vaghi. Divertenti,
lievi: come esempio, un flirt con Rock Hudson. Ero curiosa di esperienze,
questo sì. La storia più importante fu una lunga amicizia
amorosa con Franco Rossellini.”
- E Ljuba Rosa?
“ La conobbi, se non sbaglio, nell’inverno
del ’62, a Cortina. Si parlava di lei, aveva appena rotto la sua storia
con quel Tagliabue, proprietario di cavalli. Ero curiosa: chi è
questa ragazza con un nome da cabaret? Lei era molto bellina, con un’aria
da cerbiatta uguale ad Audrey Hepburn, somigliante anche al personaggio
di Colazione da Tiffany: un’avventuriera metafisica, che in realtà
non vuole nulla e disperde tutto. Quando la conobbi, mi disse che si era
tagliata i capelli corti, come me: capii che, senza saperlo, ero diventata
un modello. In breve nacque una grande amicizia. Con episodi divertenti.”
- Come la notte brava con Alain Delon…
Come andò?”
“ Delon aveva appena rotto con Romy Schneider, era malinconico,desideroso di dimenticare. Eravamo a
Megeve,
nell’albergo dei Rothshild. Alain ci chiamò al telefono, mi disse:
vieni in camera mia… Ljuba pensava che l’invito fosse per lei. Curiosa
come sempre, andai io.”
- Ljuba la racconta in modo un po’
diverso.”
“ E cioè?
- Delon lasciò un biglietto
per Ljuba, ma in camera lo raggiunse lei, contessa. E Alain non perdonò
questo scherzo a Ljuba, per molti mesi.Com’era, comunque, Delon?”
“ Sessualmente affascinante, per la
sua ambiguità: un eccellente aspetto femminile, ma in realtà
un figlio di mignotta terribile, molto maschile. Credo che per questo motivo
piacesse tanto a Visconti, Alain stesso ammette di avere avuto due volte
rapporti con Luchino.”
- Contessa, se possiamo osare: anche
lei ha avuto attrazione per rapporti di seduzione con lo stesso sesso.”
“ Ammetto che mi hanno attirato i
personaggi “inconquistabili””, nomi sensazionali che farebbero scalpore:
donne e situazioni in grado di darmi emozioni forti. La curiosità
è stata sempre per personalità di inconfondibile, raffinata
ambiguità. Per donne straordinarie come Silvana Mangano, Ava Gardner.
Ma anche con gli uomini è stato così. Ho detto di Hudson,
di Delon. Un’altra emozione forte fu la conquista di Farley Granger, di
altalenante vocazione.”
- E Florinda Bolkan?
“ Florinda non è stata certo
un gioco, ma molto importante nella mia vita.”
- Lei parla, apprezzabilmente, senza
complessi per le sue scelte sessuali.
“ Ho vissuto semplicemente come volevo
vivere. Ma a casa mia. Ho rispetto per
gli altri. Non si dovrebbe spiare
cosa succede in camera da letto. Non mi piacciono le ghettizzazioni, ma
neanche gli esibizionismi. Allo stesso modo non bisogna avere paure. E
forse io e Florinda siamo state tra le prime a non avere paura. Eravamo
due persone note, con una vita pubblica che suscitava interesse.”
- Perché Florinda Bolkan è
stata importante, per lei?
“La nostra unione è durata
18 anni, lei era molto giovane, in diversi ruoli abbiamo fatto insieme
una certa carriera nel cinema. Lei ha avuto un totale
sostegno, leale, altruista da me.
Piaceva a molti: l’idea di spingerla al cinema fu di Visconti e Mastroianni.
Florinda era timida e indecisa, rifiutò “Il conformista”, per un
filmetto americano. Tra noi c’era un’attrazione molto forte.”
- Perché è finita?
“ Credo che lei si sia chiesta a un
certo punto: cosa farei, senza Marina?
E abbiamo preso strade diverse.”
- Il vostro fu un rapporto fedele?
“ Ha importanza? Florinda piaceva
molto agli uomini, certo ha avuto una storia con Ryan O’ Neal. La fedeltà
è un fatto di età matura, influenzata da
situazioni ambientali.”
- Lei è gelosa?
“ Possessiva, non gelosa. E penso
che sia meglio non sapere le cose. Preferisco il pudore, per educazione.”
- Siamo arrivati a parlare della sua
grande stagione, nel cinema.
“ Cominciai a fare cinema nel ’67,
durò una decina di anni.”
- I suoi film migliori?”
“ Ne citerei due: “Metti una sera
a cena”, che realizzai contro il parere di tutti,
e “Indagine su un cittadino al di
sopra di ogni sospetto”. Per il primo persi all’ultimo momento Gianmaria
Volontè, che non voleva fare film borghesi: mi telefonò solo
alla vigilia per dire che rinunciava. Un no sofferto. Mi chiamava ogni
giorno, e anche di notte, per sapere come andavano le riprese.”
- La stagione del cinema è
stata la più importante, nella sua vita?
“Sì. Mia madre aveva acquistato
la Euro International film, una società di distribuzione: io cominciai
dando consigli importanti, per l’acquisto de “L’uomo del banco dei pegni”,
“Bella di giorno”… Buone scelte. C’era anche mio fratello in questo lavoro,
ma lui, ch’era abituato a una vita più tranquilla, si trovò
sbandato, esposto a troppe tentazioni. Si era nel frattempo separato, per
mettersi con un’attricetta, Britt Eklund, l’ex di Peter Sellers… Lui si
occupava della parte finanziaria, io ero più creativa: mi affascinava
lavorare con nuovi talenti. Bertolucci e Dario Argento, due ragazzini,
collaborarono a “Metti una sera…”, o Liliana
Cavani. Non solo arte, eh. Acquistai
per pochi soldi “Helga”, una porcheria, che però proponeva una donna
– era la prima volta – ripresa mentre partoriva: il film fece molti soldi.
In breve diventammo leader in Italia nella distribuzione e poi nella produzione.
E poi tutto crollò.”
- Come?
“ Contrasti familiari e un’anima nera,
nella società, di cui non voglio parlare.
Buttarono fuori mio fratello, Bino,
e anch’io uscii: andai alla Paramount, con alcuni miei contratti personali,
come “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci, un film con Petri, un altro
con Damiani, preparavo “Il portiere di notte”. Ma gli americani cancellarono
tutto. Fu un periodo terribile. Mia madre era stata messa in mezzo da falsi
amici, che fecero fallire la Euro: ci ha rimesso tutto il suo patrimonio.
E mio fratello si suicidò, in Brasile.”
- Quando? Perché?
“ Era la fine del ’71. Bino era stato
tirato dentro a giri loschi da gente che lo sfruttava. Un incubo. Ricordo
una lettera pubblicata dai giornali italiani… I giudici che dubitavano,
tra suicidio e omicidio…Bino finì chissà perché, forse
in fuga per paura, a Rio de Janeiro. Voleva comprare una fazenda. Un nuovo
sogno?
Mio padre lo ostacolò: ma se
non ha mai visto una vacca in vita sua, diceva. Un giorno Bino affittò
una casa vuota, si chiuse dentro e aprì il gas.”
- Com’erano, i vostri rapporti?
“ Affettuosi, fino alla fine. Mi telefonava,
mi dava appuntamenti e poi non veniva mai. L’ultima volta, lo vidi a Londra,
in una delle sue peregrinazioni. Il suo suicidio ha segnato una svolta
nella mia vita, un dolore immenso.”
- Lei non ha mai avuto la tentazione
di vivere una vita normale, di sposarsi, fare la moglie, la madre?
“ No. Mai.”
- Mai un desiderio di maternità?
“Non mi appartiene. Ho avuto forse
un ruolo materno, vicino a Ljuba, per sua figlia Isabellina, di cui fui
la madrina. Credo di esserle stata vicina, come potevo, in una famiglia
abnorme, fino alla tragica fine.”
- E dopo la chiusura con il cinema?
“Con Florinda andammo in California
e ho vissuto a Beverly Hills tre o quattro anni… Un bel periodo, con tanti
nuovi amici interessanti, da Michael Caine a Sean Connery, da Gregory Peck
a Rod Stewart, da George Seagal a Jacqueline Bisset…
quest’ultima, un’altra carissima amica.
Una vita piacevole, ma alla lunga la California è strana, ha valori
allucinanti, contano solo il successo, i soldi. Si vive sempre in superficie.
E tornai in Italia. Ma era cambiato tutto.”
- Rimpianti?
“ La mia stagione del cinema finì
in modo rovinoso: la società di mia madre aveva un patrimonio di
250 grandi film, sarebbe bastato difendere i diritti televisivi,
per vivere di rendita. Invece tutto
fu svenduto e finì in malora. Acquistai una casa di campagna vicino
a Roma e mi ritirai a vivere lì. Il rapporto con Florinda si era
disgregato.”
- E ora?
“ Vivo a Miami d’inverno e poi in
Italia, tra Modena, con una mia amica, Venezia, St.Tropez.”
- Contessa, la sua vita è una
girandola di uomini e ancor più di donne, viaggi, amori, cinema,
curiosità, tante cose fatte e disfatte. Proviamo a sintetizzare:
quali sono le persone più interessanti che ha conosciuto?
“ Nella vita d’ogni giorno, Marella
e Gianni Agnelli. Nel cinema, le amicizie sono soprattutto francesi: Fanny
Ardant, intelligente e bizzarra, e Jeanne Moreau, che ha forse un invecchiamento
difficile (per le donne è arduo invecchiare). Negli Stati Uniti
un grande amico è Warren Beatty. E lo era il povero Walter Matthau:
mi diceva, per scherzo, che voleva sposarmi. In Italia, un altro grande
amico, Patroni Griffi. Certo gli amici non mi sono mancati: nella moda,
da sempre Valentino, Calvin Klein, Giorgio Armani che mi invita nella sua
barca…”
- Tutti nomi di elite. Lei dunque
si riconosce nel ruolo di regina della mondanità?
“ Non mi piacciono le definizioni.
Mondanità? Non mi piace far tardi la sera.”
- Il suo nome tuttavia sbuca da ogni
parte (dorata) del mondo. A proposito, quante lingue parla?
“ A parte l’italiano: inglese, francese
e portoghese. Un po’ meno lo spagnolo e il tedesco.”
- Le chiedo ancora: rimpianti?
“ Per il cinema. Mi sarebbe piaciuto
restarci ancora per dieci, quindici anni. E lanciare, valorizzare talenti.
Oltre a quelli già citati, ricordo Enrico Maria Salerno, i primi
film di Mariangela Melato, la Wertmuller. E Pasolini, che certo non ho
inventato io: gli diedi però l’opportunità di fare Medea,
ma non fu un grande film, purtroppo.”
- E oggi è scomparso quel certo
piacere dell’emozione?
“ Mi diverto, forse più di
una volta.”
- Si innamora?
“Non c’è niente, credo, che
mi farebbe perdere la testa.”
- Bilanci?
“ Sono stata una donna fortunata.
Sono nata con carte buone in mano.”
- Felice?
“Alti e bassi. Non è negativo
avere bruschi risvegli.”
- Sprechi?
“Forse un po’ di talento. Non riuscire
a portare fino in fondo ambizioni e progetti.”
- Il rapporto con il denaro?
“ Non ho avuto e non invidio le ricchezze
estreme. Sono stata ricca, ma ho dovuto fare i miei conti. Mai cifre colossali,
a disposizione.”
- Nostalgie?
“ Per la giovinezza, per alcuni periodi
luminosi, per amori passati.”
- In quale epoca le sarebbe piaciuto
vivere?
“ Nell’età dell’innocenza,
anni venti, la stagione dei belli e dannati…Prima
dell’arrivo del nazismo.”
- Se dovesse scegliere un Paese, definitivo?
“Il Brasile.”
- Con chi?
“ Con Helmut e Florinda, quelli degli
anni più belli.”
- In definitiva, cos’è l’amore
per lei?
“ Io sono un’esteta, credo che l’amore
possa nascere solo da un’attrazione estetica.”
- Riesce a perdonare, se è
sedotta e tradita?
“ Solo se chi mi tradisce riesce a
farmi ridere.”
“Cosa c’è, in un amore tra
donne, che non possa esistere tra uomo e donna?”
- Il narcisismo. Ci si ritrova come
in uno specchio. E una maggiore solidarietà. Per quanto mi riguarda,
temo di essere dominante. E prima o poi arriva la ribellione dell’altra.”
“C’è qualcosa che può
scandalizzarla?”
- Gli eccessi, l’esibizionismo.
“ Si è stabilita dei limiti?”
- Non mi piacciono i vizi minori.
3-8-2000