Letizia
Moratti :«Scendere in campo? Sì, no, forse»

Fa
affari miliardari, stringe alleanze, incontra leader stranieri.
La signora della finanza italiana guida una nuova e agguerrita
società d'investimenti. Ma se il Paese chiamasse...
di CESARE LANZA
Uno yogurt. È tutta
qui la cena di Letizia Moratti (e purtroppo anche dei suoi commensali)
sull'aereo privato che la riporta in Italia dopo un raid di 48 ore a
Gerusalemme e a Tel Aviv. Partenza all'alba di mercoledì 12 luglio,
ritorno alla mezzanotte del giorno successivo. Un blitz d'affari. La
signora è oggi alla guida di GoldenEgg, società che finanzia aziende
attive nel settore delle telecomunicazioni e della multimedialità
(vedere riquadro sotto). E il viaggio in Israele è servito a stringere
tre importanti accordi commerciali con gruppi finanziari locali, per un
investimento complessivo di 50 miliardi. La Moratti non ha incontrato
solo businessmen, ma anche leader politici, tra cui l'ex premier Shimon
Peres e il gioviale ministro delle Telecomunicazioni Fuad Ben Eliezerr.
Inevitabile che in questa intervista, la prima rilasciata a un giornale
dopo mesi di silenzio, si parta proprio dalla politica e dalle sue
tentazioni, per capire il futuro della «lady di ferro».
Abbiamo conosciuto una Moratti nelle assicurazioni, poi un'altra
nel cda della Banca commerciale, un'altra ancora al vertice della Rai,
infine l'ultima, con Rupert Murdoch in News Corp: un'esperienza breve,
forse traumatica. E ora il rientro: quale Moratti stiamo per rivedere in
scena?
Lo diranno gli altri, se interessa. Non amo fare annunci o proclami.
Tuttavia...
Prego.
Nel mio percorso di lavoro c'è una costante: ho gestito aziende e
società con una grande attenzione a quanto succede di nuovo nel mondo.
In questo senso, c'è una logica nel mio passaggio dalla tv di stato a
quella a pagamento e, adesso, alle nuove telecomunicazioni.
Durante la sua carriera è stata seguita con scetticismo,
diffidenza, curiosità, considerazione, infine anche timore. Quali
impressioni di fronte a questi atteggiamenti?
Nessuna impressione.
All'inizio, comunque, era considerata «la moglie di» Gianmarco
Moratti. Oggi, forse, è lui «il marito di» Letizia Moratti. O no?
Qualcuno pensa ad antagonismi tra me e Gianmarco? Il nostro rapporto è
stupendo: ci diciamo tutto quello che ci succede e decidiamo insieme
tutto ciò che ci riguarda. Certo, lui è molto riservato: appare di
meno, rispetto a me, anche se la mia voglia di apparire è scarsissima.
Veniamo al punto: la politica. Qualcuno, in passato, l'ha tirata
per la giacca per convincerla a scendere in campo. E forse il pressing
continua. Ci dia una risposta definitiva: entrerà in politica?
Le questioni in ballo sono due. Vuol sapere se entrerò prima o poi in
politica? La risposta è no, mai. Non mi interessa, non ne sarei capace.
Ma se si profilasse la possibilità di essere utile al Paese in un ruolo
di gestione e di amministrazione, non mi sentirei di escludere nulla. Si
valuterà di volta in volta. In passato, per esempio, mi è stata
offerta la possibilità di candidarmi a sindaco di Milano. Mi sono
documentata, sono anche andata a New York per verificare come veniva
amministrata quella città. Poi ho accertato che a Milano non era
possibile operare con concretezza, per una serie di problemi
burocratici. Ho rinunciato.
Le proposte politiche sono arrivate da ogni parte. Non solo per
fare il sindaco a Milano, ma anche per ruoli di governo. Vogliamo dire
finalmente se Letizia Moratti sta a destra o a sinistra?
Non ci sono misteri: per me non esistono destra e sinistra. Esistono
valori, come quello del libero mercato. O di una equità sociale che
oggi non vedo. Mi ritrovo con chi sostiene questi valori,
trasversalmente.
E con nessuno schieramento in particolare?
Diciamo che faccio fatica a essere inscatolata. Non amo sentirmi
catalogata.
Lei è stata spesso critica verso la politica economica degli
ultimi governi.
È così: dispiace, a me come a tanti altri, l'incapacità di produrre
ricchezza, la fiscalità elevata, la scarsa incisività in materia di
occupazione. Ci impoveriamo. Negli ultimi dieci anni il pil è aumentato
della metà rispetto alla media degli altri paesi europei.
Negli ultimi dieci anni la guida del governo è passata di mano
in mano tra i personaggi più diversi, da Amato a Berlusconi, da Dini a
Prodi e a D'Alema, poi di nuovo ad Amato. Secondo lei, siamo incapaci di
esprimere uomini politici all'altezza?
No, non è questione di uomini.
Per dirla con una battuta: non sarà che a Palazzo Chigi ci
vorrebbe una donna?
Battute a parte, il problema è risolvere le difficoltà costituzionali
che, oggi, impediscono a chiunque di fare bene e di operare rapidamente.
Il sistema è debole.
Battute a parte, sarebbe interessante conoscere la sua opinione
sugli ultimi premier. Lei li conosce benissimo.
Sì, ma non do giudizi personali. Insisto: qualsiasi premier si trova di
fronte a responsabilità troppo frammentate. Basti dire che per varare
una Finanziaria spesso occorrono mesi, a causa di centinaia di
emendamenti.
È questo tipo di difficoltà che l'ha indotta a non accettare
di candidarsi a sindaco di Milano?
È così.
Questo problema non sembra impensierire suo cognato, Massimo
Moratti: a quanto pare potrebbe candidarsi alle prossime elezioni.
(ndr: sorriso e largo gesto delle mani. Come a dire: forse la domanda
andrebbe rivolta all'interessato). No comment.
Quando era alla Rai, ha subito pressioni politiche?
Col mondo politico ho stabilito un rapporto di rispetto, credo
reciproco. Stop. Pressioni e influenze, se ci sono state, non mi hanno
sfiorato.
Nelle prossime
settimane si deciderà il futuro della Rai: l'azionista definitivo dopo la
fine dell'Iri, rapporti con le istituzioni politiche, eventuali
privatizzazioni. Qual è il suo punto di vista?
La Rai, purtroppo, è sempre più stretta, soffocata tra burocrazie e
lentezze procedurali. Vedo rischi gravi, se non si rimuovono queste
pastoie, per chi deve affrontare una concorrenza dinamica e libera. Quanto
alle privatizzazioni...
Dica.
Dal giorno dopo il famoso referendum, in cui la maggioranza del popolo
italiano aveva votato a favore, io mi misi a lavorare per preparare un
piano di privatizzazioni. Sia chiaro: non era per convincimento personale.
Avrei anche potuto pensarla diversamente. Era un mio dovere: il voto
doveva essere rispettato. Ma mi fu detto che non era una questione
prioritaria. Non c'è da stupirsi, poi, se gli italiani hanno scarsa
voglia di andare a votare. Quando votano, le loro decisioni non vengono
rispettate.
Pensando al passato, prova qualche rimpianto?
Se allude a possibili errori, ne avrò fatti a centinaia, come tutti
coloro che si impegnano. Rimpianti o pentimenti, invece, zero. Ogni
esperienza è importante, se affrontata con serietà. Anche il breve
incarico con Rupert Murdoch alla News Corp è stato prezioso. E, a
proposito, sottovalutata dal mondo politico: per la possibilità di
ottenere ingenti investimenti dall'estero e l'opportunità di far
circolare la nostra cultura nel mondo.
Insomma, lei rifarebbe tutto ciò che ha fatto.
Direi di sì.
Parliamo di errori: ne vuol citare uno che non si perdona?
Sarebbero troppi.
Uno, almeno.
Forse, la scelta di un certo direttore generale della Rai (il
riferimento è probabilmente per Raffaele Menicucci, ndr).
E il successo che le ha dato particolare orgoglio?
Guardi, non vorrei sembrare elusiva. Ma la verità è che non guardo mai
al passato, penso sempre alle sfide nuove.
Va bene, veniamo a oggi. Tra un mese ci sarà la decisione per la
gara degli Umts e lei è in corsa con partner importanti. Cosa pensa,
sull'argomento?
Penso che il governo dovrà aiutare i gestori vincenti, che per ottenere
la licenza pagheranno un prezzo a mio parere troppo alto. Parte
dell'incasso dovrebbe essere reinvestito per aiutare lo sviluppo, i
servizi, l'apertura di nuovi mercati.
L'area centrale del suo business, adesso e per i prossimi anni,
passa dunque attraverso la GoldenEgg, per il campo delle nuove tecnologie,
per l'innovazione?
Sì.
Un momento di transizione?
No, un impegno strategico.
E perché la scelta di Israele?
Abbiamo lavorato a lungo per cercare di capire, partendo ovviamente dagli
Stati Uniti, il mercato delle nuove tecnologie nelle telecomunicazioni. La
conclusione è che con i partner israeliani possiamo utilmente essere
complementari. Loro hanno interesse a investire e, soprattutto, sono
eccellenti, hanno talenti formidabili nelle nuove sperimentazioni. Noi
possiamo aprire nuovi mercati e linee di sviluppo, senza colonizzare le
loro risorse umane.
È possibile un suo ritorno nella televisione? Tante volte si è
parlato di possibili intese con Cesare Romiti per Telemontecarlo o per
l'acquisizione di un canale Rai.
Per temperamento, direi di no. Non mi piacciono i ritorni. E poi
l'universo Internet apre qualsiasi frontiera, anche quella della
comunicazione.
Senta, signora Moratti, vorremmo concludere con una domanda
privata.
Vediamo prima se si può affrontare.
Col suo modo di lavorare, quanto tempo le resta per la famiglia?
Tutto il tempo che mi resta libero è per la famiglia. Purtroppo, lo
ammetto, non sono abbastanza moglie e non sono abbastanza mamma. Anche se
i sacrifici, per riuscirvi, sono grandissimi.
Abbiamo parlato di tante Moratti. C'è anche una Letizia,
impensabile, che si mette davanti a una pentola e cucina direttamente
qualcosa?
C'è. Mio figlio Gabriele adora i risotti e, la domenica sera, il mio
risotto è un classico per tutta la famiglia. Ma non chieda a me, e
soprattutto a Gabriele, un voto sulle mie doti di cuoca.