SUPERKASIA
LA
RAGAZZA CHE FA GIRARE LA TESTA AI PRETI E A BATISTUTA
di Cesare Lanza Capital
Con la vecchia scusa
del ritardo di un aereo, mi ha bruciato un appuntamento, il giorno dopo
arriva con mezz’ora di ritardo, quando sono in procinto di andarmene, con la
scusa ancora più fastidiosa del traffico romano.
Con
acidità, l’accolgo bofonchiando una battuta sulle ragazze che cominciano a
diveggiare, al primo successo: prima regola, arrivare sempre in ritardo.
Mi
guarda come se le avessi tirato uno schiaffo: “Ma io non sono una diva…!” Ha
uno sguardo da cerbiatta, l’incazzatura mi passa all’istante. Mi ritrovo
davanti una faccetta acqua e sapone, una ragazzina vestita ultra casual,
ben diversa dalla maliarda seduttiva, che ci ha conquistato in alcuni
messaggi pubblicitari, in tivu.
Si
chiama Kasia Smutniak. Polacca, nata
a Varsavia 24 anni fa, segno astrologico leone, figlia unica di un generale
dell’aviazione: è pilota di aliante con brevetto di terzo grado,
appassionata di barca a vela e tiro al bersaglio, sci e pattinaggio sul
ghiaccio, ballerina di danza classica e moderna, tifosa dell’Inter. Prima
fotomodella, da due anni attrice. Il suo successo è esploso grazie agli spot
come testimonial di Tim: tra gli altri, la sposa che fugge dall’altare, la
fotoreporter per caso, la nipote di una nonnina molto arzilla, la fan del
calciatore Gabriel Batistuta…
Un successo così improvviso
è un evento raro: come ti sei accorta che
Qualcosa per te era cambiato, e di
colpo?
“E’ stato un piccolo choc. Tutto si è
acceso dopo l’uscita del sesto spot,
quello col prete. Per un mese,
girando un film, ero rimasta quasi segregata dal resto del mondo. Poi, un
giorno sono uscita per strada, qui a Roma, un sabato pomeriggio in via del
Corso: la gente mi riconosceva, mi fermava, molti chiedevano un autografo,
volevano scattare fotografie. Sensazioni piacevoli: ho capito che c’era
stata una svolta.”
Una svolta importante anche nel
lavoro. Offerte a cascata, tre film in uscita o in lavorazione.
“E’ vero, un momento d’oro. Un film
forse va a Venezia. E poi il piacere di lavorare con partner che tutti
vorrebbero: Raul Bova, Giancarlo Giannini.”
E la necessità di scegliere
e rinunciare, anziché inseguire e conquistare.
“Sì. Una rivoluzione nella mia vita.
E io sono curiosa e vorace. Non rinuncerei a nulla. Prenderei tutto, tutto!
Mi dispiace rinunciare a una opportunità, a una esperienza nuova e diversa.
Ma manca il tempo. Una volta ne avevo tanto, adesso tutto vola, tutto
succede in modo velocissimo.”
Sei molto diversa, rispetto
all’identità sexy degli spot.
“Vero? Quando non lavoro preferisco
girare così: senza trucco, abiti
sportivi, scarpe da ginnastica…”
Neanche ti riconoscevo,
quando ti ho visto arrivare. Sorprendente,
questa doppia personalità,
professionale e privata. Come sei veramente? Prova a definirti, con quattro
o cinque aggettivi.
“Per prima cosa, sono
imbranata. Non puoi neanche immaginare quanto sia imbranata… Mi cadono le
cose di mano, sbatto contro muri, sono distratta… Un macello. E pensare che
mio padre è un generale e che, in casa con lui, ho fatto diciotto anni da
militare.”
E poi come sei?
“Sono sportiva e pigra. Mi piacciono
gli sport che non richiedono grande fatica fisica. Niente gare in bicicletta
o di nuoto o di corsa, insomma. E ancora, come ogni leone, sono determinata.
Se decido di fare una cosa, può cascare il mondo, ma la faccio. Anche qui
però c’è una contraddizione, sono determinata e indecisa.”
Che vuol dire?
“Rinvio le decisioni, non mi butto
subito. Non riesco a decidere. Forse anche
perché so bene, dentro me stessa, che
una volta che ho deciso, non cambio più. Anche per serietà. Mantengo gli
impegni. In questo, sono stata educata alla perfezione, in modo militare.”
Ecco, parlami di educazione:
i valori, per te.
“I valori sono quelli che ho portato
via da casa. La famiglia, il rispetto della
tradizione. Anche di recente mio
padre mi ha dato una bella lezione, mi ha ricordato l’importanza della
tradizione. L’anno scorso a Pasqua, col mio fidanzato di allora, volevo
andarmene in vacanza con gli amici…”
Ebbè? Pasqua con chi vuoi.
“Da noi, in Polonia, non è così. E
mio padre mi ha ricordato il rispetto per la
famiglia. Una famiglia semplice e
piccola: due genitori, due nonni e io. E le feste si passano a casa.”
E com’è finita?
“Sono tornata in Polonia, in
compagnia del mio fidanzato, ma a casa.”
Torniamo alle
autodefinizioni…
“Qualcuno dice di me che mi sono
montata la testa. Invece, mi considero
semplice e sincera, anche estroversa.
Ma una parola chiave, sempre insegnatami da mio padre, è il rispetto. Voglio
rispetto per la mia persona, per la mia vita privata, per le mie scelte, le
mie abitudini. E allo stesso modo ho rispetto per le persone che conosco e
frequento. Sono vera.”
Mai qualche piccola bugia?
“No. Detesto dire bugie: ci vuole una
memoria formidabile per sostenerle, e io
non ce l’ho. Qualche bugia grande si
può dire, ma le bugie piccole sono sconsigliabili.”

Altra curiosità: il rapporto col
tuo corpo.
“Non è che io mi veda bella o
bellissima. Vorrei essere più alta, avere piedi più piccoli, tette più
grandi… Ma mi consolo presto.”
E ti credo.
“Non scherzare, il punto è un altro:
sono cosciente della fortuna che ho avuto, finora, nella vita. Una famiglia
splendida, il successo nel lavoro. Se penso alla guerra, alle tragedie che
ogni giorno colpiscono milioni di innocenti nel mondo! Ma forse la gente mi
vede in modo diverso.”
Ho l’impressione che tu
abbia qualche complesso a proposito di ciò che
dice la gente.
“Mi amareggiano le malignità, i
pettegolezzi. Mi entrano dentro, escono subito, ma qualcosa resta. “
Insicurezza?
“Sì. Sono insicura. Ma non voglio
parlarne, i veri problemi della vita sono altri.
La povertà, i problemi di salute, la
guerra… Mi sembra stupido parlare di piccole futilità. Poi io sono polacca e
come tutti i polacchi ho un forte sentimento della tragedia, ci viviamo
dentro: la nostra è una storia di guerre continue. Siamo pessimisti.”
Tu sei pessimista?
“Di radice, sì. Anche se mi sforzo
di essere ottimista e sempre allegra. Però
il dna è quello, in Polonia si dice:
si stava male e si starà peggio.”
Al mio paese il detto
popolare è ancora più lamentoso: oggi è peggio di
ieri e meglio di domani.
“Mamma mia!”
Lasciamo da parte i lamenti,
parlami della tua vita sentimentale. Sei
fidanzata?
“No.”
Com’è possibile? Bella e
giovane, certamente corteggiatissima.
“ Non so. Forse è una scelta. Sono
concentrata sul lavoro.”
Facciamo un vecchio gioco:
l’identikit del fidanzato ideale, per chi volesse
farsi avanti. Età?
“Tra i 28 e i 40. E poi? A me
piacciono gli uomini mori, scuri. Non mi
piacciono i belli, tradizionali…”
Tipo Raul Bova?
“Il nome lo hai fatto tu. Comunque
non mi piace il bello tradizionale, occhi
azzurri, capelli biondi. Lo vorrei
alto, magro… Ma soprattutto con una forte personalità. In sintesi…”
Dimmi.
“La verità è che cerco mio padre,
Zenon. L’uomo migliore che abbia mai
conosciuto. L’uomo più colto…”
… in Polonia.
“… nel mondo! Lo dicevo sempre, anche
da piccolina: mi sposerò con papà.”
Lo dicono quasi tutte le
bambine. Il problema, forse, è che lo pensi
ancora. Un “edipo” fortissimo, mi
sembra. Da compiangere i fidanzati che arriveranno.
“Sì, dovranno confrontarsi con lui.”
E poi?
“Poi, cosa?”
Come dev’essere l’uomo
capace di conquistarti.
“Un uomoguida anche per le cose
pratiche, per i soldi, capace di stare
attento al mio portafoglio. Perché io
spendo, spendo! E poi deve capire cosa sia il rispetto.”
Rieccola, la parola magica
“Che palle, dirai. Ma sì, che palle.
E sai cosa farò?”
No.
“Mi farò tatuare questa parola sulla
spalla: rispetto! Lo farò per rispetto della
mia famiglia: Ma diranno invece,
vedrai, che l’avrò fatto per mancanza di rispetto verso i miei genitori. E
che non ho rispetto per la parola rispetto.
Mi perdo nel gioco di parole.
Confidami, piuttosto, se hai avuto storie importanti.
“Ho avuto solo una lunga storia, che
è durata quattro e quasi cinque anni.”
E perché è finita?
“Le cose finiscono perché anche la
vita finisce, tutto finisce. Forse un
amore finisce quando finisce la
passione. O forse un amore, per durare, dovrebbe cominciare senza passione.”
E chi era, questo fidanzato?
“Il nome non importa. Un italiano,
più vecchio di me di quattordici anni. E
assomigliava a mio padre.”
Ti pareva. E ora? Non ti
manca l’amore?
“No. Libera, sto bene. E l’amore è
una parola grande. Voi italiani non avete
rispetto, per le parole: per esempio
dite amore a chiunque, amore qui, amore là. Ma si può? In Polonia non è
così: credo di aver detto “amore” solo all’uomo che ho amato per tanti anni.
Comunque, voi italiani siete affascinanti anche per questo: bravissimi a
dire cose bellissime. Non le pensate, ma le dite. Ti amo, da noi, significa
ti amo sempre.”
E come si scrive, in polacco?
“ Kocham cie.”
Un aiutino per i tuoi
corteggiatori. Invece, senza scriverlo in polacco, vorrei sapere: si può
fare sesso senza amore?
“Direi di sì. Ma un po’ di affetto ci
vuole sempre. E perché questa
domanda?”
Per capirti meglio.
“Per capirmi, dovresti sapere che il
mio problema di oggi è tutto un altro.”
E quale?
“Sono stata assente da casa mia
quattro giorni e al ritorno, in terrazza, tutti i
miei fiori erano
morti.”
cesare@lamescolanza.com
Maggio 2003