52 SETTIMANE E ½
UN TURISTA
ITALIANO ARRESTATO IN INDIA PER LE SUE FOTO. LE DONNE CHE USANO COME “
AIUTINO” A LETTO. GLI UOMINI CHE LA AMMIRANO AI LIMITI DEL GALATEO.
EMANUELA FOLLIERO RACCONTA UN ANNO DA STAR DI UN CALENDARIO DI SUCCESSO. E
AI LETTORI REGALA UNO SPOGLIARELLO SPECIALE. MOLTO PRIVATO….

di Cesare Lanza
"Capital"
Il calendario di Emanuela Folliero, un
anno fa, ha ottenuto un successo memorabile, con echi fragorosi. La bella
show girl, con il seno più ammirato e invidiato del Paese, lo rifarebbe?
“Se la domanda è,
rifarei un altro calendario?, ecco la risposta: no, certamente non lo
rifarei. Almeno quest’anno, domani chissà. Se la domanda è, rifarei ciò
che ho fatto, o sono pentita di ciò che ho fatto?, ecco la risposta: no,
non sono pentita, anzi sono felice per il forte successo, imprevisto in
quelle dimensioni.”
Tic, tac. In queste
puntualizzazioni c’è una parte del carattere di Emanuela, una donna
decisa, spigliata, pragmatica. Scopriremo a poco a poco l’altra parte (lo
anticipo ai lettori per indurli a seguirci fino in fondo…), la sua parte
esplosivamente erotica, allusiva, morbidosa, la donna sorniona che fa le
fusa, quella che ti attira e coinvolge con un semplice sguardo.
“E’ vero, sono una donna decisa. Con
giudizio. Ricordo di aver riflettuto un
intero week, sabato e domenica, se mi
convenisse fare ‘sto calendario, oppure no. Lunedi ho deciso di sì, e
chissenefrega. Il rischio era di fare un’irruzione intempestiva in un
mondo che non era il mio, quello delle ragazze calendario. Ma ho seguito
il mio istinto e ho fatto bene.”
-
Quelle immagini
strepitose ti hanno cambiato la vita? Confesso: la foto
che mi hai regalato è sempre sulla mia
scrivania, ogni tanto spunta fuori, tra le carte.
“Grazie. Una bella
sorpresa è stata incontrare simpatie che non mi aspettavo. Anche da parte
delle donne. Nel periodo di Natale andavo in giro per fare promozione,
c’erano soprattutto donne a chiedermi l’autografo: per il calendario da
appendere all’albero, un regalino spiritoso per mariti e fidanzati. Senza
gelosie.”
- Forse anche un
aiutino per le prestazioni amorose.
“Tu scherzi, ma una
simpatica signora napoletana mi disse proprio così: appendiamo le tue
foto vicino al letto, anche se lui in quei momenti gira lo sguardo dalla
tua parte, che m’importa?, tu non ci stai e tutto fa.”
- L’aiutino: sollievo
e conforto, e nuovi slanci, alle coppie in crisi…
“Un altro episodio.
Un mese fa mi telefona Neri Parenti, che sta girando a Delhi il suo film
per Natale, e mi racconta di aver letto su un giornale indiano questa
incredibile notizia: un italiano ha avuto guai con la polizia, sembra
addirittura fermato, perché portava con sè lo scandaloso calendario della
Folliero…”
- Ma va’!
“E’ vero. Ho visto
il giornale. E vorrei conoscerlo, questo italiano. Gli chiederei cosa ci
faceva, con il mio calendario, in India.”
- E le polemiche?
“Critiche, scontate,
per la mia decisione di spogliarmi. Al Maurizio Costanzo show, lo
psicologo Morelli mi attaccò dicendo che tutte le calendariate, e dunque
anch’io, eravamo un cattivo esempio…”
- E tu? Hai
incassato?
“Figurati. Gli ho
risposto che lui, medico del cervello, doveva evitare banali
generalizzazioni… Temevo lo show di Costanzo, in verità. Invece Maurizio
fu molto carino con me: mi disse che i calendari non gli piacciono, ma
riconosceva che il mio era elegante, sensuale, non volgare.”
- E gli ammiratori
senza se e senza ma?
“Gerry Scotti. Un
collezionista di calendari, mi ha detto che ha appiccicato il mio alla
parete, in camera. E poi tanti ammiratori insospettabili, politici,
famosi professionisti, imprenditori. Di tanti ho saputo attraverso comuni
amici. Ma non faccio nomi!”
- Non hai paura che
questo tipo di successo possa, lasciare un marchio…?
“No.”
- E il rapporto con
gli uomini? Leggi qualcosa di nuovo, nei loro sguardi?
“Ma no. Prima mi
vedevano vestita in tivu e forse mi volevano spogliata. Li ho
accontentati.”
-
Battute, molestie?
“Beh, durante le serate sì, credo che
capiti a tutte le belle donne. Senti alcune
frasi non previste nei galatei. Con
differenze forti tra nord e sud. Che so, i veneti sono freddi: vorrebbero
dire, ma non dicono. Più al sud, i romani fanno battute anche
irresistibili, i napoletani ti mettono le mani addosso… Anche le donne.
Hanno desiderio di toccare, sono carnali. Una sera, una donna calabrese si
avvicina mentre sto per salire sul palco, mi dice bella, bella!, e intanto
mi allunga una carezza sulla guancia e mi porta via mezzo rossetto,
lasciandomi le sbavature. E ho anche scoperto di essere il simbolo delle
pettorute, delle bellezze mediterranee… Mi gridano, sporgendo il seno in
fuori: brava, hai fatto bene, facciamoglielo vedere che non siamo rifatte!
Non c’è solo entusiasmo, eh. Altre donne mi guardano gelidamente, con la
puzza sotto il naso, ma io mi consolo pensando: a voi non lo chiederebbe
mai nessuno, di fare un calendario.”
- Senti, Emanuela, mi
viene in mente un gioco per i lettori e per i tuoi ammiratori.
“E dai!”
- Ti sei spogliata
per i fotografi e il calendario è nella memoria di tanti. Ora, prova ad
immaginare di dover spogliarti per il tuo uomo, per un tuo partner ideale.
Ti va?
“Sì. Ma con una
premessa: io sono molto timida, quindi potrei spogliarmi soltanto dopo una
bella cena, una certa preparazione, dopo aver bevuto un po’.
Indispensabile che i retaggi culturali e la camicia di forza
dell’educazione, i freni inibitori si allentino.”
- Diamo per fatta la
cena ed eccoci in intimità. E siamo al dunque. Come ti spogli, per noi?
“Ci sono due
possibilità. La prima è lo spogliarello classico. Ma devi avere forte
confidenza con il tuo partner. Professionalmente non l’ho mai fatto, uno
spogliarello. Mi piacerebbe! In privato due o tre volte, non di più. Devi
immaginarti delle cose, perché ci sia sensualità. Quando facevo le
fotografie, il fotografo mi incitava, fai questo e fai quello, mettiti
così, no così, piegati, curvati, in ginocchio, no, in piedi, di spalle…”
-
Era eccitante??
“Impossibile. Lo sforzo fisico è
enorme. Doloroso. E non sono masochista. Si
bada solo, troppo, al risultato
tecnico.”
- Torniamo allo
spogliarello, classico.
“Il problema,
irrisolvibile, è di lasciarti andare alle fantasie. Ma allo stesso tempo
devi seguire una serie di gesti
rituali. Importante è la musica, adatta alla situazione: lenta,
avvolgente. Ma eccoci qui: sono vestita con un abito da sera… Cede una
spallina, l’altra… Slaccio la cerniera. E l’abito scende, dall’alto verso
il basso. Eccomi in reggiseno e in reggicalze. Un reggicalze vero,
quello con le calze, niente elastico. Per me è importante giocare con le
calze, a lungo. Le tolgo, non le tolgo… I gesti e i movimenti sono
importanti: allusivi, sfacciati: Un buon modello sono le cubiste! Ma c’è
un problema: le poche volte che ci provo, con lo spogliarello classico,
finisce a risate. Niente di male, il buon umore fa bene all’amore.”
- Ora, però, smettiamo
di ridere e regalaci uno spogliarello personalizzato, by Emanuela.
Lasciaci entrare nella tua camera da letto. E spogliati per noi.
“Questo è più
semplice. C’è un coinvolgimento diretto, posso fare quello che mi passa
per la mente, con naturalezza. Senza procedure preordinate. La mia casa è
su due piani. Immagino di salire le scale e mi volto… Intanto mi sono
tolta le mutande. Ma di nascosto: è più eccitante! Quindi mi volto verso
di lui, seduto in divano, e gliele tiro addosso, le mutande: così
finalmente capisce, sotto il vestito niente. Faccio volare una scarpa,
l’altra… Torno a salire le scale. E mi muovo in modo che il vestito
scivoli sugli scalini. Forse è rimasto il reggiseno, forse. Ti ho
accontentato?”
- Sì.
“E allora ti dico
che, quando ci si spoglia, anche se con frenesia, con eccitazione, il
percorso più bello è già stato consumato. Il momento più eccitante è
prima, quando un uomo e una donna cominciano a piacersi. Basta uno
sguardo, mai esplicito. Un movimento della lingua, mai volgare. Uno
sfiorarsi delle mani, come se fosse un caso, e invece segretamente si
stabilisce una complicità. Toccarsi la bocca con le dita. Anche solo
ravviarsi i capelli. E, così, parte una scossa elettrica. E’ partita? Hai
avvertito la corrente?”
-
Sì.
“Allora, anche a parole, funziona.”
cesare@lamescolanza.com
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