|
È sempre più il calcio dei
soliti noti.
L'unica sorpresa è il Genoa

di Giuseppe Ceretti
Campionato riaperto, campionato chiuso; anzi, riaperto.
Per fortuna il calcio si incarica di mettere a soqquadro
le nostre certezze. Noi che seduti sulle nostre poltrone
mettiamo la squadra in campo meglio di Ancelotti e in
quanto ad arbitri siamo i migliori sulla piazza.
Il turno infrasettimanale si è concluso nel modo meno
prevedibile, dopo che le infallibili tabelle dei
quotidiani sportivi ci avevano spiegato che l'Inter era
in calo di forma e con i nervi tesi. È successo invece
che i nerazzurri hanno giocato un'ora in dieci contro il
Catania vincendo nettamente, mentre la Juve cadeva sul
campo della rediviva Udinese e il Milan si faceva
raggiungere all'ultimo istante dal Genoa. Si è così
gridato alla sorpresa e allo scudetto già cucito sulle
maglie nerazzurre. Salvo, va da sé, inneggiare alla
Grande Rimonta, a un eventuale intoppo futuro della
prima della classe.
Sorpresa? Meglio intendersi. Siamo al gioco delle tre
carte: Inter, Milan, Juve e Roma di rincalzo a
contendersi il titolo. E così sia per i secoli futuri.
L'illusione di una quinta forza sta svanendo di fronte
alla potenza sempre più debordante degli organici, allo
strapotere economico, alle infinite possibilità che i
grandi club hanno di fare fronte ai mille imprevisti e
agli infortuni. Al dunque il campionato è un girone a
quattro (la Roma in ritardo sta per rientrare nel
gruppo). Tutto dipenderà dallo stato di forma delle big
negli scontri diretti e c'è ragione di credere che così
sarà anche per i campionati a venire. Per la gioia dei
tifosi delle solite note, che rappresentano una metà
abbondante della passione calcistica italiana.
Anzi, lo stato di forma pare suggerire al momento una
partita a due: Inter e Milan, con un'eccellente Juve
mezzo gradino sotto, ma che non ha più le disponibilità
economiche del passato e con la bella Roma di Spalletti
che invano ha cercato l'impresa in questi anni e ora,
per restare nel girone degli eletti, dovrà trovare
qualcuno disposto ad affiancare la signora Sensi nel
rifinanziamento della società giallorossa.
Quando si parla di sorpresa occorre quindi limitarsi a
occasionali sconfitte o pareggi delle grandi e a
eventuali inserimenti di outsider - è il caso del Genoa
quest'anno - nella lotta per un posto Uefa. I tempi
degli scudetti di Verona, Cagliari, Napoli e Lazio
appartengono alla preistoria calcistica, quando i
rapporti di forza economici erano 1 a 10-15 e non 1 a
150 come oggi. Chi può permettersi una combinazione Kaka,
Ronaldinho, Seedorf, Beckam e Pato? Oppure: Ibrahimovic,
Stankovic, Cambiasso, Zanetti, Maicon? Con quanto
prendono Kakà in un anno, anche in versione figliol
prodigo, o Ibrahimovic da mister petrolio, si pagano gli
ingaggi di un paio di intere squadre di B o di una
medio-bassa di A.
Così qualche risultato imprevisto può realizzarsi, ma
tutto ciò rientra in una normale eccezione alla regola.
Al contrario, quasi sempre accade che le compagini pure
in buona vena arrivino al dunque con le grandi e parta
la stecca: è capitato al Napoli e alla Fiorentina e pare
lezioso chiedersi quando mai matureranno. I limiti
stanno nel livello tecnico dei giocatori che ciascuna
squadra può permettersi e che alla fine fanno la logica
differenza.
Intendiamoci, la regola dei più ricchi che vincono
sempre non vale solo per l'Italia. La Spagna è di fatto
una partita a due (Real e Barcellona); in Inghilterra è
un torneo a tre (Manchester, Liverpool, Chelsea); in
Francia la decennale tirannia del Lione è solo
disturbata quest'anno da Bordeaux e Marsiglia, mentre in
Germania è da tempo dominio Bayern, con il momentaneo
fuori programma della matricola Hoffenheim. Non c'è
sentore che la situazione possa mutare. Per l'Italia ci
vorrebbero regole finanziarie più rigide, tetti
salariali vincolanti per tutti per tentare di mutare
solo un poco il corso degli eventi. In attesa,
s'intende, che qualche sultano sbuchi dal nulla e si
dica pronto a comprare la nostra squadra del cuore e a
portarla in Champions.
Complimenti al vecchio Genoa
L'unica, autentica sorpresa di questa stagione è di
sicuro il Genoa. Il più antico dei nostri club ha
costruito una squadra che si trova a memoria, sfruttando
ogni zona del campo, con un gioco veloce che ha il suo
perno in un fuoriclasse ,Milito, spinto al suo
straordinario rendimento da tanti ottimi giocatori che
hanno dimostrato di saper supplire anche alle assenze
forzate del Principe argentino. Certo anche allo
splendido Genoa per pareggiare a San Siro occorre che
due fantastiche punizioni di Pirlo colpiscano la
traversa, che Kakà imbrocchi la partita di luna storta,
che Seedorf (fatto meno insolito) si limiti a
passeggiare in campo. E tuttavia gli ultimi trenta
minuti giocati mercoledì dai rossoblù al Meazza sono un
omaggio al calcio inteso come gioco collettivo. Non è un
caso allora che il glorioso grifone sia l'unica squadra
a essere uscita indenne dal doppio scontro a Milano con
Inter e Milan.Tanto di cappello, mister Gasperini.
IL SOLE 24 ORE, 31-01-09
|
|