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Genoa, perfetto incontro di orgoglio e poesia
Essere genoani è un fatto di pelle e di nobiltà; significa rapportarsi con la storia e saperne respirare la cultura, significa sapersi confrontare con le gioie e soprattutto con le delusioni

di Andrea Colacione

Dici Genoa Cricket and football Club e respiri storia, cultura e nobiltà perchè questo rappresenta il grifone, il club più antico (data di fondazione 7 settembre 1893) e più nobile d’Italia.

Chi scrive non è tifoso dei rossoblu, ma è innamorato pazzo di questi colori, del suo simbolo e della storia genoana per ciò che rappresenta con tutta la sua più che giustificata fierezza. Essere del Genoa va oltre il semplice aspetto calcistico; è una scelta che ha più che altro un significato culturale.

Personalmente sono molto legato a questa società per diversi aspetti. In primis ci ha giocato mio nonno, studente di agraria proprio nel capoluogo ligure in un’epoca in cui non esisteva ancora la televisione. Giocava come centravanti in seconda divisione, l’odierna serie B ed a causa dei limitati supporti tecnologici mi ha potuto mostrare da bambino soltanto qualche fotografia impolverata dall’avanzare degli anni.

A lui ero molto legato perché è stato un nonno speciale, un po’ come tutti i nonni, ma forse lui lo è stato ancor di più. Oggi mentre spero che lui riposi in pace e in armonia gli sono ancora più riconoscente perché mi ha trasmesso l’amore per il gioco del calcio, perché mi ha insegnato i veri valori dello sport e perché mi ha lasciato in dono il talento per la scrittura, visto che lui era una bellissima penna, elegante nella forma e raffinata nella sostanza.

Lui scriveva per hobby e per lasciare un ricordo ai suoi nipoti; io scrivo per me stesso, per provare orgasmo e perché è un’ottima terapia, oltre che per motivi professionali. E scrivere del Genoa è un grande onore per diverse ragioni, ma forse la principale sta nel fatto che era la squadra del cuore di Fabrizio de André, che occupa un posto molto importante nel mio cuore. Lo considero il padre assoluto della cultura del Novecento di questo Paese, nonché una delle mie principali fonti d’ispirazione.

Ogni volta che ascolto i suoi straordinari capolavori respiro finalmente un po’ di poesia in un’epoca dove di poesia ce n’è sempre meno, e le sue composizioni mi sollevano l’animo. Faber per me è stato, è, e sarà sempre ossigeno, terapia, emozione, riflessione e profondità; e l’amore e la stima che nutro nei suoi confronti è una delle poche cose che non potrà mai essere scalfita dal tempo o superata dall’avanzare dei costumi e delle tecnologie. Per me è e sarà sempre attuale e moderno perché è uno dei pochi uomini che ha saputo insegnarci come si deve stare al mondo senza volerci insegnare mai nulla. Ci ha insegnato il valore del rispetto per le cose e per le persone, per la cultura e per gli uomini più deboli. Ci ha trasmesso il valore del vizio e della debolezza, mostrandosi sempre con le proprie debolezze, senza alcun pudore e senza alcuna vergogna ma con la sua speciale profondità d’animo ed il suo genio smisurato.

Insomma per chi lo ha vissuto, capito, amato ed ascoltato è stato con tutti i suoi insegnamenti di vita un perfetto amico fragile. Mi sono dilungato su di lui non solo per un fattore emozionale, che non posso certamente negare, ma anche perché De Andrè occupa la fetta più grande della città di Genova e del glorioso Genoa Cricket and football club, anche se non è mai sceso in campo e non ha mai guidato il club.

Lui è stato un semplice innamorato del grifone, ma basta ciò per inorgoglire l’intero popolo genoano perché Faber è Faber ed ha lasciato un segno indelebile in tutto ciò con cui è venuto a contatto, regalando fierezza, orgoglio ed un senso di appartenenza unico, che calcisticamente al Genoa spetta di diritto; forse soltanto il Torino in Italia può reggere il confronto da un punto di vista storico e poetico.

Non è una questione di trionfi; essere del Genoa significa tutt’altra cosa, anche se un club così glorioso avrebbe meritato e meriterebbe di vincere molto di più sia in ambito nazionale che internazionale.

Essere genoani è un fatto di pelle e di nobiltà; significa rapportarsi con la storia e saperne respirare la cultura; significa sapersi confrontare con le gioie e soprattutto con le delusioni e la sofferenza. Il Genoa è caduto tante volte; ha conosciuto retrocessioni, penalizzazioni e scandali ma ha sempre saputo rialzarsi come ha fatto ultimamente quando dopo una promozione in serie A, cancellata a tavolino, si è ritrovato catapultato in serie C; e da lì è ripartito con il presidente Preziosi che ha riparato ad un suo stesso errore, riuscendo a riportare la squadra dapprima in B e poi in A e poi ancora in Europa, grazie allo splendido lavoro compiuto anche dall’allenatore Giampiero Gasperini e a giocatori fantastici come il bomber Diego Milito - che è poi stato protagonista assoluto di tutti i trionfi conquistati dall’Inter di Mourinho - e Omar Milanetto e soprattutto la bandiera Marco Rossi, il cuore pulsante della squadra, trascinatore sin dai tempi della serie C ed ancora al suo posto, pronto ad inculcare ai nuovi arrivati il significato dell’essere genoani dando tutto e di più ogni qualvolta che si è chiamati in causa.

Ecco perché Marco Rossi è così amato ed acclamato dalla sua tifoseria. Il Genoa ha vinto nove scudetti agli albori del football; il primo nel 1898 al Velodromo Umberto I di Torino e l’ultimo nella lontanissima stagione 1923-24. Poi dopo la Coppa Italia conquistata nel 1936-37 non ha mai vinto nulla di rilevante, salvo qualche torneo internazionale di secondo piano, ma ciò nonostante ci sono state squadre e personaggi che hanno lasciato un ricordo indelebile. Come ad esempio la squadra guidata dal saggio Osvaldo Bagnoli che nella stagione 1991-92 è arrivata fino alle semifinali di Coppa Uefa, sbancando persino Anfield Road, tana dei pluridecorati reds del Liverpool.

Quello era il Genoa di Skuhravy (ben 65 reti con questa maglia) ed Aguilera, una straordinaria coppia d’attacco molto ben assortita, del brasiliano Claudio Branco ma soprattutto di Gennaro Ruotolo, recordman di presenze con 444 gettoni e di Gianluca Signorini che ha indossato la maglia del grifone dal 1988 al 1995; è stato uno dei più amati di sempre dalla gradinata nord, il cuore pulsante del tifo che ancora piange lo storico capitano che la SLA, terribile malattia, ci ha sottratto prematuramente.

Tra gli allenatori ricordiamo nomi nobili come l’argentino Guillermo Stabile, protagonista da giocatore delle prime edizioni della Coppa del Mondo per nazioni, Giorgio Ghezzi e come in tempi più recenti Gigi Simoni, Puricelli, Franco Scoglio, Osvaldo Bagnoli, Delio Rossi e Giampiero Gasperini, forse artefice numero uno della grande risalita ai massimi livelli, mentre tra i giocatori del passato che hanno vestito questa maglia ci piace ricordare tra gli altri Roberto Pruzzo, il campione del Mondo di Spagna ’82, Bruno Conti, Mario Bortolazzi, Giuseppe Oscar “Flipper” Damiani, Eranio, Silvano Martina, Marco Borriello, Ramon Turone, Gigi Meroni, Verdeal, Abbadie, Gorin e Vincenzo Torrente.

Il Genoa per questo nuovo campionato è cambiato molto; Preziosi oltre che Presidente capace è anche un bravissimo commerciante e potendo contare sulla capacità di suo figlio, abile scopritore di talenti, ha potuto sostituire alcuni pezzi pregiati, venduti peraltro molto bene con giovani di sicuro avvenire. Starà al nuovo coach Malesani valorizzare i vari Valter Birsa, Kevin Constant, Felipe Seymour, Zé Eduardo e soprattutto Cristobal Jorquera e Lucas David Pratto, due grandissimi talenti che ho potuto apprezzare diverse volte con le maglie di Colo Colo ed Universidad Catolica. Considerando anche gli innesti degli espertissimi Sebastian Frey in porta e Cesare Bovo in difesa e le conferme dei vari Emiliano Moretti, Dario Dainelli, Kakhaber Kaladze, Giandomenico Mesto, Miguel Veloso, Rodrigo Palacio (stella della squadra che Roma ed Inter si sono contesi durante tutto il calcio mercato), Marco Rossi (sempre più bandiera e settimo di tutti i tempi per numero di presenze) oltre al grande talento Juraj Kucka direi che ci sono tutti gli ingredienti per fare un campionato a ridosso delle grandi.

Le squadre di Malesani di solito partono a tutto sprint ed allora non rimane che farti un grande in bocca al lupo, vecchio, glorioso grifone, sperando che tutti i giocatori onorino fino in fondo la tua gloriosa casacca e comprendano il significato di essere genoani o perlomeno di rappresentarli degnamente.


28-09-11