Il Genoa ha perso una gara, non le sue ambizioni

di Marco Liguori
State
buoni, se potete: il Genoa ha perso una partita, non le sue ambizioni
di alta classifica. Forse questa sconfitta è salutare per il prosieguo
del torneo: il Chievo si è dimostrato avversario più coriaceo
e consistente dello Slavia Praga. Prima di parlare della gara di ieri,
però, voglio fare una premessa fondamentale: svolgerò delle
semplici riflessioni e non delle severe critiche, sia ben chiaro. Finora
Gasperini è stato lodato e applaudito per le sue scelte, a cominciare
dal turn over: non sarà di certo un incidente di percorso a cancellare
tutto quanto di buono che ha realizzato finora.
La prima domanda: dov’è maggiormente mancato oggi il Genoa
al Bentegodi? La risposta è semplice: nel suo reparto principale,
il centrocampo. Non ha fatto filtro alle folate in contropiede avversarie
(da cui sono nati i tre gol) e ha costruito ben poco per l’attacco.
Ancora non si riesce a capire il perché di Tomovic e Fatic esterni.
Entrambi non sono sembrati ancora maturi per sostenere un compito fondamentale
del gioco gasperiniano: dominare le fasce, saltare l’uomo e crossare.
In più Tomovic ha alcune responsabilità per il primo gol,
a causa di un suo errore. Aggiungiamo inoltre che la coppia Milanetto-Kharja è sembrata
molto leggera a sostenere l’impatto con la linea mediana del Chievo.
Il giocatore marocchino, come ha spiegato lo stesso tecnico rossoblù a
fine gara, era reduce da un infortunio: non è ancora al 100% come
ha anche dimostrato contro lo Sparta. Però contro i cechi aveva
Zapater che lo copriva con grande sicurezza: chissà se lo spagnolo
era davvero così stanco da essere lasciato a casa. Probabilmente
giocherà contro la Juve: c’è da scommetterci, visto
che finora ha dimostrato di aver perfettamente assimilato gli schemi di
Gasperini. Ad ogni modo, c’è da pensare dunque che la coppia
mediana odierna sarà messa in soffitta, almeno per un bel po’.
Le incertezze a centrocampo si sono ripercosse sul trio difensivo, che
ha sofferto molto le puntate offensive degli “asini volanti”.
Alla debolezza del centrocampo, si è aggiunta la giornata poco
felice del trio d’attacco. Mesto, schierato a destra, già nel
primo tempo aveva esaurito il carburante: cosa perfettamente normale,
dopo aver giocato finora a livelli stratosferici. Perché dunque
schierarlo come titolare? Non doveva scattare il turn over per lui? Anche
Palacio si è rivelato opaco. Floccari ancora non è in piena
forma: non riesce ancora a far salire la squadra come dovrebbe. Ha dimostrato
di essere un buon rigorista anche a Verona. Il suo secondo rigore avrebbe
dovuto essere calciato di nuovo, per l’ingresso di giocatori del
Chievo in area di rigore prima della sua battuta a rete: invece l’arbitro
Rocchi ha lasciato correre. Per carità, mancavano cinque minuti
al termine e forse il 3-2 avrebbe cambiato poco: ma almeno avrebbe lasciato
una speranza per tentare il pareggio. Anche per altri episodi la direzione
di gara ha lasciato ancora una volta a desiderare. Non ci stancheremo
mai di ripetere che occorre la tecnologia in campo, come accade in tutti
gli sport professionistici.
All’interno della giornata nera di Verona, per fortuna ci sono alcune
note positive. L’ingresso nel secondo tempo di due elementi della “Vecchia
guardia”, Rossi e Sculli, ha dato almeno nuove energie alla compagine
rossoblù e l’ha scossa dal torpore della prima frazione.
Segnale inequivocabile che Gasperini non può fare a meno del nucleo
storico: la loro amalgama con i nuovi è il punto di forza del Genoa,
da cui non si può prescindere. L’altro elemento incoraggiante è il
recupero di Palladino: il giovanotto napoletano si è impegnato
tanto, scrollandosi di dosso i quattro mesi di stop forzato per la virosi.
Anche lui ha dato un contributo al tentativo di riscossa del Grifo.
Adesso arriva la Juventus: giovedì sarà una sfida decisiva
per confermare le ambizioni della squadra rossoblù. Ad aprile finì con
un insperato 3-2: vuoi vedere che Gasperini ci sta preparando un’altra
piacevole sorpresa?
pianeta genoa 1893, 22-09-09