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INTERVISTA
Gasperini: "E' un salto nel buio,
ora conta l'uomo più del tecnico"
Il genoano: «La gavetta vale meno.
Io alla Ferguson? Una storia finita»

di FABIO VERGNANO
Gasperini, Ferrara e Leonardo allenatori di Juve
e Milan. Il primo porta in dote due presenze in
panchina, il secondo zero. Eppure lotteranno per
scudetto e Champions. Cosa sta succedendo?
«E’ un cambiamento di rotta, un svolta che non possiamo
ancora sapere che effetti avrà. Non hanno esperienza, ma
società come Juve e Milan non fanno nulla per caso».
Il nuovo fino a ieri era lei. Adesso l’hanno già
scavalcata. Cos’è: una nuova moda, un rischio calcolato?
«Nasce la figura del tecnico uomo di società prima che
di campo. Prevale l’aspetto umano, su quello tecnico.
Cioè, conosco lo spessore della persona e mi fido. Se
sia una scelta azzeccata lo vedremo. Per me non è un
fatto molto positivo, la figura dell’allenatore che ha
fatto la gavetta, che ha lavorato duro per emergere sta
perdendo valore».
Guardiola ha fatto disastri?
«Non dico questo, anche perché il Barcellona ha creduto
in lui e ha avuto ragione. Certo è un salto nel buio:
può andare benissimo, come no. Oggi un tecnico deve
saper fare di tutto: tattica e psicologia».
Ora può dirlo: quanto è stato vicino alla Juve?
«Molto, ma sono arrivati troppo tardi. Ho incontrato i
dirigenti bianconeri fuori tempo massimo, quando ormai
Preziosi mi aveva blindato e non mi ha lasciato libero.
E’ stato un colloquio molto positivo, mi hanno fatto
un’ottima impressione».
Occasione persa?
«Secondo lei? Ma al Genoa non sono ai lavori forzati,
conto di prendermi altre soddisfazioni, soprattutto con
il ritorno in Europa».
Milito e Thiago Motta hanno rinforzato l’Inter e
riempito le tasche di Preziosi di euro. Ma a lei cosa è
rimasto?
«Una squadra di nuovo cambiata, da ricostruire. Non è
una novità, sono abituato a essere condizionato dal
mercato. Del resto certe opportunità è giusto che un
club come il Genoa le colga al volo».
Tanto dicono che Gasperini è bravo.
«Ho cambiato la testa di Motta e Milito, ma ora il mio
ruolo sta cambiando. Gasperson (Gasperini alla Ferguson,
ndr) non esiste più, l’allenatore-manager è in vacanza
prolungata, adesso c’è soltanto un tecnico che si occupa
della squadra cercando di avere il meglio dai giocatori
che gli hanno affidato».
Si sente messo da parte?
«No, prendo atto e faccio il mestiere per cui mi pagano.
Non posso dire di essere d’accordo su tutte le scelte
fatte, ma accetto le decisioni prese e mi defilo sempre
di più nel mio ambito».
Ha rilanciato Borriello, ha valorizzato Milito. Prossimi
obiettivi?
«Dimenticare che adesso il Genoa è guardato come una
squadra che fa paura. L’ultima stagione ci ha assegnato
un ruolo diverso, ormai siamo allo scoperto. La nuova
squadra non l’ho decisa io, ma il mercato. Ho perso
Ferrari, Motta e Milito, la spina dorsale della squadra.
Ma erano grossi affari, non si poteva rinunciare a 50
milioni. In un momento in cui soldi non ne girano».
Floccari e Crespo, ora Palacio. Non è
messo malissimo.
«Per carità, in attacco siamo anche troppi».
Cosa non avrebbe fatto se fosse dipeso da lei?
«Cedere Acquafresca e Ranocchia in prestito. Ma capisco
che Preziosi voglia lavorare per il futuro».
LA STAMPA, 20-07-09
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