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Quattro gol e il Genoa si scopre da parte destra della classifica

Marassi terra di conquista, dilaga anche l'Udinese. Ballardini: "Tutte queste voci di mercato finiscono per incidere ed è difficile lavorare"





DI GESSI ADAMOLI

Forse non ha torto Ballardini quando sostiene che "il Genoa per 75 minuti ha giocato la sua miglior partita", il problema è però che la differenza di qualità rispetto all'Udinese avrebbe suggerito una tattica meno spregiudicata perché lasciare tutti quegli spazi ad una squadra micidiale nelle ripartenze si è rivelato un vero e proprio suicidio. Il Genoa, questo Genoa ormai da "parte destra" della classifica, non è stato conscio dei propri limiti e ha voluto giocare una partita d'attacco, mentre le altre otto partite del post Gasperini avevano dimostrato che la cosa che gli veniva meglio era difendersi (tanto che, prima del poker di gol rifilatogli dall'Udinese, quella rossoblù era la miglior difesa del campionato).

Ma contro Di Natale, Sanchez e compagni, che 4 gol li avevano segnati anche la domenica prima a San Siro al Milan, Ballardini ha messo da parte quel sano e pratico realismo che, oltre che con la Lazio, l'aveva portato a fare utili zero a zero a Brescia e a Cesena, vale a dire su campi di quelle che, a questo punto, il Genoa deve considerare avversarie dirette per la salvezza.

Certamente il Genoa non è stato fortunato ed ha anche pagato a carissimo prezzo gli errori dei singoli. Non solo quello clamoroso di Eduardo, ma anche quelli di Chico in occasione del primo gol (ma Rafinha che doveva presidiare la fascia destra dov'era?) e di una svogliato Palacio e di Mesto che hanno perso palla e ha innescato le ripartenze del terzo (per altro Isla, l'autore dell'assist, era in fuorigioco) e del quarto gol friulano.

All'ultimo persino il monumentale Kaladze si è fatto soffiare la palla, ma Asamoah ha centrato il palo a portiere battuto. Tutto vero, ma è anche lampante come questa squadra abbia bisogno di capire in fretta chi c'è e chi invece non ci sarà più. Perché con questo frenetico via vai è difficile costruire un gruppo e al proposito persino "l'aziendalista" Ballardini ha avanzato le sue perplessità: "Ai miei giocatori dico sempre di non accampare alibi, però è evidente che tutte queste voci finisco per incidere ed è difficile lavorare durante la settimana e affrontare la partita della domenica. Così prima si conosce il destino di Sculli e Criscito e meglio è per tutti".

Preziosi, ieri assente a causa di un attacco influenzale, ha programmato di ripulire la società da ingaggi onerosi, considerando che un piazzamento in Europa era ormai fuori portata. Che differenza c'è tra un settimo e un quindicesimo posto? - è stato il ragionamento - tanto vale allora sfruttare questa stagione di transizione per abbassare il monte ingaggi che con 40 milioni di euro è il quinto della serie A. Un piano che a tavolino non fa un piega, il problema è che poi bisogna riusciare a convivere con risultati negativi come quello di ieri. E così era inevitabile che al Ferraris riecheggiasse l'ormai antico: "Meritiamo di più".


LA REPUBBLICA, 17-01-11