|
Preziosi e i centravanti del Genoa. Da Di Vaio a Toni, 11
vittime in 4 campionati

di Franco Manzitti
E pensare che Luca Toni da
Pavullo, provincia di Modena, campione del mondo, bomber di venti
squadre, dalla Lodigiani della Promozione al Bayern di Monaco, alla
Fiorentina, alla Roma e ora alla Juventus, 35 anni, 1,95 di altezza,
quella firma ad ogni gol cacciato nella porta altrui con il gesto delle
mani a coppa ruotante intorno all’orecchio (“Voglio sentire i vostri
applausi….”) in fondo lo aveva scoperto lui, il joker, come
Blitzquotidiano oggi vi può svelare.
Lui, Enrico Preziosi da
Avellino, presidente operativo della Giochi Preziosi, 63 anni ruggenti,
presidente del Genoa, Luca Toni lo aveva visto giocare su un campetto
lombardo, lungo e magro come era allora, ma già affamato di gol, di corse
pazze verso il centro campo dopo averla messa dentro quella palla dei
mille tormenti, di testa prevalentemente, ma anche dopo lunghe cavalcate
con quelle gambe arcilunghe e i piedi prensili. “Quello è buono”, aveva
detto il Joker ai suoi tecnici e osservatori degli esordi della sua
cavalcata nel mondo del foot ball, presidente in erba del Saronno Calcio,
alba di una carriera a colpi di fuochi artificiali. E loro lo avevano
snobbato. Ma guarda un po’ questo presidente appena arrivato che se la
pretende di capire se uno è buono o no, avevano mormorato gli esperti. E
Toni Luca, futura superstar del calcio se lo era pappato qualche altra
piccola squadra, primo trampolino di lancio per una carriera lunghissima
e stratosferica.
Che ora, per uno strano destino, il presidente
Preziosi fa di nuovo girare di colpo, cedendolo nel mercato di gennaio
dal suo Genoa niente meno che alla Juventus, dopo averlo messo in crisi
con le sue critiche di fuoco. Pirotecnico Preziosi, che l’ex pupillo,
finalmente ingaggiato dopo quasi tutta la carriera già consumata, il
Toni, se lo era comprato dalla Roma nell’estate scorsa, puntandoci da
vero Joker tutte le sue carte di mitico talent scout oggi un po’
sfiorito, da Milito a Tiago Motta fino al lungagnone in fin di carriera.
“Almeno 15 gol ci farà”, spaparanzava il Preziosi nella
funamobolica campagna acquisti del Genoa nella scorsa estate, immaginando
una diabolica combinazione tra i suoi nuovi acquisti, il magico
portoghese Ramon Veloso, il rapace terzino argentino Chico, il piccoletto
e puntuto brasilero Rafinha, un nome una garanzia, e l’ormai collaudato
Rodrigo Palacio, argentino talentuoso dal codino cinese.
Un flop.
Solo tre gol ha segnato il monumento di Modena in tutto il girone
d’andata, solo tre volte il suo orecchio si è amplificato nella corsa
verso il centro campo. E il suo presidente-talent scout, alla fine del
girone lo ha bollato: “ Si merita in pagella un tre, come i gol che ha
segnato, ha comunicato urbi et orbi il presidente in vena di stangate, un
solo mese dopo avere licenziato in tromba il suo allenatore dei miracoli,
Giampiero Gasperini, co-artefice del Genoa-boom degli anni scorsi.
Che poteva fare il centroavanti modeenese nato a Pavullo, carico di
medaglie, con una carriera grondante gol ovunque, meno che in riva al
Bisagno, il fiume secco che scorre a pochi metri dallo stadio Luigi
Ferraris, mancato tempio per Toni, che lì non è riuscito a farsi
consacrare? Si è offeso a morte. Rapporto rotto, Mercato riaperto e Toni
in pista per l’ennesimo trasloco della sua preziosa carriera.
Il
giorno della Befana, match in casa del Genoa contro la Lazio dei miracoli
di questo inverno, Toni ci ha provato ancora sotto gli occhi furibondi
del presidente Joker, che in uno stadio di Marassi ghiacciato dalla
tramontana scura che soffiava dalle alture genovesi, lo puntava o meglio
lo fucilava, stretto nel suo capottino di cashmere blu e nel suo umore
nero come il cielo zeneise.
Un colpo di testa alto sulla traversa,
una palla tirata addosso al portiere da due metri, un’altra testata senza
misura e una partita più da paracarro che da bomber dal palmares d’oro.
E così Toni è decollato e il Genoa è rimasto senza la sua ennesima
punta.
E così soprattutto Preziosi, il cavaliere solitario del
calcio del terzo Millennio, quello sopravissuto a tutte le tempeste, ha
affondato il suo undicesimo centroavanti in quattro campionati.
Una vera strage e non di personaggi qualsiasi del calcio, ma di veri
bomber, che se metti insieme tutti i gol che hanno segnato nel mondo
riempi veramente una decina di porte.
Una specie di rapporto
edipico in cui Preziosi se la gioca da figlio che assassina i
centroavanti-padri che lui non è mai riuscito a diventare, da quando
giocava a pallone nei vicoli di Avellino. Prima di Toni e con Toni tutti
venduti, ceduti, licenziati, regalati, insomma deviati via da una Genova,
che assiste sbigottita senza dire una parola, terrorizzata com’è da
questo presidente-padrone che fa e disfa cento volte, altro cha la famosa
tela, ma che nessuno osa toccare perchè ha fatto due miracoli: ha fatto
risorgere due volte il vecchio Genoa Criket and Foot ball Club dalla
serie C. Una prima volta dove l’aveva salvata, acquistandolo da un mister
x del calcio il mestrino imprenditore di profumi Luigi Dalla Costa e una
seconda dove l’aveva precipitato la giustizia sportiva, con l’accusa di
avere comprato la famosa partita Genoa-Venezia del giugno 2005.
In
tre anni dalla C alla A e in quattro a sfiorare la Champion League con i
gol di Diego Milito, inventato da Preziosi, mentre stava retrocedendo
nella serie B spagnola senza che nessun presidente, procuratore, agente,
talent scout se ne fosse accorto che quello era il vero bomber europeo e
mondiale.
Come si fa a dire qualcosa a Enrico Preziosi dopo questa
resurrezzione, dopo dodici anni di serie B, umiliazioni spaventose,
squadre, giocatori e allenatori anonimi, dopo che lui ha creato Giampiero
Gasperini, il mister del calcio più bello mai visto sotto la Lanterna e
incenerito dallo stesso presidente, come in un fratricidio, due mesi fa,
solo perchè il campionato andava un po’ meno bene del previsto e faceva
la squadra senza una mentalità troppo aziendalista?
Non si può e
in questo modo, nel blak out dei tifosi, continua la strage dei
centroavanti.
Il primo a saltare era stato Di Vaio, che con il
Genoa era tornato in A e che è stato liquidato per esigenze tattiche. Non
sarebbe piaciuto troppo più che a Preziosi a Gasperini, ma fu bruciato e
dopo riesplose e riesplode ancora a Bologna dove ha sfiorato la vetta
della classifica cannonieri e dove continua a fare gol come una macchina.
Va be’! Poi era arrivato niente meno che il signor Boriello, un
mezzo fallito fino a quel momento e che nel Genoa aveva fatto faville,
tante da essere ripreso dal Milan compropietario con il benestare di
Preziosi. Per forza: il pres aveva l’asso nella manica: Diego Milito, il
centroavanti che più di ogni altro, dopo i mitici Verdeal, che
centroavanti era e Abbadie, mezzapunta, un argentino e un uruguayo, hanno
fatto sognare nella storia rossoblù.
Sogni dolci e di gloria,
probabilmente molto simili a quelli degli anni Sessanta per un
piccolo-grande campione come Meroni, quello morto a Torino sotto una
macchina dopo la partita e come Aguilera e Skuravj negli anni Novanta, il
piccolo uruguaiano e il gigante cecoslovacco del miracoloso Genoa di
Bagnoli.
Ma anche Milito è stato sacrificato in una valle di
lacrime, senza che nessuno si sognasse di criticare neppure a mezza voce
il presidente. Come si fa a dire di no a 18 milioni di euro? Meglio gli
investimenti per la società e la squadra o meglio il
campione-bandiera-mito?
Meglio la società e la squadra_ ha
sostenuto, allora, il joker e allora vai con il valzer dei centroavanti.
Il ballo era già incominciato in sordina con l’argentino piccolo e pelato
Lucio Figueroa, uno sfortunato ex mitico bomber colpito dalla sfortuna di
una catena di incidenti e a lungo atteso dal Genoa per il suo talento,
alla fine rispedito in Argentina dopo un patteggiamento con il suo
genitore, un affarista che Preziosi si sarebbe volentieri bruciato vivo.
Dopo Milito arriva Floccari, il fenomeno del futuro, secondo il pres,
il giocatore più costoso nella storia rossoblù del Genoa. Peccato che
giochi poche partite perchè anche qui non c’è feeleng con l’allenatore
Giampiero Gasperini che se lo è sentito imporre dall’alto. Ma Preziosi
inghiotte le esclusioni e alla fine patteggia con il presidente della
Lazio Lo Tito e Floccari va a fare furori a Roma……..Insieme a Floccari la
mannaia dei centroavanti taglia fuori anche l’altro grande acquisto del
dopo Milito, il mitico Herman Crespo, uno degli attaccanti più forti
nella storia del calcio, un eroe dei due mondi, un argentino che ha
giocato ovunque e ha segnato quasi quattrocento gol, compresi quelli
nella sua nazionale biancoceleste, un vero campione come giocatore e come
uomo. Crespo arriva a Genova con la sua immensa classe, ma lo usano come
tappabuchi e a metà campionato via. Venduto al Parma, dove si mette
subito a segnare e dove continua a farlo, malgrado i trentasei anni
suonati e quei capelli ingrigiti e tagliati corti che lo fanno sembrare
lo zio del Crespo furente dalla chioma lunga e dalle testate micidiali di
qualche anno fa.
Ma le testate Crespo le da uguali a prima e il
Parma vola. Mentre a Genova si accontentano di un simpatico honduregno
sempre infortunato, Suazo, ex prodigio del Cagliari ed ex delusione del
Milan e della promessa Robert Acquafresca, anche lui prodigio in erba del
Cagliari, acquistato dal Genoa ma dirottato all’Atalanta. E che cavolo! A
Genova c’erano già Floccari e Crespo e che serviva Acquafresca, da tutti
indicato come uno dei migliori talenti italiani?
Così via Floccari
e Crespo, ecco anche Acquafresca sotto la Lanterna. Poche partite, pochi
gol, tanto che alla fine, questa volta d’accordo Preziosi e Gasperini lo
accontentano e lo fanno tornare a Cagliari. Per una volta la scelta forse
è globalmente giusta, perchè il talento forse è del tutto sfiorito e
neppure a Cagliari il ragazzo ritrova la verve, mentre Di Vaio, Boriello,
Milito, Floccari, Crespo continuano o riprendono a fare meraviglie.
Chi ha assassinato tutti questi centroavanti, chi li ha venduti,
ceduti, trasferiti, come se si dovesse seguire il copione del grande
Manuel Vazquez Montalban e del suo libro. Il detective Pepe Carvalho non
avrebbe dubbi, in una sua inchiesta in riva al Bisagno. E partirebbe
sicuramente dagli ultimi indizi, quelli lasciati sul prato verde e sulle
tribune di Marassi dopo la partita della Befana, con Toni il gigante
deluso che invece di correre sotto la Nord con la mano destra intorno
all’orecchio, si infila cupo negli spogliatoi. I tifosi stanno zitti, la
critica fa del colore come se in quella partita dell’ultimo addio a un
centroavanti non fossero comparsi nel grande tabellone che segnala i
risultati delle altre partite, i nomi di tutti gli ex puntualmente a
rete, Di Vaio, Boriello, Crespo……Chissà forse Figueroa ha segnato in
Argentina e sicuramente Verdeal lo ha fatto in paradiso insieme a
Stabile, il filtrador, che scese a Marassi, direttamente dalla nave di
linea Buenos Aires-Genova e infilò quattro palloni in rete. Ma quei
centroavanti non li assassinava nessuno.
BLITZ QUOTIDIANO,
10-01-11
|