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Cesare Lanza: «Vedo il
calcio come un romanzo popolare»
Il celebre giornalista ed autore televisivo spiega in
esclusiva a “il pallone in confusione” come
organizzerebbe un palisesto in chiaro. Esprime timori
per il futuro dell’italica pedata, a causa della
violenza del tifo, e critica la girandola di acquisti e
cessioni del suo Genoa

di Marco Liguori
Cesare Lanza ha accettato di essere intervistato a tutto
campo in esclusiva da “il pallone in confusione”. Il
popolare giornalista (indimenticato direttore de “La
Notte”), autore televisivo (dopo il successo di “Buona
Domenica” su Canale 5 si appresta ad affrontare la
prestigiosa sfida del Festival di San Remo), scrittore
(è appena stato pubblicato “Caldo argento” per Curcio
Editore) e regista cinematografico (sta per uscire “La
perfezionista”) è anche un amante oltre che un esperto
di calcio. Giudica con senso critico la campagna
acquisti della squadra di cui è acceso tifoso, il Genoa,
ed esprime le sue preoccupazioni per il futuro
dell’italica pedata. Dal 13 ottobre partirà la sua
ultima attività: “Studio 254”, l’accademia di spettacolo
e comunicazione.
E' equo il prezzo pagato dalla Rai (27.5 milioni
nel 2008/09 e 28 per il 2009/10) per i diritti in chiaro
alla Lega calcio oppure il calcio in chiaro non vale più
nulla?
«Non saprei quantificare, ma il calcio in chiaro vale
poco e sempre di più perderà valore. Credo che la
stragrande maggioranza degli italiani interessati al
calcio sia già abbonata o si abbonerà alle pay-tv».
Il calcio è ormai ridotto a uno spettacolo
prettamente televisivo: non crede che si rischia sempre
più la diminuzione della presenza del pubblico negli
stadi?
«Se le cose vanno avanti così, allo stadio non andrà più
nessuno. Se invece si blocca la violenza e lo stadio
diventa, come già succede altrove, un luogo confortevole
e di incontro, di aggregazione non solo per la partita,
uno zoccolo duro durissimo di spettatori ci sarà
sempre».
Ma la tv ha bisogno della coreografia: uno
stadio vuoto mette solo tristezza.
«No. Penso che la televisione, con l’immensa quantità di
proposte che può produrre, non risentirà di questa
evidente “tristezza”: basterà non inquadrare gli spalti
vuoti. Lo stadio virtuale è il video».
La torta dei diritti tv è stata spartita
soprattutto tra le grandi del calcio, costringendo le
piccole ad arrangiarsi: cosa si potrebbe fare per
migliorare questo sistema?
«E’ un errore penalizzare le piccole. La prima partita
di campionato mostra una classifica rovesciata rispetto
alle nostre storiche abitudini: in alto le piccole, in
basso le grandi. Mi sembra che nel futuro possa esserci
questo scenario: campionato cosiddetto di Superlega, a
livello europeo, tra le grandi: diciamo di sicuro Milan,
Inter, Juventus, Roma, Fiorentina e forse Napoli, Lazio
e altre due o tre… Serie A, con scudetto italiano, per
tutte le altre, le grandi declassate, la sana provincia.
E magari un incontro conclusivo tra la migliore della
SuperLega e la scudettata della serie A rimanente».
Se le affidassero il palinsesto calcistico in
chiaro di una tv generalista come lo organizzerebbe?
«Magari! La linea sarebbe:1. poco pochissimo di ciò che
si è visto altrove. 2. i retroscena “umani” che
potrebbero attirare il pubblico femminile, famiglie,
mogli, vita quotidiana dei calciatori, tutto ciò che
oggi non si vede – senza miele, ma drammi, emozioni,
vigilie inquiete, crisi, ecc… un romanzo popolare. 3.
proiezione sul futuro, con previsioni commenti non
urlati – che tengano conto anche degli aspetti umani. 4.
voci e spazio a tutto ciò che non è tecnico».
Passiamo al suo Genoa, è soddisfatto della
campagna acquisti?
«Assolutamente no. Avevamo una buona squadra e un ritmo,
un qualità di gioco inferiori solo a quelli della Roma!
Non c’era motivo, se non per affaracci di mercato, di
sconquassare e rivoluzionare tutto. Avevamo perduto Bovo,
Konko e Borriello (i primi due e forse anche il terzo si
potevano trattenere): si trattava di sostituirli con
intelligenza mirata. E di acquisire un rinforzo
importante. Invece: una girandola senza senso. Di alcuni
acquisti (Palladino, Mesto e Modesto) già si intravedono
i limiti… Spero di sbagliarmi. I dubbi su Figueroa non
sono stati sciolti. Incomprensibile la cessione di Di
Vaio, che alla prima partita nel Bologna ha fatto secco
il Milan».
Quale obiettivo potrebbe prefigurarsi il Grifone
per questa stagione?
«Sarà un campionato faticoso. Se riusciremo a evitare la
serie B senza soffrire troppo sarò felice e mi
accontenterò».
Qual è il ricordo più bello legato alla sua
squadra?
«Il quarto posto in serie A e la concomitante semifinale
in Coppa Uefa, nel Genoa allenato da Bagnoli,
personaggio straordinario. Con un gioiello: la vittoria
a Liverpool».
Com’è nato il suo nuovo romanzo “Caldo argento”?
Si può definirlo come una rivisitazione della società
milanese negli anni ’70?
«Sì. Lo scrissi alla fine degli anni settanta e non ebbi
la sfrontatezza di pubblicarlo: molti personaggi erano
riconoscibili, molti episodi chiacchierati. Dopo
trent’anni, questo problema non esiste più».
Sta per uscire “La perfezionista” da lei diretto
sul tema dell’eutanasia: perché lei è a favore della
“dolce morte”?
«Molto semplice. Io mi definisco un liberale assoluto.
Rispetto chi, per vari motivi, soprattutto religiosi, la
pensa diversamente da te. Io penso di avere il diritto
di scegliere quando e come congedarmi da questa valle di
lacrime. E che debba essere rispettata la volontà di chi
preferisca morire anziché vivere, a volte senza la
minima coscienza e comunque senza la minima speranza,
un’agonia straziante. La provocazione, nel film, è che
nel racconto questo terribile nodo da scegliere è
vissuto da una coppia di giovani innamorati. Uno dei due
si ammala senza possibilità di guarigione, in modo
irrimediabile, e…».
Tra poco partirà la sua accademia di
comunicazione “Studio 254”: a chi si rivolge in
particolare?
«A tutti coloro che vogliamo avvicinarsi, con strade
concrete, al giornalismo e al mondo dello spettacolo:
recitazione, sceneggiatori e autori televisivi, regia di
cinema teatro e televisione, musica e canto,
scenografia, conduzione, ecc. Sono orgoglioso di aver
aggiunto un corso su “psicologia e successo”, che si
propone di insegnare qualcosa di molto difficile da
imparare: come gestire le alterne vicende di successi e
insuccessi, senza stravolgersi la mente e la vita. E’ un
corso che sarebbe utile a molti protagonisti dello
show-system e sarà molto utile a chi vorrà trovare
spazio in questo settore. Per la verità, la ricerca
dell’equilibrio interiore è un tema che sta a cuore a
chiunque, al di là dello scintillante ed effimero mondo
dello spettacolo».
il pallone in confusione, 01-09-08
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